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sabato 25 Settembre 2021
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Boris Giuliano: un poliziotto lasciato solo

Abbiamo visto recentemente dai telegiornali la scarcerazione di Brusca, braccio destro di Totò Riina, autore materiale degli omicidi di Falcone e Borsellino. Ma chi fu una delle prime vittime della ferocia dei corleonesi? Giorgio Boris Giuliano. Nato a Piazza Armerina il 22 ottobre 1930, è stato uno funzionario di Stato e poliziotto di Palermo che per primo intuì i legami tra la criminalità organizzata e lo Stato.

Chi era Boris Giuliano

Figlio di un sotto ufficiale della Marina Militare, passerà gran parte della sua infanzia in Libia dove il padre è di stanza. Tornato in Italia nel 1941 si stabilisce a Messina con la famiglia e frequenta l’Università di Giurisprudenza. Nel 1962 vince il concorso in polizia, e l’anno successivo entra nella polizia mobile di Palermo.

Fu il primo poliziotto a specializzarsi alla National Accademy dell’FBI, in Virginia, dove allacciò rapporti con i colleghi americani circa il traffico di droga che interessava proprio la Sicilia a quel tempo. Nel momento in cui prese il posto di Bruno Contrada, iniziò la sua attività investigativa, partendo dalla scomparsa di Mauro de Mauro, giornalista e cronista del tempo rapito e ucciso da Cosa Nostra.

Da prima giornalista presso “Il Giorno” e di fede saloina, De Mauro successivamente inizia a dedicarsi all’investigazione sulla Mafia, partendo dalla morte di Enrico Mattei. Dopo “l’operazione Milazzo” (azione politica che aveva portato Silvio Milazzo a diventare presidente regionale, scalzando dopo molto tempo la Democrazia Cristiana), Mattei aveva cercato in tutti i modi di contrastare questa nuova alleanza. Probabilmente De Mauro era entrato in possesso di documenti che accertavano il fatto, e anche l’eventuale coinvolgimento di Mattei sui traffici di droga. Il giornalista aveva approfondito la morte del dirigente dell’ENI, arrivando ai cugini Nino e Ignazio Salvo (gli esattori di Salemi), vicinissimi alla Mafia cosi come a Vito Ciancimino. Giuliano aveva iniziato ad indagare sulla pista che stava seguendo lo stesso De Mauro, individuando come ulteriore protagonista l’avvocato Vito Guarrasi.

Alla fine del 1970 il giornalista venne rapito sotto la sua abitazione di Palermo: l’ultima testimonianza è di sua figlia Franca lo vede ripartire insieme ad alcuni uomini senza salutarla. Gli uomini di Giuliano iniziano immediatamente le indagini, e qualche giorno dopo il rapimento ritrovano la sua auto. Da subito la polizia vide lo zampino di Cosa nostra nella sparizione, anche se né l’esperienza di Dalla Chiesa né la scaltrezza di Boris Giuliano riuscirono a riportare De Mauro sano e salvo. Di lui non si seppe più nulla. La “piovra” aveva colpito nuovamente, forse con l’ausilio del “Terzo Potere”. Boris Giuliano sarà assassinato il 21 luglio 1979 al Bar Lux da Leoluca Bagarella.

Boris Giuliano
Boris Giuliano

Le indagini sui Corleonesi

Dopo la morte di De Mauro, l’attività investigativa e di indagine di Giuliano si intensificò incredibilmente: ormai era chiaro che Palermo era diventata un’area di scontro tra la Giustizia e la “Piovra”, e l’arbitro (lo Stato) di questo scontro si stava rivelando sempre più imparziale e “macchiato di inchiostro”. Era appena iniziata la seconda guerra di mafia: uno sterminio senza precedenti dove la vecchia mafia palermitana soccombeva alla furia omicida di Totò Riina. Ben presto tra le vittime di questo scempio, purtroppo, sarebbero stati inclusi anche tutti coloro che come Giuliano tentavano di dare un volto e un nome a questi spietati killer.

Nel 1978 iniziano le indagini a seguito della morte di Giuseppe di Cristina, noto boss palermitano molto vicino a Bontate, Badalamenti, e Inzerillo. L’anno successivo nel 1979 fu intercettata all’ aeroporto di Punta Raisi una valigia contenente circa 500.000 dollari, che poi si scoprirà essere collegati ad una partita di eroina. I traffici illegali avevano compiuto il salto di qualità: i legami con“mala”americana avevano permesso ai boss siciliani di mettere le mani sul traffico di eroina, che in breve tempo avrebbe distrutto molti giovani. Le indagini proseguirono rivelando legami tra i mafiosi e molti personaggi della “Palermo bene”, ed è proprio in quel periodo che in questura Boris Giuliano iniziò a ricevere minacce anonime. Poco tempo dopo queste due operazioni, che avevano portato all’arresto di numerosi mafiosi appartenenti alla cosca corleonese, Giuliano sarà assassinato, diventando un’altra vittima della furia e della violenza della “Piovra”.

Tutte le carte delle sue indagini finirono in mano a Paolo Borsellino, che portò avanti il lavoro insieme a Giovanni Falcone e a tanti altri eroi. Falcone diceva che la mafia era un fenomeno umano, e che “come tale ha avuto un inizio e avrà anche una fine”. Ha parlato anche della paura: tutti hanno paura di morire, fa parte dell’esperienza umana, si tratta semplicemente di non farsi condizionare dalla stessa.

Sappiamo benissimo come funzionano le dinamiche di potere e di controllo della mafia: cercare di “paralizzare” l’altro con minacce continue, isolarlo fino ad arrivare all’atto finale. Tutti i personaggi citati in questo articolo hanno scelto di aspettare la morte non da spettatori passivi e impauriti, ma diventando i protagonisti di una storia che purtroppo non è finita bene, ma che forse ha trasmesso coraggio alle generazioni future. Diventa compito nostro, dunque, rendere omaggio a coloro che hanno cercato di cambiare un mondo che purtroppo è ancora tanto malato.

L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.” Giovanni Falcone


Francesca Faelli

Francesca Faelli
Ciao a tutti! Mi chiamo Francesca ho 23 anni e abito in piccolo paesino nella provincia di Arezzo. Mi sono laureata da poco nella Facoltà di Scienze Politiche a Firenze, e sempre lì sto continuando con la magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica, nella speranza di diventare giornalista un giorno. Mi piace molto leggere, viaggiare, ascoltare del buon rock e ricopro anche la carica di Consigliere Comunale, in rappresentanza di una lista ambientalista, nel mio comune di residenza.

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