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giovedì 29 Ottobre 2020
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Crisi Ferrari, futuro della F1 e auto elettriche: intervista a Giorgio Terruzzi

Podcast intervista
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Quest’inizio di stagione si commenta da solo. Due domande sulla Ferrari: Dove risiedono secondo lei le maggiori criticità: telaio e aerodinamica o motore? Cosa ha sbagliato il managment nella gestione della squadra?

Le due cose sono connesse. Il fatto di aver dovuto sottostare ad un patto con la federazione che ha ridotto la potenza del motore ha determinato tutta una serie di problemi del telaio e aerodinamici. Se hai una macchina che ha 1000 cv vuol dire che progetti una vettura aereodinamicamente connessa ad una potenza del genere. Se di cavalli ne hai 920, per dire, e la macchina l’hai progettata per mille, non funziona più niente. Quindi devi riprogettare una macchina e questo è un lavoro molto complesso. Sono oggetti talmente sofisticati, con tutta una serie di interconnessioni tra i vari elementi, per cui non è che se tocchi una cosa cambia tutto. Questo è uno sport molto complicato.

Probabilmente far saltare un paio di tecnici non sarà la soluzione a tutti i mali…

A me questo fa molto ridere. Siamo abituati al calcio, il pugno forte ecc. Fai saltare un tecnico e chi ci metti, un altro tecnico? Non sono dei pirla presi per strada, è gente abituata a fare quel mestiere. Non è che in questi anni hanno vinto tutti tranne la Ferrari. Ha vinto uno solo, che, peraltro, ha un budget molto più rilevante e un centro ricerca e sviluppi, quello della Mercedes, che è abituato alle macchine ad alte prestazioni. Il calcio fa danni pazzeschi nella cultura sportiva, perché qua stiamo parlando di un universo che è di altissima complessità. Che uno sbagli ci sta, ma non è che cambiando tecnico succeda niente.

Nel 2018, a metà stagione, Simone Resta, uno dei progettisti della vettura del 2018 e del 2017, fu mandato in prestito all’Alfa Sauber. Considerando che forse quelle Ferrari sono state le migliori dell’era turbo-ibrida, come mai siamo arrivati a quella scelta?

Però allora, una volta tornato indietro Simone Resta, la macchina sarebbe dovuta essere chissà che cosa. Non è mai così. Intanto c’è un’intuizione tecnica che determina un ciclo felice o no. Non sempre arriva un’idea così. Purtroppo mi rendo conto che, da appassionati, si faccia fatica a sopportare uno stato di cose così deludente e insoddisfacente. Però è una gabbia che durerà a lungo, i regolamenti sono bloccati fino al 2022.

Ferrari

A tal proposito, con il congelamento delle vetture attuali per la stagione 2021, siamo condannati ad altri due anni di dominio Mercedes?

La vedo un po’ difficile andare a prendere “questi qui”. Bisognerebbe fare tutta una serie di osservazioni su ciò che non vediamo, ma è difficile cambiare il trend quest’anno e l’anno prossimo.

Parlando del managment della Ferrari, si ha un po’ la sensazione che Camilleri ed Elkann siano un po’ meno presenti rispetto ai Montezemolo e Marchionne. Il primo conosceva e frequentava da tempo il mondo della F1, Marchionne invece era arrivato da poco ma comunque sembrava aver preso a cuore la questione Ferrari.

Sì, però non disegnano le macchine.

Certo, però sul piano politico..

Alla Ferrari se c’è un piano sul quale ha funzionato tutto è il piano politico. Hanno ottenuto un sacco di risultati sul piano politico, perché “il patto della Concordia” lo firmano e il “budget cap”non è piombato a terra.. ci sono un sacco di elementi a favore sul piano politico. Va male sul piano tecnico. E lì i Montezemolo, Marchionne, Mario Draghi ecc non cambiano granché.

Lei frequenta i paddock dagli anni ’70, quindi di epoche della F1 ne ha viste diverse. Potrebbe darci un giudizio su questa era turbo-ibrida? Si è abbandonato la vocazione della ricerca della massima prestazione per sposare valori come sostenibilità ed abbassamento dei consumi?

Le prestazioni sono comunque rilevanti, il problema sono i costi da sostenere per arrivare a tali prestazioni. La scelta, secondo me disastrosa, di varare le Power Unit, significa investire in modo spaventoso per realizzare motori che ben pochi possono permettersi di realizzare. Il problema è che è una strada ormai presa, che ha prodotto dei costi così rilevanti per cui tornare indietro diventa difficile. Questo, oltretutto, preclude l’ingresso ad altri. Oltre a ciò, c’è un’iperbole di elettronica pazzesca. Poi si figuri, io sono anche contro le comunicazioni radio con il pilota ai box. Siamo dentro un irreversibile ingorgo da tecnologia ed elettronica.

Comprendo perfettamente il suo discorso. C’è da dire però che ci sono alcuni Gran Premi, come quello di Singapore, in cui i primi giri si viaggia 10 secondi più lenti rispetto alla Pole Position. Forse mantenendo i motori turbo-ibridi si potrebbe ipotizzare una soluzione che consenta ai piloti di “spingere” un po’ di più. Oggi sembra che i piloti debbano essere soprattutto bravi a gestire i consumi e le gomme.

