Podcast di Lilli Cor
Podcast di Lilli Cor

 

A chi non è mai capitato di incrociare all’ombra dei portici di qualche grande città o fuori da un autogrill di Provincia una folla di curiosi circondare un tavolino? Avrete potuto notare un uomo che, con fare rapido e chiassoso, prima mescola tre carte e poi lancia ai presenti la sfida di indovinare la carta da egli indicata.

Il gioco delle tre carte è un “gioco” di abilità nel quale l’applicazione di trucchi di prestigio e inganni consente all’abile croupier di perpetuare truffe ai danni di ignari partecipanti. Potreste conoscere o aver visto in alternativa il gioco delle tre campanelle. Il principio alla base è lo stesso: raggirare in maniera elegante il partecipante del gioco illudendolo di avere ottime abilità e capacità di scelta.

 

Negli ultimi mesi autorevoli membri del Governo Italiano, prima che Salvini aprisse la crisi, hanno tenuto incontri e visite ufficiali con i più alti rappresentanti di Russia, USA e Cina. Al di là dei classici appuntamenti tra capi di stato o funzionari governativi, questi meeting sono stati l’occasione per queste tre superpotenze di ostentare sul tavolo da gioco la propria grandeur e le loro offerte di collaborazione all’Italia. Come nel “gioco” menzionato poco fa, tutte e tre le carte non corrispondono esattamente a ciò che è stato reso pubblico: esse, a dirla tutta, nascondono diversi aspetti controproducenti per il nostro Paese. Il medesimo discorso si può estendere a tutti quei Paesi europei attratti dalla sola possibilità di strappare proficui accordi commerciali.

Ripercorriamo, in ordine cronologico, gli impegni che hanno visto come protagonisti i rappresentanti del governo italiano assieme a figure di vario titolo appartenenti alle summenzionate superpotenze.

 

Il Dragone cinese di Xi Jinping

La Cina odierna è una potenza inarrestabile come Drogon, utilizzando una metafora che verrà apprezzata tanto dai fan di Game of Thrones. Il Paese di Xi Jinping, infatti, è pronto a “prendersi” il mondo ad ogni costo.

Se dal punto di vista commerciale e infrastrutturale vengono offerte più certezze rispetto a quelle messe in piedi da Russia e Stati Uniti, il discorso cambia quando si parla di diritti e politiche sociali. I trent’anni di proteste dei giovani studenti universitari riversate in piazza Tienanmen sono passate sottotraccia in un Paese in cui la censura è indubbiamente ancora troppo forte.

 

Con la Belt Road, la moderna via della Seta pubblicizzata anche nel corso della visita ufficiale a Roma, la Cina ha fornito la comunità internazionale di una fitta rete di infrastrutture. In particolare, sono all’incirca 3.500 i progetti finanziati dal governo cinese, per un valore complessivo di 273,6 miliardi di dollari. Di essi una larga parte sono o saranno realizzati in Africa, allo scopo di risolvere i problemi di spazio, traffico, commercio e igiene legati ad una incontrastata esplosione demografica. Così come fu per gli USA al tempo della guerra fredda, la fornitura di asset strategici e di aiuti rappresenta una parte essenziale del Soft Power di tutte le superpotenze. 

Il primo obiettivo che si è posto Xi Jinping è quello di riuscire ad arginare le barriere doganali dell’UE, scardinando il mercato europeo attraverso contratti commerciali squilibrati con i suoi paesi membri. Il memorandum di accordi siglati il 23 Marzo scorso sottolinea come, mediante investimenti infrastrutturali e con la cooperazione commerciale e finanziaria, la Cina cerchi di instaurarsi tra le strette maglie del tessuto politico-economico italiano, al fine di usufruire a basso costo dei molteplici vantaggi legati alla posizione geografica e geopolitica dell’Italia.

 

Donald Trump ed il suo “America First” 

Il viaggio compiuto lo scorso giugno dal Ministro degli Interni italiano a Washington è servito al governo per cautelarsi della protezione dello storico partner a stelle e strisce contro la possibile procedura d’infrazione (fortunatamente non arrivata) da parte di Bruxelles. Al fine di consolidare i rapporti tra i due Paesi, Salvini si è detto favorevole a misure più stringenti nei confronti dell’Iran (è d’obbligo ricordare come l’Italia ne sia tra i primi partner commerciali e come proprio la Lega, per ragioni analoghe, si sia sempre opposta alle sanzioni verso la Russia), al prosieguo della guerra dei dazi alla Cina (nonostante il memorandum d’intesa sulla Belt Road) e ad altre richieste americane. Tra esse, merita citare l’acquisizione di F35, il riconoscimento di Guaidò in Venezuela, il sostegno a politiche contro l’immigrazione irregolare e la costruzione di barriere al confine.

Gli incontri con il vicepresidente Pence e il segretario di stato Pompeo compiuti dal leader leghista rientrano nel progetto del governo italiano di far fronte comune con gli interessi americani in opposizione all’asse franco-tedesco. L’attuale inquilino della Casa Bianca, dal canto suo, è perfettamente conscio della forza di cui potrebbe disporre un’Unione Europea saldamente coesa attorno ad obiettivi comuni.

 

Il graduale disimpegno dallo scacchiere internazionale degli USA gridato al mondo dal tycoon newyorkese è stato fin da subito collegato alla “Dottrina Monroe”, secondo cui gli Stati Uniti dovrebbero curare esclusivamente il “giardino di casa“, ovvero il continente Americano. Non sorprendono quindi né l’appoggio all’autoproclamatosi Presidente del Venezuela Guaidò né il feeling creatosi con il nuovo capo di stato brasiliano Jair Bolsonaro. In questa ottica il “Make America Great Again” costringe Washington ad imporre le proprie regole e strategie commerciali in maniera più dura di quanto sia stato fatto in passato. La guerra dei dazi commerciali con la Cina ne è un eclatante esempio.

