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sabato 23 Ottobre 2021
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Chiudere le scuole fino all’immunità di gregge: ecco perché dobbiamo farlo.

 

Nel corso dell’anno appena passato la pandemia di Covid-19 ha travolto il settore della Pubblica Istruzione, conducendo le autorità a chiudere le scuole. È questo uno dei temi su cui il Governo ha tentennato di più, non riuscendo a valutare correttamente il rischio pandemico. Tanto da dover tornare diverse volte sui propri passi.

Oggi il vaccino rappresenta una speranza. Ma che fare nel frattempo?

Per capirlo proviamo a ripercorrere gli eventi degli ultimi mesi. E a interpretare correttamente i dati in nostro possesso.

La rimozione della realtà

Lo scorso febbraio, mentre la pandemia mandava al collasso i primi ospedali, il Premier ancora minimizzava. Il Governo non sembrava avere le idee molto chiare sul da farsi. L’opzione di chiudere le scuole, in particolare, non fu immediatamente applicata. Ma bastò qualche tempo perché, travolto dai contagi, l’Esecutivo dovesse fare marcia indietro.  Inizialmente tale chiusura sarebbe dovuta durare assai poco. Ma la realtà della pandemia imperversava e la data del rientro fu posticipata più volte. E alla fine si decise di chiudere le scuole fino alla fine dell’anno scolastico.

Ci si sarebbe aspettati che questa dura lezione avesse reso i governanti un po’ più prudenti.

Purtroppo però, al rientro dalle vacanze, sì è scelto nuovamente di mettere il carro davanti ai buoi. Come dimostrano le dichiarazione della ministra dell’Istruzione. A luglio Lucia Azzolina prometteva che a settembre tutto sarebbe stato in sicurezza. Ancora in autunno negava che la scuola fosse un amplificatore del contagio. E proclamava che, quest’anno, non si sarebbe arrivati a chiudere le scuole.

Queste speranzose narrazioni sono state travolte dalla realtà. C’è voluto poco più di un mese perché si iniziasse a chiudere le scuole superiori, lasciando aperti gli altri gradi scolastici. Ma con l’introduzione delle zone rosse, anche le seconde e terze medie sono andate in didattica a distanza.

Oggi la ministra Azzolina punta a riaprire le scuole superiori già 7 gennaio. E il Governo vorrebbe che il rientro fosse definitivo. Ma la pandemia non è terminata. E ci vorranno mesi prima che la copertura vaccinale sia completa. Siamo veramente certi che il problema sia terminato?

I dati sul contagio nelle scuole

Qualche mese fa il fisico Roberto Battiston ha esaminato l’andamento dei contagi tra settembre e ottobre. E li ha confrontati con i dati forniti dal MIUR. Da questo raffronto emerge chiaramente una crescita nel tasso di diffusione del virus a partire da circa una settimana dopo l’apertura delle scuole.

Considerato che, gli individui infetti necessitano di alcuni giorni per sviluppare i sintomi, il timing appare sospetto. Ma c’è di più. Se le scuole avessero agito da amplificatore ci aspetteremmo che all’interno della popolazione scolastica (studenti + docenti + personale ATA) la diffusione del virus fosse maggiore che nel resto della popolazione.

I dati diffusi dal MIUR confermano questo scenario. Già nella seconda settimana di ottobre  il tasso di contagio tra gli studenti è del 265% più alto che nel resto della popolazione. Tra personale docente e non docente è invece del 200% e del 167% più alto.

Esaminando i dati relativi al Piemonte nel periodo tra settembre e novembre, il ricercatore Alessandro Ferretti è giunto a conclusioni persino più allarmanti. A seconda del grado di istruzione, in Piemonte, il tasso di contagio nel personale scolastico è risultato dal 280% al 400% più elevato che nel resto della popolazione. Solo l’introduzione della DAD e poi la zona rossa hanno rallentato le infezioni.

chiudere le scuole

I limiti delle misure di contenimento

Il Piemonte non è un caso isolato. L’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, analizzando i dati dell’area metropolitana di Bari, ha concluso che la scuola è stata “un incubatore di infezione” e che i casi di positività al Covid-19 sono aumentati in modo “fortemente sproporzionato” nelle fasce di età scolare. Lopalco, da settembre assessore alla Salute in Puglia, cita inoltre uno studio pubblicato su Nature. Da esso emerge chiaramente che chiudere le scuole è una delle misure che riducono di più il tasso di contagio. Anche più del tracciamento (contact-tracing).