A mio avviso il problema non è il tempo sul giro, il problema è superare e pagare gli errori. Ci sono un sacco di elementi che salvano i piloti. Un sacco. Le vie di fuga di un certo tipo, l’elettronica… Non cambia un granché se una macchina fa 1’20” o 1’18” sul giro, cambia se quelle macchine si sorpassano venti volte. É questo che conta. Senza considerare che ormai questa “deriva da Covid-19”, causerà anche problemi per quanto concerne il reperimento degli sponsor e non solo. Vedo una sorta di lentezza nell’adeguarsi alle criticità che è inversamente proporzionale alla velocità con la quale si risolvono un sacco di problemi, anche tecnici.

Sempre restando sul tema dei regolamenti tecnici, la sensazione è che negli ultimi 30 anni la F1 abbia avuto dei cicli vincenti: Williams, Ferrari, RedBull e adesso la Mercedes. I regolamenti tecnici, più che rispondere ad una visione strategica di lungo periodo, a volte sembrano fatti per cercare di far finire un dominio di una determinata scuderia. Per cercare di rimescolare un po’ le carte in tavola.

Si, però forse non è neanche un male. Quanta gente guarderebbe i GP dopo 5 vittorie consecutive di Hamilton?

Si, in fin dei conti rimane uno spettacolo che deve essere venduto..

Non c’è divertimento se la domenica vince sempre il solito. Poi emergono anche alcune assurdità: questa vicenda della Racing Point è ridicola. Chiunque lavori in Formula Uno alla frase “abbiamo coperto con le fotografie” ride. Stiamo parlando di strumenti curati nei dettagli, in frazioni di millimetro, con computer sofisticatissimi. Ci sono dei paradossi continui. Come se in qualche modo ci fosse sempre una zona di mistero e di non chiarezza troppo rilevante.

Su questo la FIA non sembra avere le idee molto chiare.

Mi sembra abbastanza scandaloso che il capo della FIA dica “ci siamo dimenticati di guardare i freni, non siamo andati a far l’ispezione“. Fa un po’ ridere, no? Il problema è che si rischierebbe di andare a “tarallucci e vino”, perché se si scopre che questi freni sono uguali, cosa fai? squalifichi la Racing Point? La penalizzi? Sì, ma devi farlo anche con la Mercedes. Perché se sono uguali qualcuno glieli ha passati. Non so se la F1 in questo momento possa permettersi uno scenario simile.

Un’ultima domanda. Pat Symonds, il responsabile tecnico della Formula Uno in seno alla FIA, ha detto che dal 2025 potrebbero esserci motori a due tempi e con eco-carburanti. Non sarebbe dunque una F1 al 100% elettrica, come invece molti immaginavano. Al di là della notizia in sé, secondo lei è cruciale che in futuro la FIA, la Formula Uno e i team, prendano delle decisioni giuste per il regolamento tecnico, per evitare di orientarsi verso motori che non appassionino il pubblico?

2025.. mi sembra di parlare di un’epoca in cui sarò deceduto (risate collettive). Poi ho la sensazione che la parabola dell’elettrico cali. Stiamo parlando di un’alternativa che continua ad inquinare. Le batterie determinano inquinamento già dal momento in cui vengono prodotte, poi non esiste ancora un sistema di smaltimento delle batterie elettriche. Non è tutto rose e fiori.

Quindi il suo discorso sull’elettrico non è relativo esclusivamente a Formula Uno e Motorsport, ma è rivolto a vetture e case automobilistiche in generale?

Sì. Tutti stanno producendo vetture elettriche, ma non vedo città che si attrezzano per far viaggiare l’automobilista in elettrico. Perché se compri una macchina elettrica, ma ogni venti minuti sei nei casini perché non sai dove caricarla, il problema diventa decisivo.

Ad oggi per disporre di 500 km di autonomia c’è il rischio di dover spendere 15.000 euro di batterie.

Ma poi dobbiamo discutere come guidi, se guida mia mamma di 80 anni fai 500 km. Se guida il mio amico “che tira” ne fai 300 ad andar bene. Poi se prendi la macchina per andare a Roma..

In autostrada non ci sono colonnine..

Appunto. Ci sono un sacco di elementi un po’ contraddittori su questo tema, oltre al discorso accennato in precedenza sull’inquinamento. In fin dei conti, con ogni probabilità un diesel evoluto è meno inquinante.

É un tema sicuramente meritevole di approfondimento, c’è un grande dibattito. I diesel non sono più quelli di prima.

Non solo, ma poi non si possono vendere a caro prezzo delle macchine iper moderne, iper confortevoli, iper accessorizzate, per poi rendere la percorrenza incerta, perché non sai come fare a continuare il viaggio nel momento in cui la batteria si scarica. Io, che sto parlando da Milano, non avendo un box non saprei come fare.

Ma banalmente anche se durante un weekend in montagna il conducente incorre in un guasto al veicolo, è tutto da vedere che riesca a trovare un meccanico in grado di lavorare su quei tipi di veicoli.

Appunto.

I super ottimisti le risponderebbero che l’elettrico in questi anni sta facendo segnare percentuali di crescita a 2/3 zeri..

(ride)

E che ci sarà un boom tipo quello avvenuto per gli smartphone. Però concordo con lei che, vista l’arretratezza delle nostre infrastrutture, non darei niente per scontato.

Dico semplicemente che c’è un’esposizione verso l’elettrico, delle case automobilistiche da una parte, della comunicazione dall’altra, alla quale non corrisponde un’evoluzione di tutto quello che l’elettrico necessita per trasformarsi in un vantaggio.


A cura di Guido Venturini e Michele Seremia

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