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lunedì 23 Novembre 2020
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Cos’è la Convention Citoyenne pour le Climat? Intervista a Dimitri Courant

Dimitri Courant è un ricercatore in Scienze Politiche presso le Università di Losanna e Parigi 8. I suoi lavori si concentrano in particolare sullo studio comparativo dei cosiddetti “mini-pubblici deliberativi”, confrontando vari casi-studio come le Citizens’ Assemblies (Irlanda), il Grand Débat e la Convention Citoyenne pour le Climat (Francia), così come il PubliForum e la Citizens’ Initiative Review (Svizzera).

 

Dimitri, tu partecipi alla Convention Citoyenne pour le Climat (CCC) come ricercatore-osservatore. Puoi descrivere in poche parole cos’è la Convention?

La Convention è un’Assemblea dei Cittadini, ovvero un tipo di mini-pubblico deliberativo. Si tratta cioè di un gruppo di cittadini sorteggiati, rappresentativi delle caratteristiche demografiche presenti nella società, chiamati a deliberare su alcune tematiche. Il mandato della Convention è in particolare quello di suggerire possibili modalità per ridurre le emissioni di gas a effetto serra della Francia. Per farlo, i 150 cittadini della CCC si riuniscono per 7 fine settimana (uno al mese) per assistere ad audizioni di esperti sul tema, parti sociali, stakeholder, amministratori locali, ONG, funzionari pubblici, politici e deliberare in piccoli gruppi. Il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron, che ha voluto e istituito la CCC, ha deciso che le raccomandazioni della Convention potranno essere o oggetto di un referendum, o direttamente applicabili per decisione del Governo, oppure trasmesse al Parlamento per un vaglio di quest’ultimo.

 

Quali sono gli aspetti più innovativi di questa nuova esperienza democratica in Francia?

Si tratta della prima Assemblea dei Cittadini vera e propria realizzata in Francia. Tuttavia, non è il nostro primo mini-pubblico deliberativo. Tra gli altri, la Francia ha avuto una “Conferenza dei Cittadini” sugli OGM nel 1998, così come le “Conferenze regionali dei cittadini” durante il Grand Débat National dell’anno scorso. Tuttavia, la CCC è unica per diversi motivi: la sua durata (7 fine settimana in 7 mesi), la sua composizione interna e le sue dimensioni (150 membri) e il suo mandato (il fatto di poter proporre direttamente politiche sul clima ai politici eletti o alla popolazione).

 

I 150 membri della Convention

Qual è il tuo ruolo di ricercatore-osservatore all’interno della Convention?

Il mio ruolo è quello di osservare rigorosamente, non intervenire o mostrare in alcun modo la mia opinione. Mi siedo in un angolo e prendo appunti che poi rielaboro con un software di analisi dei dati qualitativi appositamente elaborato per valutare esperienze come questa. Studio anche i documenti che vengono prodotti all’interno e “intorno” alla Convention: proposte, dichiarazioni, briefing, articoli della stampa… Affinché l’analisi abbia senso, naturalmente, osservo l’intero processo, ogni fine settimana di deliberazioni, dall’inizio alla fine, cosa che fanno pochi altri osservatori. In seguito, pubblico articoli scientifici basati sulle mie osservazioni. Lo stesso ho fatto per l’Assemblea dei Cittadini irlandese nel 2016-2018, per la quale ho anche realizzato molte interviste con vari attori coinvolti. Per la CCC, gli organizzatori hanno voluto che i ricercatori come me potessero fare interviste ai cittadini soltanto dopo le deliberazioni, mentre le interviste con i media sono consentite fin dal primo giorno.

 

Dimitri, tu sei un dottorando in Scienze Politiche e il tuo campo specifico è la democrazia aleatoria e la deliberazione. Dal tuo punto di vista, quali sono gli aspetti più interessanti di questa esperienza? Che cosa hai “imparato” da essa?

La cosa più sorprendente che mette in luce la CCC è quanto il tema dell’utilizzo del sorteggio in democrazia sia tornato prepotentemente in auge. In tutto il mondo le elezioni erano considerate il cuore della democrazia, nonchè l’unico modo legittimo per selezionare i rappresentanti dei cittadini. Non è più così. I cittadini sono sempre più delusi dal sistema della democrazia elettorale e dai suoi politici ed ora si rivolgono alla democrazia diretta – con richieste di accesso a istituti come l’iniziativa legislativa o il referendum – o alla democrazia aleatoria deliberativa, con la richiesta di istituire Assemblee dei Cittadini. Quest’ultima tendenza è peraltro osservabile chiaramente in movimenti sociali internazionali come Extinction Rebellion, la cui terza richiesta è proprio l’istituzione delle Assemblee dei Cittadini.

