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sabato 31 Ottobre 2020
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Ricordo di un’estate lunga 20 anni: le inenarrabili emozioni racchiuse nello scrigno di Stanford

“IL RICORDO CONSERVA QUELLO CHE IL TEMPO TENTA DI CANCELLARE”

StanfordStadium2004.jpg

La storia è strana e vive di ricordi. Momenti, attimi che per qualche motivo hanno segnato indelebilmente le pagine della nostra vita.

Poi ci sono quegli scenari che rievocano le memorie di un trionfo, di un semplice traguardo raggiunto, di un’esperienza vissuta a pieno e terminata con un sorriso nostalgico sul volto.

C’è uno scrigno, situato nella California del nord, precisamente nella Contea di Santa Clara (a circa 60 chilometri a sud di San Francisco), che racchiude l’emozione nostalgica di un’estate torrida piena di memorabili trionfi. Per tanti un’estate come le altre, per alcuni una di quelle indimenticabili, dopo aver scritto una delle pagine più belle della storia del calcio.

Risultati immagini per svezia usa 94

Benvenuti a Stanford!

Forse sarà semplicemente l’entità del nome, visto che questa etichetta non è poi così tra noi amanti del calcio. Lo stesso Stamford Bridge, casa dei blues in Inghilterra, è uno di quegli scenari che di trionfi ne ha visti a centinaia, un catino di emozioni pronto ad esplodere quando la nostalgia si affaccia.

Ma in realtà i due stadi hanno in comune solo il loro modo di esser pronunciati (le due parole sono scritte in modo diverso).

Da una parte il calcio, dall’altra l’istruzione applicata allo sport. Da un lato uno degli impianti più prestigiosi d’Europa, dall’altro una delle università più affermate nel mondo. Sì perché è qui che nasce una delle dichiarazioni filosofiche più note di sempre. Fu un certo Steve Jobs a rilasciarla, e per molti è oggi diventata una vera e propria filosofia di vita .

Remembering that you’re going to die, is the best way I know to avoid the trap of thinking you have something to lose. You are already naked. There is no reason not to follow your  heart.”  (Steve Jobs, Stanford University). 

E allora forse queste parole sono state davvero presa alla lettera dal c.t. svedese Tommy Svensson e la sua nazionale nel mondiale a stelle e strisce del 1994. Apparentemente una nazionale come tante, che vantava sì alcuni nomi importanti (Ravelli, Brolin, Larsson) ma sulla quale certo nessuno mai avrebbe scommesso. Così la Svezia di quel mondiale ha saputo miscelare carattere e cuore.  Trovare il giusto equilibrio psico-fisco sui campi viste le temperature non era un aspetto del tutto scontato.  Eppure, a distanza di ben 36 anni, gli scandinavi tornarono inaspettatamente sul podio mondiale.

Klas Ingesson e i sogni della sua Svezia

Tralasciando però quelli che furono i risultati, ci si focalizza in particolare sulla gara contro la Romania, il veropunto di svolta per gli scandinavi nel mondiale ’94. Si gioca allo Stanford Stadium, situato all’interno del celebre complesso universitario. Questa è una delle molte particolarità che caratterizzarono quel mondiale, che adibiva stadi di football e impianti sportivi universitari all’evento della Coppa del mondo di calcio.

Torniamo però a quella partita, che non fu sicuramente una delle più brillanti sul profilo del gioco;  ma che vide gli scandinavi conquistare  la semifinale con il Brasile superando i rumeni ai calci di rigore.

L’eroe di giornata è il “goalkeeper” (come dicono gli americani): Thomas Ravelli neutralizza con un guizzo il rigore decisivo calciato da Belodedici.

Momenti unici per la squadra di Svensson e per l’intero paese; raggiungere la semifinale mondiale era come aver scalato l’Olimpo.

Malgrado l’eliminazione successiva ad opera del Brasile e il mancato accesso alla finale di Pasadena, la Svezia riuscirà a “consolarsi” salendo sul 3°gradino del podio dopo aver superato per 0-4 la Bulgaria. Ma le aspettative erano già largamente superate, e quel bronzo aveva un valore che andava ben al di là della medaglia stessa. Gli scandinavi avevano appena scritto una delle più belle pagine del calcio mondiale.

A distanza di vent’anni da quel quarto di finale disputato con la Romania, lo scrigno di Stanford conserva ancora intatte le memorie di quell’impresa. Chiedetelo a chi come Ravelli, Brolin e coach Svensson ha deciso di tornare a respirare la magia nostalgica di quel trionfo proprio lì, nel cuore della California, dentro il tempio dei ricordi.

Quello qua sotto è un video diviso in due parti. Guardatelo attentamente. Malgrado sia in lingua originale svedese, soffermandovi sulle immagini provate a calarvi (come anche noi abbiamo fatto), con vena nostalgica, nell’emozione di chi come loro ha vissuto la magia di quel mondiale. Poi, magari frugando nel cassetto dei ricordi, cercate di ricomporre il puzzle di quell’indimenticabile e torrida estate americana del ’94.

Quasi sicuramente, ai lettori più nostalgici il video avrà suscitato un mucchio di incredibili ricordi. Ci siamo chiesti in prima persona, poco dopo averlo visto, come sia possibile che a distanza di tanti anni si possano riscoprire e rievocare emozioni così forti semplicemente toccando posti e luoghi apparentemente così lontani da noi.

Thomas Ravelli nella parte iniziale (min 00:58) sembra davvero rivivere l’emozione del momento. Il suo ingresso nel rettangolo, lo sguardo e la mente che percepiscono qualcosa di ormai lontano. Allo stesso tempo, pochi istanti dopo,  rievocano l’attimo e incredibilmente l’eroe calcistico svedese si lascia andare in una corsetta lenta a braccia aperte che riporta a quella fatidica vittoria del 10 Luglio ’94.

E così, Stanford da tempo sembra diventato il tempio della nostalgia. Quel complesso universitario di fama mondiale racchiude al suo interno uno stadio pieno di storia, ricco di memorie. Uno scrigno colmo di emozioni che per anni sono rimaste vive e a lungo ancora continueranno a vivere, aspettando che di tanto in tanto qualcuno le risvegli.

Un vecchio proverbio afferma:

“Quando ti viene nostalgia, non è mancanza.

E’ presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti.”

Così, se un giorno vi capitasse di trovarvi nei dintorni di Santa Clara, quando chiederete dello Stanford stadium non sorprendetevi se gli americani stessi lo hanno etichettato col nome di ” The Bowl of memories”.

“Il catino dei ricordi”. Lo chiamano The Bowl perché visto dall’alto ha davvero la forma di un grosso catino, e “dei ricordi”… beh, dopo tutto, anche a loro quell’estate mondiale è rimasta nel cuore.

Lasciatevi andare. Solo allora, forse, capirete il perché di quella sua atmosfera così magica e riuscirete a darvi una spiegazione, crogiolandovi nelle sue nostalgiche reminiscenze.

Immagine correlata


A cura di Andrea Capolli

Immagini da Wikimedia Commons

Andrea Capolli
Andrea Capolli
Ho studiato lingue, letterature straniere e studi interculturali all’Università di Firenze. Sono eterno amante della cultura ispano latina, partendo naturalmente dalla lingua spagnola per arrivare al baile latino americano. Lo sport e la scrittura sono sempre state altre due mie grandi passioni. Scrivo ormai da qualche annetto e gestisco un blog personale chiamato ”Coriandoli nostalgici”. Nel tempo libero amo follemente viaggiare: ”Preferisco un passaporto pieno di timbri che una casa piena di cose”.

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