Matteo Renzi è intervenuto ieri all’assemblea nazionale del PD per quasi cinquanta minuti. Il discorso dell’ex segretario si è articolato su tre binari: quello dell’analisi della sconfitta elettorale, quello della situazione politica attuale, quello delle prospettive future.

Parlando dell’analisi della sconfitta in primo luogo si sottolinea come il PD in questi ultimi anni sia stato il partito di Governo per eccellenza: a livello nazionale, ma non solo. Citando testualmente: “neanche la Democrazia Cristiana era arrivata ad avere 17 regioni su 20, 6000 comuni su 8000. Noi non abbiamo perso perché sembravamo l’establishment. Noi siamo stati establishment”. La prima ragione della disfatta elettorale viene pertanto attribuita ai costi politici derivanti dall’essere stati forza politica “di governo”.

In secondo luogo Renzi volge lo sguardo ai problemi interni al partito: “Per quattro anni il PD è stato l’argine al populismo in Italia. Chi in questi quattro anni anziché dare una mano al progetto ha cercato quotidianamente di demolire il PD ha distrutto la possibilità di alternativa al populismo”. In seguito aggiunge: “vorrei che un giorno in cui ci confrontiamo e qualcuno esprime la linea del partito, quel qualcuno non fosse messo in discussione, perché chi perde i congressi non può pretendere di dettare la linea.” Cogliendo anche le pressioni mediatiche esterne al Partito Democratico afferma “A forza di fare la guerra al Matteo sbagliato vi beccate Salvini nei prossimi anni”.

Terza ragione riguarda la mancata capacità del PD di “dettare l’agenda”: gli esempi forniti dall’ex segretario fanno riferimento alla legge elettorale, all’estenuante dibattito sulla coalizione, alla Legge Richetti sui vitalizi, alla mancata risposta sullo Ius Soli.

L’ex Presidente del Consiglio torna poi sul tema di cronaca politica più caldo dei giorni delle consultazioni, l’ipotetica alleanza PD-M5S: “Ho combattuto come un leone per evitare l’accordo con il M5S per due ragioni: una molto semplice ed una ancora più semplice. La prima è che chi vince le elezioni deve governare. Mandare all’opposizione i vincitori sarebbe stata una ferita per la consapevolezza del gioco democratico”. In seguito, in tono ironico, spiega il secondo motivo del suo “no” al M5S: “Rispetto profondamente chi dice che il M5S sia la nuova sinistra. Filosofi, editorialisti, commentatori e attori ci hanno fatto la morale. Io trovo che per come sono organizzati, per cosa e come lo dicono e per il fatto che sono capaci di manganellare sul web chi non la pensa come loro, il M5S non sia la nuova sinistra, ma la vecchia destra.

Renzi poi in un passaggio fa definitivamente chiarezza sui rumors di una sua eventuale fuoriuscita dal PD “io credevo, credo e continuo a credere che sia il Partito Democratico l’argine al populismo. Quando conveniva andarsene io sono rimasto, ora continuo a rimanere”.

Uno sguardo al Congresso: “Penso che la ripartenza non possa essere ricostruendo un simil-PDS o un simil-Unione. Se qualcuno pensa che sia la nostalgia la chiave di sviluppo del PD nei prossimi anni io, da militante, lo rispetterò, ma credo che non colga la novità.”

Sul Governo attuale: “C’è una destra che guida il Paese più con i tweet che con i decreti legge. Questa destra guida il Paese con un messaggio culturale; l’obiettivo è l’egemonia, non il cambiamento. Sulla Flat Tax le coperture non ci sono, ma se vi fossero io non sarei favorevole. Per il reddito di cittadinanza non ci sono le risorse, ma se vi fossero non sarei comunque favorevole, perché non si può stare a casa senza fare niente e ricevere 1680 euro al mese. Questo è assistenzialismo.

In riferimento alla politica migratoria Renzi contesta la volontà di Salvini di fare accordi con i Paesi disposti a chiudere le frontiere: “Vogliono fare dell’Italia una provincia dell’impero Austro-Ungarico. Hanno preso 600 persone in ostaggio, a loro interessava vincere a Pisa e a Imola, non a Dublino.” Sulle prospettive comunitarie, critica aspramente Di Maio quando accusa Macron. L’ex segretario PD vede nel Presidente francese “l’unico in grado di fermare i populisti e la Lega delle Leghe voluta da Salvini.

