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sabato 23 Ottobre 2021
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Bitcoin e altri rimedi: un breve sguardo al mondo della cryptocurrency

L’11 dicembre 2017 si è aperta una nuova era per le criptovalute. Bitcoin, la regina-madre delle monete digitali, ha inaugurato la sua prima vendita di future (con la sigla XBT) al Chicago Board Options Exchange (Cboe). Insomma, adesso gli investitori possono scommettere sul valore che avrà la moneta nel futuro, entrandone in possesso solo in un tempo prestabilito. L’impennata del titolo è stata fortissima, sorprendendo molti analisti. Il 18 dicembre si è avuto il secondo rilascio di future, decisamente in un clima più tiepido, ma comunque inscritto in un trend crescente. Quello invece che molti investitori non si aspettavano, ma tanti analisti ben più rodati e meno improvvisati nel mondo della finanza avevano previsto, è accaduto nella giornata del 22 dicembre: il titolo ha perso quasi il 40 % del suo valore. Coinbase, la maggiore piattaforma di scambio per le criptovalute, è stata obbligata a sospendere tutte le transazioni di future.

L’evoluzione delle criptovalute (se non sapete cosa siano le criprovalute vi consiglio di perdere due minuti qui) degli ultimi anni e le sue recenti svolte possono essere spiegati e analizzati prendendo in considerazione diversi generi di fattori.

Innanzitutto, bisogna partire tenendo presente il presupposto che una moneta è tanto più forte, quanto più viene accettata dagli attori che operano nel mercato. Io accetto un pagamento con una moneta solo se mi fido del fatto che con quella stessa moneta io sarò in grado di acquistare altro a mia volta. Questa “fiducia” viene assicurata per le monete che hanno corso legale, dall’obbligo che impone lo Stato di accettare come pagamento la moneta in corso nel proprio paese. Nessun commerciante può in Euro-zone rifiutare pagamenti in euro, dunque tutti sono tranquilli del fatto che l’euro può essere sempre usato per le transazioni.

Nelle criptovalute manca questa garanzia legale di fondo, dunque l’unica cosa che garantisca il valore della moneta è il livello di accettazione e adesioni al sistema di pagamento. Più persone accettano il Bitcoin, più questo diventa forte e ha valore. Si stima che oggi le persone che hanno acquistato Bitcoin ammontino dai 20 ai 40 milioni. Ma cosa spinge gli utenti a lasciare una moneta più o meno sicura, ma comunque legalmente garantita, per un sistema che, alla fine, è auto-gestito?

Un primo fondamentale fattore è l’anonimato. Infatti, pubblicità delle transazioni (mantra nel sistema delle blockchain) non significa pubblicità degli utenti. Similmente a quanto avviene nelle banche svizzere con i numeri di conto pubblici, gli unici dati che sono resi noti sono le c.d. “chiavi pubbliche”, ossia stringhe di codice che sono sufficienti al sistema per attribuire paternità al versamento, e garantire la solvibilità del Portafoglio (così si chiama il conto in Bitcoin) che sta effettuando l’operazione. Solo il possessore del Portafoglio, con la sua chiave privata (generata unicamente per lui), può avere accesso al suo conto. Questo, in poche parole, ha garantito un anonimato quasi completo, l’estrema difficoltà di tracciamento delle transazioni e anche l’impossibilità di sequestro da parte delle pubbliche autorità dei capitali accumulati sui propri conto. Qui infatti non servono prestanome o conti off-shore, nessuno può risalire all’identità di un utente partendo solo dalla chiave pubblica della sua transazione. La garanzia dell’anonimato ha successivamente generato, come immaginabile, un uso enorme della moneta Bitcoin per gli acquisti illeciti nel Dark Web, o nel cybercrime in generale (di cui la vicenda del sito Silkroad costituisce solo un piccolo esempio).

Un secondo fattore che ha incentivato gli investimenti in criptovalute, ma ne ha causato anche l’affondamento nelle ultime ore, è la psicologia di massa. La copertura mediatica riservata al fenomeno negli ultimi anni, e le dichiarazioni di grossi gruppi di e-commerce come Amazon di stare valutando il Bitcoin come forma di pagamento, hanno spinto sempre più persone a convertire moneta in Bitcoin, facendone aumentare di conseguenza il valore ed attraendo nuovi utenti, invaghiti dalla rapida crescita nei tassi di cambio. Quello che è avvenuto negli ultimi giorni è stato il portato di un allarme generale negli investitori, terrorizzati dal fenomeno bolla speculativa, e dalle notizie di un possibile attacco hacker nelle piattaforme di scambio sud-coreane.

Lo storico del valore del 2017 mostra infatti un tasso di crescita del +1885,26%, passando da un cambio di 860, 15 sul Dollaro, a 16550,78 nel giro di un anno, per poi crollare intono ai 10.000 (il calo è oscillato dal -30 al -40 %)in meno di 12 ore. Ciò avviene per diversi motivi.

In primo luogo, la riserva di Bitcoin è limitata.  Non esiste una banca centrale che stampa moneta in base all’economia di riferimento, ma viene emessa in base ad un algoritmo, programmato nel tempo ad arrivare ad un massimo di 21 milioni di unità intorno al 2130. Di conseguenza, più persone acquisiscono la proprietà dei Bitcoin al momento esistenti, più cresce la domanda, provocando un aumento del prezzo essendo l’offerta invariata. Ergo: il Bitcoin aumenta di valore. Inoltre, venendo maggiormente condiviso, acquista solidità e stabilità crescente, diventando sempre più forte come moneta di scambio. Ma con la recente vendita di future, le scommesse fatte in un clima di panico sul futuro valore della valuta, ne hanno fatto drammaticamente precipitare le quotazioni.

