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sabato 25 Settembre 2021
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Coinvolgere i cittadini nella ripresa post-covid: le Assemblee per il monitoraggio civico

Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza italiano è stato di recente presentato alla Commissione europea per l’approvazione. Ed è necessario essere molto chiari a riguardo: è stato costruito tutto all’interno degli apparati politico-amministrativi dello Stato italiano con pochissime interlocuzioni con ciò che ne sta fuori. Un processo decisionale opaco, che nessuna cittadina o cittadino italiano è stato in grado di conoscere. Figuriamoci di influenzare.

E’ un vero peccato ed un possibile problema per la sua implementazione. Dice: i tempi non lo permettevano e l’Europa lo chiedeva. E’ sempre la solita, ormai consumata, solfa per escludere le persone dai processi decisionali che le riguardano. Infatti il percorso è partito molto tempo fa e alcune forze politiche al governo hanno segnato la continuità fra gli esecutivi che si sono succeduti. La verità è che sulla torta degli oltre 200 miliardi di fondi Next Generation EU la classe dirigente italiana (ma non solo, va detto) non vuole far mettere il becco a nessuno.

La tendenza all’oligarchizzazione delle democrazie occidentali è un fenomeno ben noto ed è all’origine del populismo nel mondo. Più le persone – specie quelle meno in grado di influire sulle decisioni – si sentono tagliate fuori dal poter dire la loro, più vengono emarginate democraticamente, più la rabbia sociale cresce ed alcuni sentimenti deteriori prendono piede. Le rilevazioni più recenti mostrano un crollo progressivo delle fiducia nelle istituzioni ed una crescente frustrazione delle persone che si sentono impotenti rispetto al loro destino. Fino a disinteressarsene e non credere nemmeno nei pochi strumenti di diretta influenza politica di cui dispongono. Il recente sondaggio Eumans rispetto alla conoscenza dei cittadini e delle cittadine europee delle ICE, le Iniziative dei Cittadini Europei,  lo dimostra ampiamente.

La risposta delle classi dirigenti rispetto al Recovery Plan in Italia è stata di ulteriore chiusura. Una politica che non pagherà. Si pensi soltanto al controllo sociale che è necessario per fare in modo che la criminalità organizzata o lobby senza scrupoli non si impossessino dei fondi comunitari o compromettano irrimediabilmente beni comuni come quelli ambientali e culturali. O ancora si pensi alle reazioni che, del tutto probabilmente, solleveranno progetti come quelli del fotovoltaico in aree rurali o dell’eolico off shore, per fare alcuni esempi. Non coinvolgendo i cittadini e le cittadine si rischia una proliferazione di (giuste) proteste in tutta Italia. Una No-Tavizzazione che è nelle cose ed è dovuta tutta ad una politica miope ed escludente. Un enorme problema per la rapida attuazione di programmi e progetti, che necessita di partecipazione popolare informata, deliberativa e di consenso, ove questo può essere dato.

Spesso, invece, è lo stesso atteggiamento di poca trasparenza e chiusura che deriva da una diffusissima antropologia negativa riguardo cittadini e cittadine a generare risentimento, diffidenza, proteste e conflitto. Il PNRR è questo: un documento senza consenso. Il Piano della classe politica di governo, anzi di un gruppo in seno al governo, che esclude in maniera inaccettabilmente paternalistica le persone, in violazione dello stesso impianto costituzionale, se si pensa che le stesse Camere lo hanno potuto vedere solo superficialmente.

Che fare a questo punto? Come recuperare? Se ci fosse la volontà di riconoscere il grave errore si potrebbe unire due proposte interessanti della società civile di quest’ultimo periodo. Da un lato quella della rete Politici per Caso, che intende far nascere in Italia lo strumento dell’Assemblea dei Cittadini estratti a sorte su base campionaria, metodologia applicata dalla stessa Conferenza sul Futuro dell’Europa, dall’altra quella delle rete di comitati di monitoraggio civico del Forum Disuguaglianze e Diversità.

La proposta potrebbe essere quella di costituire almeno in ogni provincia italiana un comitato di monitoraggio civico degli investimenti del PNRR estratto a sorte e rappresentativo della cittadinanza. I comitati, supportati dalle necessarie expertise, potrebbero essere validi strumenti di consulenza delle amministrazioni attuatrici, migliorare i progetti con molti suggerimenti pratici, fungere da punti di attenzione, trasparenza e rendicontazione delle politiche nei riguardi dell’intera cittadinanza.

Sarebbero inoltre ottime palestre di esercizio civico e di contrasto al disimpegno, al cinismo, al populismo. Rafforzerebbero una democrazia che oggi ne ha un enorme bisogno. Il bisogno di riaprirsi e includere chi detiene la sovranità: il popolo. Per troppo tempo escluso dalle decisioni più importanti che riguardano il suo futuro.

 

Articolo tratto dal blog dell’associazione EUMANS!. Link all’originale


Autore: Stefano Sotgiu, economista pubblico dell’Università di Sassari, esperto di processi partecipativi e facilitazione, membro del gabinetto del Presidente della Regione Sardegna nella scorsa legislatura 2014-2019. Membro del Comitato Scientifico di ODERAL – Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria e dell’associazione Politici Per Caso

Leggi l’ultimo articolo dello stesso autore.

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TomorrowNews nasce come “TomorrowTurin” nel 2016, a Torino, dall’idea di Elisa, Pier e Stefano. Col tempo, il blog è cresciuto ed ha espanso i propri confini tanto fisici quanto tematici, passando ad occuparsi non più soltanto di politica internazionale ma di vari altri temi.

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