Ma a cosa sono dovuti tutti questi contagi?

Sulla carta, le misure preventive sono numerose e rigorose. Tra queste possiamo citare: l’obbligo di mascherina per tutti, i banchi monoposto distanziati di un metro, le sanificazioni continue, l’aerazione delle aule, le quarantene per le classi con alunni infetti.

Ma nella pratica, le cose sono più complicate. Nella pratica ci si trova a dover gestire classi di 20-25 alunni o anche più che non vedono l’ora di giocare e “socializzare” con i propri compagni. E non perdono occasione per farlo. È normale che sia così. Che si comportino in questo modo alla loro età. Concentriamoli per 5-6 ore al giorno in classi in cui si spiega, si interroga, si chiacchiera, si fa confusione, si fa ricreazione e non è difficile capire come finirà.

I limiti delle mascherine

Come abbiamo detto, tra i pilastri della strategia anti-contagio del Governo spiccano sia le mascherine (obbligatorie anche dal posto) che il metro di distanziamento tra i banchi monoposto. Si tratta certamente di misure molto utili e efficaci. E numerosissime pubblicazioni scientifiche ne attestano la capacità di ridurre i contagi.

Il punto però è che queste misure possono sì ridurre il rischio, ma non eliminarlo.

Le mascherine chirurgiche per esempio non aderiscono perfettamente alla faccia, non filtrano tutte le goccioline più piccole (aerosol) e ovviamente non forniscono alcuna protezione agli occhi, un possibile canale di ingresso del Sars-CoV-2.

E più aumenta il tempo di esposizione, maggiore è la probabilità che qualcosa vada storto. Questo fattore non è irrilevante visto che gli alunni passano in genere 30-40 ore a scuola ogni settimana.

I limiti del distanziamento

Anche le raccomandazioni sul distanziamento sono come minimo discutibili. Come dicevamo le classi sono state dotate di banchi monoposto posizionati alla distanza di un metro l’uno dall’altro. Ma questo metro di distanza garantisce davvero la sicurezza?

Per alcuni ricercatori si tratta di una misura meramente indicativa. Se non addirittura di una “semplificazione datata”. Il distanziamento da tenere dovrebbe sempre dipendere dal contesto. Ed è ovvio che, stare per ore in una classe di 25 alunni, pur areata, non può essere come aspettare un quarto d’ora alla fermata dell’autobus. È ovvio che l’efficacia del distanziamento si riduca all’aumentare del tempo di esposizione. Non solo, secondo vari studiosi, per evitare con certezza il contagio, la giusta distanza da mantenere sarebbe superiore a un metro e ottanta centimetri. E comunque non si dovrebbe scendere sotto al metro e mezzo.

E non dimentichiamoci che stiamo parlando di condizioni statiche. In cui cioè gli individui stanno fermi. Quando si cammina o si corre la situazione si complica. Perché dietro di noi si forma una scia di droplets (goccioline) ben più lunga delle distanze raccomandate. Una recente ricerca ha concluso che mentre camminiamo dovremmo mantenere una distanza di almeno 4/5 metri da chi ci precede per evitare il rischio del contagio. Tale distanza di sicurezza aumenta parecchio se chi sta di fronte a noi, anziché camminare, corre.

Ora, voi capirete bene che è praticamente impossibile che gli alunni possano rimanere a queste distanze mentre giocano durante la ricreazione, quando scendono le scale o entrano a scuola.

È davvero “tutta colpa degli autobus” come dicono alcuni?