By Michael Wuensch, Creative Commons CC0

Soprattutto alla luce di quanto avvenuto negli ultimi giorni, bisognerebbe prendere in considerazione un fattore certamente preoccupante, comune a tutti i sistemi di criptovalute. Si è infatti assistito alla nascita di bolle speculative che periodicamente hanno fatto innalzare vertiginosamente il tasso di cambio. Le bolle, si sa, sono tali perché innalzano rapidamente il valore di una azione, per poi ripiombare negli standard dopo poco tempo. Sperare infatti di investire in criptovaluta (siano essi Bitcoin, Litecoin, Ethereum e chi più ne ha più ne metta) aspettandosi un trend costante di crescita vertiginosa, come osservato da Buttwood nel novembre 2017 sull’Economis è semplicemente da sciocchi.

Chi compra oggi crede che ci sarà sempre qualcuno disposto a comprare domani ad un prezzo maggiore.

« Bitcoin investors were introduced to the law of gravity over the last 24 hours … Long term holders will be used to this level of volatility but newer crypto traders could be permanently put off» ha affermato poche ore dopo la svalutazione Jasper Lawler, capo ricercatore al London Capital Group.

Si capisce dunque l’accostamento delle criptovalute più ad azioni nel mercato finanziario che alle altre valute presenti sul mercato. I forti sbalzi del tasso di cambio, dovuti a fattori esterni quali stabilità politica, trend dei mercati, sicurezza, e i forti investimenti degli “azionisti/correntisti” rendono l’andamento delle valute digitali simili a quelli delle azioni ad alto tasso di rischio. In questo senso sarebbe forse più appropriato considerare i Bitcoin come beni più che come moneta: secondo molti economisti, infatti, Bitcoin si comporta come un bene d’investimento come l’oroI critici del sistema Bitcoin affermano spesso infatti che il Bitcoin non sia una moneta, ma un asset, un bene, in quanto troppo fluttuante ed instabile nel suo prezzo.

Wouldn’t you have regretted paying 20 Bitcoins for a $40,000 car in June 2017 only to see the same 20 Bitcoins valued at nearly $100,000 by October of the same year?” si chiedevano Bluford Putnam e Erik Norland scrivendo per CME.

In effetti, un sistema di cambio, per essere una moneta quotidianamente utilizzabile, deve godere di stabilità. Ma sappiamo anche tutti che, pur in presenza di una inflazione galoppante, basti pensare al marco tedesco oppure al dollaro dello Zimbabwe (per una rinfrescata sull’inflazione in Zimbabwe riprendi qui il nostro approfondimento sul tema), non si sia mai messo in dubbio la natura di moneta per le valute statali.

Dunque, sarebbe forse il caso di accettare il Bitcoin, anche se nei suoi particolari impieghi, come una moneta. Anche perché è innegabile che essa costituisca oramai valuta di scambio. Del resto, la grossa fetta di mercato illegale , anche se non ne costituisce la maggioranza (anche se uno studio ha affermato costituisca almeno la metà delle transazioni), è comunque una base sufficiente per considerare il volume delle transazioni in Bitcoin come significative. Per quanto possa infatti funzionare e circolare male, comunque il Bitcoin funziona, ed è in grado di essere utilizzato nelle transazioni.

Sarà quindi difficile che il Bitcoin e le altre criptovalute svaniscano dai mercati, come storicamente avvenuto per le altre realtà economiche coinvolte in bolle speculative (dot-com docet). Forti in uno zoccolo duro di impiego, illecito e non, che ne garantisce una base di circolazione inevitabile, esse infatti rimangono l’unico sistema ora disponibile per operare illegalmente sul web.

Tuttavia, anche se le ripercussioni sull’economia legale, in caso di crack violento del sistema, sarebbero trascurabili, comunque rimane un forte rischio per le singole persone che hanno investito in una simile valuta. Questo trend di isterici investimenti ha infatti storicamente sempre portato al fenomeno delle bolle finanziarie, cicliche per il caso dei Bitcoin, in cui decine di migliaia di investitori si sono ritrovati infine con in mano solo un fascio di carta straccia, in titoli che valevano un centesimo di quanto pagati. Inutile dire che in questo caso alla fine, mancherebbe anche la carta straccia!


A cura di Federico Marco


Immagine di copertina: Credit by Richard Lawrence(@RLTheis) License: Royalty-Free Images
Nato nel pieno cuore del meridione, ho trascorso la mia infanzia tra antichi paesaggi mediterranei e la biblioteca di casa. Sono uno studente di Giurisprudenza per caso, come metà delle cose migliori che ho fatto nella mia vita. Ho studiato a Padova, città dove adesso vivo, con una parentesi in Germania, nella pittoresca Münster. Ho improntato i miei studi sui diritti umani, il diritto internazionale e la critica del diritto, ma ho sempre amato coltivare i miei interessi per la politologia e le relazioni internazionali. Mi sono negli anni avvicinato alla musica jazz e alla fotografia. Amo tutte le cose a cui bisogna dedicare tempo per conoscerle, siano esse musica, arte, scienza, libri oppure cose meno serie, come la politica.

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