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sabato 23 Ottobre 2021
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Barack Obama e le Elezioni del 2016

Obama, chi è, cosa si dice, come si muove nella campagna elettorale 2016.

Di Gloria Judit Panissidi

Premio Nobel per la pace nel 2009, eletto persona dell’anno 2008 dalla rivista americana Time, Barack Hussein Obama ha ricoperto la carica di presidente degli Stati Uniti per due mandati consecutivi. Prima di lui solo 17 presidenti su 44 sono riusciti a farsi rieleggere.

Così come pochi presidenti americani hanno dovuto far fronte a tanti dilemmi internazionali quanti quelli che si sono presentati a Barack Obama. Oltre alle evidenti difficoltà in Medio Oriente, anche l’Asia si è rivelata una zona problematica: l’integrazione della Cina nel sistema internazionale e i test missilistici della Corea del Nord ne sono un esempio. Le nuove aspirazioni imperialistiche della Russia, il riscaldamento globale, la riapertura del dialogo con Cuba, l’arma nucleare iraniana, e molte altre, hanno scandito i tempi dell’ultimo mandato di Obama.

Tuttavia, nonostante questo massiccio impegno estero, è stato complicato comprendere fino in fondo le priorità della politica estera di Obama: ancora oggi non si hanno le lenti adatte per comprendere la quasi inazione in Siria e in Crimea.

Quando nel 2006 uscì The Audacity of Hope, il secondo libro scritto dall’allora senatore dell’Illinois Barack Obama, al suo interno non si ritrovano parole in favore dell“internazionalismo liberale” (ideologia che insiste molto sul ruolo positivo delle organizzazioni multilaterali, quali l’ONU, e che prevede l’intervento armato in un altro Stato solo in vista della promozione dei diritti umani e delle libertà personali); Obama, al contrario, sembrava mostrare molta più simpatia per l’approccio realista – nel senso della dottrina realista di politica estera – adottato negli anni Novanta dall’allora presidente Repubblicano George W. H. Bush.

Egli ha più volte sottolineato le difficoltà degli Stati Uniti nel “disimpegnarsi” dal Medio Oriente, ovvero terminare le due guerre cominciate da Bush Jr. (Iraq e Afghanistan) e nel non farsi coinvolgere in nuovi conflitti. Nonostante abbia sempre cercato di allontanare la sua politica da quella del predecessore, soprattutto attraverso il graduale allontanamento dalla zona conflittuale del Medio Oriente, non sempre è riuscito in questo intento: il Medio Oriente ha trascinato dentro anche Obama, e l’America. Di nuovo.

Se c’è una cosa che è sempre contata nella politica estera americana, oltre alla forza militare in sé, è il concetto di credibilità. In poche parole, uno Stato deve riuscire a rendere la sua minaccia credibile, in modo che i suoi avversari assecondino la sua volontà senza che venga coinvolta necessariamente la forza militare. Quando Obama comunicò la decisione di non intervenire in Siria ai suoi consiglieri per la sicurezza nazionale, tutti i presenti rimasero stupefatti, “increduli”, appunto.

Questa politica del “non interventismo” è stata in qualche modo adattata al problema sempre più attuale dell’Isis, definito da Obama come “una minaccia non esistenziale per gli Stati Uniti”. Questo atteggiamento di “laissez faire” ha dato spazio a molte critiche, soprattutto da parte dei repubblicani, che lo ritengono la causa scatenante della nascita di movimenti terroristici.

Alla convention democratica di Philadelphia, Obama ha espresso il pieno sostegno nei confronti di Hillary Clinton, accusando la visione pessimistica di “rabbia e paura” portata avanti da Trump. “Trump non è sicuramente un tipo semplice. – dice Barack Obama – Ha scommesso sul fatto che se terrorizza le persone, potrebbe ottenere voti sufficienti per vincere”. E questa è, sempre secondo Obama, una delle ragioni per cui non vincerà: “Non siamo gente fragile, paurosa”. Obama ripone molta fiducia nei cittadini americani che, secondo lui, sanno che “fare il presidente è un lavoro serio” e “non è come condurre un talkshow o un reality show”.

Immediato il commento di Trump, che ritiene un complimento essere criticati da un presidente che “ha fatto un lavoro così pessimo” e che definisce come “il creatore dell’Isis”.

Negli ultimi 8 anni, l’America ha dovuto affrontare numerose problematiche, ma non sono di certo mancati i successi: l’aumento dell’occupazione dopo la crisi; il ritiro di gran parte delle truppe militari da diverse zone del mondo; il matrimonio egualitario; regole più stringenti a salvaguardia dell’ambiente.  Obama ritiene che oggi l’unica persona in grado di continuare questo percorso, rigettando il cinismo, la paura e risollevando le sorti dell’America, sia Hillary Clinton.

TomorrowNewshttps://www.tomorrownews.it
TomorrowNews nasce come “TomorrowTurin” nel 2016, a Torino, dall’idea di Elisa, Pier e Stefano. Col tempo, il blog è cresciuto ed ha espanso i propri confini tanto fisici quanto tematici, passando ad occuparsi non più soltanto di politica internazionale ma di vari altri temi.

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