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sabato 31 Ottobre 2020
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Australia: newspaper blackout, la protesta contro la censura

Il 21 ottobre 2019 le principali testate giornalistiche australiane hanno pubblicato le prime pagine dei quotidiani e dei siti web completamente censurate. Un’azione eloquente frutto di una protesta nata per chiedere leggi che proteggano la libertà di stampa e che impongano maggiore trasparenza al governo. Tra le testate giornalistiche compaiono The Sydney Morning Herald, The Australian e The Daily Telegraph.

 

Le radici della protesta

La questione della libertà di stampa è tornata al centro del dibattito dopo gli eventi del giugno 2019, quando sia il quartier generale della ABC a Sydney sia l’abitazione privata di Annika Smethurst, giornalista di News Corp. Australia, sono stati oggetto di due raid della polizia federale.

Scott Morrison primo ministro australiano
Scotto Morrison, Primo ministro australiano

Il pretesto delle incursioni è legato alle inchieste svolte da entrambe le emittenti. Infatti, nel primo caso le autorità cercavano i documenti forniti da un informatore ed usati per produrre un programma nel 2018 che indagava su presunti crimini commessi dall’esercito australiano in Afghanistan. Nel secondo caso, invece, la giornalista di News Corp. Australia aveva pubblicato un articolo in cui affermava che il governo aveva un piano segreto per la sorveglianza elettronica sulle mail, sugli SMS e le transazioni bancarie dei cittadini.

A seguito di questi episodi, il Primo ministro Scott Morrison ha affermato che il governo è schierato a favore della libertà di stampa e che è del tutto estraneo alle indagini della polizia federale. Ad oggi risulta ancora difficile comprendere se i giornalisti al centro delle indagini saranno formalmente incriminati e con quali accuse.

 

La legge australiana e il giornalismo

Negli ultimi vent’anni sono state approvate più di 60 leggi in materia di secretazione e spionaggio che andrebbero a penalizzare e criminalizzare i giornalisti e gli informatori. Solo negli ultimi due anni ne sono state approvate ben 22. Si tratterebbe di norme che progressivamente hanno ostacolato la libertà d’espressione dei mass media e la capacità di svolgere inchieste sull’operato del governo e di altre personalità rilevanti.

Paul Murphy, presidente del sindacato dei giornalisti australiani, sostiene che queste leggi abbiano reso sempre più difficile la relazione tra informatori e giornalisti e di conseguenza abbiano ridotto (se non eliminato completamente) la possibilità di produrre degli articoli d’inchiesta.

L’eccessiva rigidità delle leggi sarebbe confermata anche dalle dichiarazioni di Denis Muller, del Centre for advancing journalism dell’Università di Melbourne, rilasciate alla SBS. Le leggi sull’intelligence e sulla sicurezza nazionale australiane sono le più oppressive se paragonate a quelle dei vicini Neozelandesi o a quelle Statunitensi, Canadesi e Britanniche. Inoltre, la libertà d’espressione non sarebbe sottoposta a nessuna forma di tutela.

 

La protesta e il blackout

Il newspaper blackout, la protesta contro la censura del 21 ottobre, coinciderebbe con l’avvio della revisione delle leggi sugli informatori. Le norme in questione, che toccherebbero anche i temi della sicurezza nazionale e dell’intelligence, risulterebbero così rigide da impedire agli informatori di farsi avanti. Di conseguenza i giornalisti, non potendo avere accesso ai documenti che fornirebbero gli informatori, non possono svolgere il loro lavoro.

La protesta nasce da un’azione coordinata dall’Australia’s right to know. Il blackout delle prime pagine dei quotidiani e dei siti web ha lo scopo di mostrare come potrebbe diventare l’informazione del futuro in Australia se non si agisce immediatamente. Il primo passo andrà mosso verso leggi che proteggano la libertà di stampa.

La protesta non è nata per essere fine a sé stessa ma avanza delle proposte per trovare delle soluzioni. In particolare, si sofferma su sei punti fondamentali:

  1. Il diritto di impugnare le richieste di ordinanze presentate dal governo contro i giornalisti e i loro editori
  2. L’esenzione dei giornalisti dalle leggi per cui rischiano il carcere (incluse le leggi sulla sicurezza introdotte negli ultimi sette anni)
  3. Adeguate protezioni per gli informatori nella pubblica amministrazione
  4. Nuove regole per ridurre i documenti secretabili
  5. Leggi per allargare la libertà di informazione
  6. La riforma delle leggi sulla diffamazione.

Il quotidiano The Age sostiene che:

questa campagna non vuole mettere i giornalisti al di sopra della legge né minare la sicurezza del paese; ma il pubblico ha diritto di essere informato sui casi di abuso di potere o cattiva gestione che oggi governi possono tenere nascosti perché la legge glielo permette.

 

Problemi di trasparenza

Il direttore della ABC, David Anderson, ha sottolineato che l’Australia potrebbe andare incontro al rischio, non indifferente, di diventarela democrazia meno trasparente del mondo”. Quindi la protesta per la libertà di stampa ha messo in luce anche i problemi legati alla trasparenza sull’operato del governo.

In seguito ad una ricerca svolta dal quotidiano The Guardian Australia, è emerso come la maggior parte degli intervistati ritenga che il governo sia meno trasparente in merito ad argomenti chiave come i fondi per le campagne politiche, il cambiamento climatico e l’immigrazione di quanto non lo fosse dieci anni prima.

Lo stesso quotidiano, svolgendo un’inchiesta, ha scoperto che The Tasmanian Liberal party ha ricevuto una donazione di 500 mila dollari australiani (circa 300 mila euro) dalla lobby del gioco d’azzardo prima delle elezioni del 2018. Durante lo stesso periodo, l’opposizione del partito labourista stava conducendo una campagna contro le piattaforme che permettono il gioco d’azzardo. Tuttavia, la fonte della donazione non venne resa nota fino a undici mesi dopo la chiusura dei pools. In seguito, il partito liberale vinse le elezioni.


A cura di Chiara Campanaro

Chiara Campanaro
Chiara Campanaro
Sono nata e cresciuta nell'affascinante città sabauda. Il desiderio di conoscere il più possibile e di migliorare le mie potenzialità mi ha portata a diplomarmi al liceo classico dove ho avuto l'opportunità di avvicinarmi al mondo del giornalismo, della radiofonia, della televisione e del marketing pubblicitario. Successivamente ho deciso di proseguire i miei studi dedicandomi alla politica e al suo aspetto più internazionale. Infatti, Attualmente, sono una laureanda in scienze internazionali presso l'Università degli studi di Torino. La mia passione per le relazioni internazionali mi ha permesso di diventare anche una redattrice per Bridging China dove mi occupo prevalentemente di relazioni internazionali e business tra Cina ed Italia. Sono una persona eclettica, entusiasta della vita ma forse un po' riservata. Scrivere mi aiuta ad inquadrare la realtà che mi circonda e a trovare un ordine in questo caos dell'era multimediale.

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