Meno reclamizzata, ma pur sempre strategica, è l’alleanza con l’Arabia Saudita per la gestione del petrolio. Dopo le tensioni dei primi mesi dell’anno, il riallinearsi degli intenti (e dei prezzi) sui combustibili fossili era necessario per affrontare in sinergia lo scadere delle deroghe concesse da Washington ad alcuni Paesi per importare il greggio iraniano, indebolendo di fatto ulteriormente l’Iran dal palcoscenico mediorientale.

Ad oggi la “Dottrina Monroe” messa in atto da Trump si è palesata essenzialmente in un Paese meno dispiegato militarmente, scarsamente propenso alla cooperazione internazionale e particolarmente scettico nei confronti dell’operato degli organismi internazionali.

 

Il nuovo Zar

Tralasciando le rivelazioni di Buzzfeed sugli incontri e la richiesta di fondi da parte di esponenti della Lega, la terza carta in tavola è quella rappresentata dalla Federazione Russa. Il viaggio istituzionale di Putin in Italia aveva un doppio fine: rinsaldare i rapporti tra i due governi e spronare il nostro Paese affinché negoziasse nei seggi di Bruxelles l’eliminazione delle sanzioni economiche imposte a seguito dell’annessione della Crimea.

 

Il fascino esercitato dal leader russo su molti partiti populisti e di estrema destra è ormai noto. Le politiche di repressione perpetuate in Cecenia, regione della Federazione Russa a maggioranza musulmana, così come la dura lotta al terrorismo interno di matrice islamista, hanno issato Putin a emblema della lotta alla globalizzazione. L’obiettivo finale per molti è quello di costituire una nuova “santa Alleanza” finalizzata a placare la presunta islamizzazione della società europea, promuovendo politiche restrittive e di chiusura dei confini.

La principale ragione dell’interesse di Putin nei confronti dell’Unione Europea è legato soprattutto alla volontà di riaffermare quell’influenza sull’Est Europa perduta a seguito della disgregazione dell’URSS. In alcuni di quei Paesi il malcontento verso le istituzioni europee ed in generale nei confronti del modello democratico occidentale è ormai crescente. A fronte di ciò, non deve quindi stupire più di tanto l’intervista rilasciata al Financial Times con cui il leader russo ha auspicato il superamento dei modelli liberal-democratici.

Putin, a differenza dei leader delle altre due superpotenze, non si è limitato a mettere in atto accordi o guerre commerciali, ma ha promosso un’idea politica e sociale “illiberale-democratica”, sul modello di quella del premier ungherese Orban. Un prototipo di società caratterizzato dalla quasi totale chiusura verso il diverso, dalla rinnegazione delle élite politiche e dalla strenua difesa dei valori tradizionali. A ciò vanno aggiunte forti dosi di autoritarismo, nazionalismo e assenza di corpi intermedi nella società.

La visione della “democrazia guidata” offerta da Putin si sposa bene con molti partiti europei di matrice sovranista, ma mal si coniuga con i valori fondanti dell’Unione Europea. In quest’ottica la gestione del caso Skripal, la spia russa avvelenata in Inghilterra con il gas nervino, si cala alla perfezione nel modello proposto da Putin, secondo cui: “Il tradimento è il crimine peggiore che esista, pertanto va punito”. Il desiderio di revanscismo russo nei confronti dell’Occidente e della storia è sotto gli occhi di tutti e racchiude una pericolosa incognita: fino a che punto è possibile nutrire fiducia nei confronti dei vicini russi?

 

La soluzione vincente

Il trucco per vincere al gioco delle 3 carte è soltanto uno: non giocare. Per questa ragione anche l’Italia dovrebbe rigettare queste avances, conscia del fatto che tutti e tre i Paesi sono più interessati a indebolire il progetto europeista che ad essere partner affidabili per la crescita e la prosperità del Bel paese.

L’obiettivo del nuovo Parlamento Europeo, una volta disinnescata la minaccia sovranista-nazionalista, deve giocoforza essere la ripresa dell’integrazione europea. Se la politica estera europea si fosse espressa all’unisono, la così detta “crisi migratoria”, la guerra in Libia e la guerra in Siria sarebbero state gestite sicuramente con maggiore efficacia.

I campi di intervento e di riforma sono molteplici. In alcuni casi si tratta esclusivamente di modificare delle prassi consolidate nel corso degli anni, senza dover cambiare specifici trattati. Tutto passa dalla ripresa del percorso di integrazione economica e politica interrotto bruscamente con l’allargamento ad Est prima (2004) e con la Crisi Finanziaria poi (2008). Nell’arco temporale che va dall’attentato alle Torri Gemelle all’elezione di Trump il mondo ha subito dei cambiamenti che non sono sempre stati recepiti per tempo dagli Stati membri e dall’Unione.

E’ giunto il tempo di riformare alcune istituzioni (poteri del Parlamento, ruolo della Commissione, compiti del Consiglio Europeo), rafforzarne altre (Alto Rappresentante, Frontex e compiti della BCE) e di crearne di nuove (Esercito Europeo, HotSpot di accoglienza e Ambasciate Europee all’Estero).


A cura di Filippo Fibbia

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Filippo Fibbia

Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
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Filippo Fibbia

Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
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