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domenica 1 Novembre 2020
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Armi chimiche: la coscienza del mondo

Di Stefania Facco

Il raid aereo con gas tossici avvenuto il 4 aprile in Siria ha posto nuovamente al centro del dibattito internazionale il problema delle armi chimiche. L’attacco, che ha causato almeno 72 vittime, tra cui numerosi bambini, ha scatenato un’importante reazione mediatica, riaccendendo l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione dei diritti umani. Ma cosa sappiamo realmente sulle armi chimiche?

Insieme al Trattato di non proliferazione nucleare, al Comprehensive Test Ban Treaty e alla Convenzione per il bando delle armi biologiche, la Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche costituisce uno dei pilastri fondamentali del cosiddetto sistema di “disarmo e di non proliferazione delle armi di distruzione di massa”. Le armi chimiche, per la loro letalità, costituiscono una seria minaccia per il genere umano e per l’ambiente.

Il loro bando definitivo è arrivato solo nel 1993, quando è stata firmata a Parigi la suddetta Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche. Obiettivo di tale convenzione è vietare definitivamente lo sviluppo, la detenzione e l’impiego delle armi chimiche in ogni situazione, anche qualora le si voglia impiegare in risposta ad un’aggressione chimica.

Già in passato si era tentato di proibire le armi chimiche, ed esempi ne sono la Convenzione de l’Aja del 1907 e il Protocollo di Ginevra del 1925. Tuttavia una vera Convenzione ad hoc è stata possibile solo nel 1993 grazie al clima di distensione internazionale e all’aumento della fiducia nei rapporti Est-Ovest, instauratosi in tutte le sedi internazionali a partire dalla seconda metà degli anni ottanta.

La Convenzione è entrata in vigore il 29 aprile 1997, 180 giorni dopo il raggiungimento della 65^ ratifica. Gli Stati Parte si sono quindi impegnati a distruggere tutte le armi chimiche esistenti nei loro territori e a non detenere o fabbricare altre armi chimiche; si sono altresì impegnati ad accogliere sul loro territorio le ispezioni dell’Organizzazione Internazionale de L’Aja, volte a verificare l’effettiva distruzione degli arsenali esistenti e ad effettuare periodici controlli nelle industrie chimiche.

Quanto successo in Siria, però, mostra drammaticamente i limiti degli accordi internazionali e fa riflettere su come intervenire in maniera più efficace per limitare queste stragi. L’impiego dei gas tossici nella provincia di Idlib (fonti dei servizi segreti francesi confermano, accusando direttamente Bashar al Assad, il suo diretto coinvolgimento) non può restare impunito. Quanto avvenuto è un terribile crimine contro l’umanità, e chiunque commetta atti come questo deve sapere che sarà chiamato a rispondere dei suoi crimini. È una questione morale prima che politica e di diritto.

Occorre stabilire un precedente, in modo che tragedie come queste non si ripetano mai più. Basta con le vittime civili innocenti.” dice Ennio Caretto, scrittore e giornalista de il Corriere della Sera.

Intervenire quindi, ma come? Esistono delle condizioni da rispettare perché l’uso della forza resti legittimo e questo apre lo spazio a numerose discussioni.

Risposte unilaterali come quella di Donald Trump non sembrano avere grande efficacia. Affinché la Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche non resti solo un pezzo di carta senza valore, sono necessari l’impegno e la cooperazione di tutti gli attori direttamente coinvolti e di coloro i quali credono nella difesa dei diritti umani.


Per approfondimenti:

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Stefania Facco
“Senza mare non so stare”. Classe 1991, ma decisamente nata nell’epoca sbagliata. Amante del jazz e di tutte le meraviglie della Belle Époque. Originaria di una città regale, a ridosso di una collina alpestre, superba per uomini e per mura. Conseguo una laurea in Lingue Moderne per poi approdare a Torino, dove proseguo i miei studi avvicinandomi al mondo delle Relazioni Internazionali. Amante dei tulipani, che non riesco però a preferire a un biglietto aereo. Conseguo parte del mio Master presso la Stockholm University, per poi dirigermi alla Florida International University per completare il mio percorso accademico concentrandomi sul Centro-America e sulla transizione politica Cubana. Datemi un libro da leggere in riva al mare d’inverno e sarò felice. Detesto i gatti almeno quanto detesto il fatto che sono incapace a suonare la chitarra. Quando non giro il mondo, scrivo di politica estera per TOmorrow e penso alla mia prossima destinazione.

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