Renzi di seguito elenca altre ragioni che, a suo avviso, sono state cruciali nella sconfitta del 4 marzo: trend internazionale negativo (citando i risultati elettorali di Turchia, Austria e Ungheria), insufficiente rinnovamento dirigenziale (soprattutto al sud), mancanza di leadership, tempi e toni della campagna elettorale (“non è l’algida sobrietà che fa sognare un popolo”), legge elettorale incentrata sulle coalizioni (“aver inseguito per mesi la fantomatica operazione di Pisapia imposta dalla stampa è stato un errore clamoroso”), poco tempo dedicato ai social network (“sul sociale abbiamo fatto molto ma raccontato poco”), infine, l’ultima ragione che secondo Renzi è stata decisiva per la sconfitta ma nella quale lui non crede (“non sono d’accordo ma la devo dire”) è stata la rappresentazione semplicistica e positiva del futuro.

Nel finale i brusii iniziano a farsi sentire sempre di più (soprattutto dopo la citazione su Tony Blair) e l’ex premier rivolgendosi a Martina riprende quello che secondo lui è il problema principale del partito oltre che la causa più importante della debacle elettorale: “Se fai le primarie e chiami due milioni di persone a votare poi non è pensabile che, dal giorno dopo, duecento appartenenti ad una corrente cerchino di mettere in discussione ciò che è accaduto con le primarie.

Le contestazioni a tratti nel finale sovrastano gli applausi (evidentemente più timidi del passato) e Renzi risponde senza mandarle a dire: “Ci rivedremo al Congresso, riperderete anche questo Congresso e dal giorno dopo ripartirete ad attaccare chi ha vinto.”

Ultime battute dedicate a due donne: Alexandria Ocasio-Cortez, vincitrice delle primarie di NY contro il parere del gruppo dirigente e Emma Gonzalez, diciannovenne statunitense orfana di alcuni suoi amici dopo una strage a scuola.

Al di là delle considerazioni personali, tale periodo credo possa essere indicativo dell’intero discorso: “Macerata l’abbiamo sottovalutata, io per primo. Però in quelle ore ci è parso di doverla gestire nel modo più razionale e ragionevole. Credo che se dovessimo tornare indietro la gestiremmo come l’abbiamo gestita”.

Se è stata “sottovalutata”, perché gestirla in modo analogo?

Di seguito inoltre, prima Renzi ricostruisce l’accaduto, poi, di colpo, rivolge un’accusa agli intellettuali “radical chic” (copiando un originalissimo termine tesoro della destra italiana ormai da anni): “Cosa fanno gli intellettuali radical chic? Gli editoriali chiedendosi dov’è la sinistra a Macerata.”

Ognuno tragga le proprie conclusioni.

Auguri e buon Congresso al PD.


A cura di Michele Seremia
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Le rivoluzioni non sono mai pranzi di gala. Di notte tutte le mucche sono nere. Puoi portare un cavallo all'acqua, ma non puoi costringerlo a bere. Non mi interessa il colore del gatto, basta che prenda il topo.
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Le rivoluzioni non sono mai pranzi di gala. Di notte tutte le mucche sono nere. Puoi portare un cavallo all'acqua, ma non puoi costringerlo a bere. Non mi interessa il colore del gatto, basta che prenda il topo.
2 Comments

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    Fabio Pignotti

    9 Luglio 2018 - 16:36

    Ottimo articolo e riassunto assolutamente esaustivo. Hai fatto solo pochi commenti e, a mio parere, tutti pertinenti. Temo che il pd soffra ancora di renzite (sia favorevole che contraria). Finchè i tifosi dell’una e dell’altra non cominceranno a pensare che c’è sempre un “dopo” qualsiasi congresso sarà difficile.
    P.s. Martina potrà anche essere un traghettatore ma non ha la forza per far ripartire il partito…temo

    • Michele Seremia

      Michele Seremia

      15 Luglio 2018 - 10:28

      Grazie mille del tuo contributo Fabio!

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