 

La Convention è quindi una Assemblea dei Cittadini; una pratica democratica che si è diffusa in tutto il mondo, in molti paesi, nell’ultimo ventennio. In base a quali aspetti principali la Convention francese differisce da queste altre esperienze?

Un elemento cruciale del tutto evidente è quanto sia complicato e difficile gestire un mini-pubblico deliberativo di queste dimensioni e durata e su un argomento così vasto come il clima, che colpisce quasi ogni aspetto dell’esistenza economica e sociale delle persone. Oltretutto, si tratta di una “questione aperta”, che rende davvero difficile stabilire un dibattito imparziale e contraddittorio, essenziale per una buona deliberazione. Al contrario, l’Assemblea dei Cittadini irlandese sull’aborto del 2016-2018, ad esempio, dovette affrontare una questione chiara e definita, e ciò rese possibili audizioni mirate da parte dei cittadini con parti a favore e parti contro l’aborto.

 

Puoi elencare 3 caratteristiche della CCC che a tuo avviso dovrebbero essere migliorate?

Effettivamente gli organizzatori della Convention hanno preso qualche strana decisione in merito al “design” dell’Assemblea, discostandosi dalle principali Assemblee dei Cittadini e altri mini-pubblici deliberativi.

In primo luogo, non hanno dato lo stesso tempo di parola per ogni oratore che è intervenuto in plenaria alla Convention, che è contro l’uguaglianza e l’imparzialità.

In secondo luogo, hanno suddiviso la CCC in 5 gruppi tematici di 30 cittadini: trasporti, cibo, produzione, alloggio, consumo. Ciò ha reso la Convention più simile ad un insieme di mini-Assemblee che ad una vera e propria Assemblea dei Cittadini, poiché i 150 membri non hanno ascoltato gli stessi esperti né lavorato insieme sulle stesse proposte.

In terzo luogo, gli organizzatori hanno deciso di non avere un facilitatore professionista ad ogni tavolo per garantire una deliberazione equa ed efficiente. Ciò comporta il rischio che i cittadini più timidi rimangano in silenzio o inascoltati. Un grave errore; la facilitazione è cruciale in queste esperienze!

Queste decisioni sono particolarmente sorprendenti, dato che nessun’Assemblea dei Cittadini ha funzionato in questo modo, nonostante i francesi abbiano affermato di essersi ispirati all’esperienza irlandese.

 

Infine, pensi che la democrazia francese abbia beneficiato da questa esperienza? Ogni Paese dovrebbe realizzare un simile processo democratico?

È troppo presto per dirlo. Da un lato, dimostra che la politica elettorale tradizionale ha fallito; dopotutto, lo ammette essa stessa. Dimostra anche che i cittadini comuni possono deliberare e agire politicamente come attori politici, non solo come elettori. Dall’altro lato, non sappiamo ancora se le proposte votate dalla CCC saranno abbastanza “coraggiose” per affrontare il cambiamento climatico in modo radicale. Né se il Governo rispetterà effettivamente la sua promessa. E nel caso in cui il Parlamento o gli elettori fossero chiamati a votare sulle proposte, potrebbero rigettarle. Solo il tempo ci dirà come giudicare l’esperienza.

Come è evidente, stiamo parlando di un processo veramente e a pieno titolo democratico e non di una de-democratizzazione. Tuttavia, se un Paese vuole sperimentare un processo deliberativo del genere, è fondamentale prestare attenzione e farlo bene. Un esperimento fallimentare non farebbe che esasperare la sfiducia ed esacerbare lo scontento dei cittadini. Pertanto, è fondamentale impegnarsi fin dall’inizio affinché vengano sottoposte a referendum tutte le proposte dell’Assemblea dei Cittadini. Inoltre, è importante organizzare i vari lavori interni all’Assemblea e la sua deliberazione traendo ispirazione e insegnamento dalle evidenze scientifiche basate sui 50 anni di sperimentazioni con mini-pubblici a giro per il mondo. Senza avere la presunzione di “inventare nuovi processi”, privi di alcuna nozione e consapevolezza di ciò che è stato fatto e di ciò che la ricerca ci testimonia.

 

Qui è possibile scaricare il PDF dell’intervista originale in inglese.


A cura di Samuele Nannoni

Samuele Nannoni
Samuele Nannoni
Sono nato nel 1993 a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Fino all'avvento del covid, ho lavorato del campo dell'organizzazione eventi. Qui su TomorrowNews mi occupo soprattutto di politica, democrazia e interviste. Dal 2018 sono il coordinatore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica per la composizione di organi collegiali deliberativi. Dal 2020 sono anche tesoriere dell'associazione PoliticiPerCaso (www.politicipercaso.it), che mira a introdurre le Assemblee dei Cittadini estratti a sorte in Italia con una legge di iniziativa popolare.

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