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sabato 23 Ottobre 2021
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Addio a Robert Fisk: uno dei reporter di guerra più famosi al mondo

Se l’Italia piange per la perdita del “Cavaliere Nero”, Gigi Proietti, il Regno Unito e il mondo del giornalismo (me compresa) piangono Robert Fisk. Morto a causa di un ictus, aveva saputo raccontare, nei suoi reporter, gli scenari di guerra più terribili dell’epoca contemporanea per il giornale l’Independent.

Robert Fisk: l’uomo, il giornalista

Nato nel Maidstone, Kent, era figlio di un ex soldato della Prima Guerra Mondiale punito per essersi rifiutato di giustiziare un altro soldato. Frequenta la Sutton Valence School, Lancaster University e consegue un PhD in Scienze Politiche. Inglese di nascita ma irlandese d’adozione, inizia la sua carriera giornalistica per il Sunday Express. Già dopo poco tempo diventa corrispondente a Belfast, dove segue il conflitto nordirlandese. Nel 1974 viene spedito in Portogallo per seguire la Rivoluzione dei Garofani. Ma è nel 1976 che compie la svolta della sua vita che gli permette di diventare un giornalista di fama internazionale. Si trasferisce a Beirut, dove vivrà per seguire da vicino i fatti mediorientali, occupandosi della guerra civile libanese, della rivoluzione degli ayatollah in Iran, della guerra Iran-Iraq e delle guerre del Golfo. Nel 1989 entra far parte de l’Independent, per il quale si occupa dell’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, dei conflitti in Siria e nei territori dell’ex- Jugoslavia. 

Parlava correttamente e fluentemente l’arabo e questo gli permise anche di intervistare il leader di Al Qaeda, Osama Bin Laden, per ben tre volte nel corso della sua carriera.

Fisk, per i suoi straordinari contributi al giornalismo di guerra, ha vinto per ben sette volte il premio Press Awards come miglior giornalista internazionale dell’anno, e due volte il “Reporter of the year”. Da parte di Amnesty International ha ricevuto il premio Media Awards nel 1992 per il suo reporter “The other side of the Hostage Saga”, nel 1998 per la sua inchiesta sull’Algeria e anche nel 2000 per gli articoli che riguardavano la NATO e la campagna contro RFJ del 1999. Ha ottenuto, inoltre, 11 lauree ad honoris causa da parte di numerose Università inglesi, irlandesi e anche libanesi per il suo incredibile contributo al giornalismo di guerra.

Ma non è tutto. Nel 21° secolo è stato introdotto nella lingua inglese il termine gergale “to fisk”, che significa “confutare i punti all’interno di un articolo, uno per uno”.

Il giornalista che esplorò il Medio Oriente più segreto


Molte delle inchieste e dei reportage di Robert Fisk riguardano i fatti accaduti in Medio Oriente. Il trasferimento a Beirut fu fondamentale per gli studi di Fisk e anche per la sua carriera.

Il suo lavoro più noto è “The Great War of Civilization”, pubblicato nel 2005. L’analisi compiuta da Fisk si struttura attorno diverse tematiche che riguardano il Medio Oriente moderno: il conflitto arabo-israeliano, l’invasione sovietica in Afghanistan, la guerra nel Golfo Persico e in Iraq nel 2003.
Il libro di Fisk è ricco di numerose interviste, ai leader ma anche alla gente locale, in modo da fornire al lettore un contesto sociale oltre che storico. Al suo interno, Fisk critica aspramente l’operato degli Stati Uniti e del Regno Unito, accusandoli di aver deliberatamente e appositamente mentito sulle reali motivazioni dell’invasione e delle guerre in Medio Oriente. Come fece Oriana Fallaci in occasione della Guerra del Vietnam, allo stesso modo anche Fisk nel suo reportage si addentra negli abissi più oscuri e nascosti di un politica (occidentale) corrotta e ipocrita

Tra la bibliografia di Fisk, sicuramente “ The Great War of Civilization” rappresenta il lavoro più completo: analizza con grande attenzione il rapporto (controverso) tra l’occidente anglosassone e il Medio Oriente.

Secondo Fisk il compito di un giornalista è quello di essere un testimone imparziali della storia. Se c’è una ragion d’essere a questo mestiere, è proprio quella di raccontare i fatti mentre accadono.

Uno dei primi reportage della sua carriera è “In time of war: Ireland, Ulster and the Price of Neautrality 1939-1945”, in cui Fisk racconta il rapporto tra l’Irlanda e il Regno Unito con Churchill primo ministro. Affronta il ruolo, la prospettiva irlandese durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il mondo del giornalismo ha preso una delle penne più importanti. Il contributo di Fisk è stato fondamentale a raccontare tutte le guerre più sanguinose dell’età contemporanea.


E le dita della storia non allentano mai la presa, non ci lasciano mai indisturbati, possono toccarci anche quando non immagineremmo mai la loro presenza.


A cura di Francesca Faelli

Francesca Faelli
Ciao a tutti! Mi chiamo Francesca ho 23 anni e abito in piccolo paesino nella provincia di Arezzo. Mi sono laureata da poco nella Facoltà di Scienze Politiche a Firenze, e sempre lì sto continuando con la magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica, nella speranza di diventare giornalista un giorno. Mi piace molto leggere, viaggiare, ascoltare del buon rock e ricopro anche la carica di Consigliere Comunale, in rappresentanza di una lista ambientalista, nel mio comune di residenza.

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