Secondo alcuni, sarebbero i mezzi pubblici i principali responsabili dei contagi osservati nella popolazione scolastica. Secondo loro, le scuole sarebbero luoghi sicuri. Gli autobus invece, sarebbero i posti in cui i bimbi si infettano. Ci piacerebbe sapere quali prove permettano di affermare con tale sicurezza che in classe i contagi non avvengono.

È possibile che i mezzi pubblici siano luoghi in cui il virus circola. Non mettiamo questo in discussione. Ma per dire che il problema è solo lì (come alcuni vorrebbero suggerire), e non a scuola, ci vogliono prove inoppugnabili. Altrimenti crediamo che il principio di precauzione consigli, senza troppi dubbi, di chiudere le scuole, visto il trend dei contagi scolastici.

C’è inoltre un dato che dovrebbe farci riflettere. È vero che, rispetto agli adulti, gli studenti usano i mezzi pubblici molto di più (circa un terzo degli studenti si sposta così). Ma non è detto che ciò sia vero anche per il personale scolastico (docenti e ATA). Molti insegnanti e collaboratori scolastici a scuola ci vengono con i mezzi propri.

Secondo l’ISTAT poco più del 10% dei lavoratori italiani usa regolarmente il trasporto pubblico per spostarsi. Ma come abbiamo visto, nel personale scolastico si registrano tassi di contagio decisamente superiori a quelli della popolazione generale. Come si spiega questa differenza?

A meno che il personale scolastico non usi i mezzi pubblici con frequenza drasticamente superiore al resto dei lavoratori italiani, una possibile ipotesi è che tali contagi avvengano proprio a scuola.

Non stiamo incolpando nessuno. Ma ancora una volta il principio di precauzione dovrebbe suggerirci di chiudere le scuole senza troppi tentennamenti.

Chiudere fino all’immunità di gregge

Il bilancio della seconda ondata si fa ogni giorno più grave. I numeri giornalieri dei morti sono ormai comparabili a quelli della scorsa primavera. Ed è già morta più gente che durante la prima ondata.

È triste dirlo, ma tutto questo avviene nonostante le imponenti misure di contenimento messe in atto dalle istituzioni. A marzo non si facevano abbastanza tamponi; oggi se ne fanno numeri record. A marzo le mascherine erano introvabili; oggi sono obbligatorie. A marzo il Sistema Sanitario era impreparato; oggi abbiamo fatto molti progressi con le terapie anti-Covid.

Se nonostante tutto questo continuano a morire tutte queste persone, è evidente che qualcosa non sta funzionando. Per fortuna c’è una luce in fondo al tunnel. La vaccinazione di massa potrebbe consentirci di tornare a fare una vita normale.

Ma ci vorranno mesi prima che si sia vaccinata abbastanza gente. A costo di ripeterlo, crediamo che il principio di precauzione suggerisca di chiudere le scuole (e le attività extrascolastiche), finché l’immunità di gregge non sarà stata raggiunta. Parliamo di tutte le scuole, non solo delle superiori di secondo grado. Abbiamo visto che anche gli ordini inferiori non sono certo immuni ai contagi.

Eppure il Governo ha già deciso che riaprirà le scuole superiori il 7 gennaio. Alla luce degli eventi degli ultimi mesi, possiamo veramente escludere che, tra qualche tempo, non si troverà a dover fare di nuovo marcia indietro? O che non assisteremo al ritorno in zona rossa o arancione (con le conseguenti limitazioni per la scuola) di qualche regione? Ha senso dunque tutta questa fretta di riaprire?

Se la pandemia ci ha insegnato qualcosa, è proprio che, di fronte alle emergenze, la giusta risposta sono il buonsenso e la precauzione.

TomorrowNewshttps://www.tomorrownews.it
TomorrowNews nasce come “TomorrowTurin” nel 2016, a Torino, dall’idea di Elisa, Pier e Stefano. Col tempo, il blog è cresciuto ed ha espanso i propri confini tanto fisici quanto tematici, passando ad occuparsi non più soltanto di politica internazionale ma di vari altri temi.

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