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sabato 23 Ottobre 2021
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Cuius Regio, Eius Religio: libertà religiosa nel XXI secolo

 

Libertà religiosa, questa sconosciuta. Smaltito l’interesse per il rilascio e il successivo rientro in Italia di Silvia Romano, quasi nessuno si è più curato della vicenda. Il prepotente ritorno della pandemia (mai realmente scomparsa, ma come tutti gli italiani anche lei in ferie durante l’estate) assieme al clamore per le elezioni regionali in Italia e l‘elezioni Presidenziali statunitensi ha sottratto al giornalismo italiano qualsiasi tipo di interesse per la vicenda. Gli unici che nei giorni scorsi hanno realizzato un servizio sulla vicenda sono state le Iene con la loro classica “clamorosa” inchiesta che lascia come troppo spesso accade nei loro servizi più domande che risposte.

Il suo rilascio fu accompagno da feroci critiche a causa della sua conversione all’Islam durante il periodo di prigionia. Provando a ignorare tutti gli aspetti creepy della vicenda (tra cui i commenti sessisti, violenti e i giudizi inopportuni classici del mondo del web) è giunto il momento di prendere in considerazione una tematica poco considerata: nel XXI secolo siamo liberi di professare il culto che desideriamo?

Legami Indissolubili

Nel mondo occidentale il sottile equilibrio che regola il diritto e la religione è sempre stato un elemento molto delicato ed estremamente sensibile su cui intervenire. Nel saggio scritto da Benedetto Croce nel 1942 “Perché non possiamo non dirci ‘cristiani’” il celebre storico e filosofo affermava

“perché non possiamo non dirci cristiani a prescindere dal credo che effettivamente professiamo, ma solo per il fatto di vivere in stati sviluppatisi col cristianesimo. Il cristianesimo, come religione storicamente di riferimento nel mondo occidentale, ha profondamente inciso sulle strutture giuridiche degli Stati occidentali, ma l’influenza è stata calmierata, sarebbe meglio dire equilibrata, da due fattori: uno endogeno alla religione cristiana ed uno ad essa esogeno.”

I due fattori a cui fa riferimento sono il Vangelo, l’elemento endogeno, e la cultura giuridica greco romana, il fattore esogeno. La coesistenza di questi due fattori nel corso della storia ha forgiato la cultura e la storia dell’Europa. La simultanea esistenza delle strutture giuridiche civili da una parte e religioso-cristiane dall’altra sono state le basi per la rinascita di un grande Impero all’interno dell’Europa che mantenesse vivo le tradizioni del tardo Impero romano: su queste basi infatti poggiava il Sacro Romano Impero.

Prima e dopo l’Impero – la cui fondazione si attribuisce per tradizione al sovrano carolingio Carlo Magno con l’incoronazione della notte di Natale dell’800 per mano di Papa Leone III (la spada e il vangelo, il potere di applicare e far rispettare le leggi degli uomini e la legge divina) – il Diritto e il Vangelo sono stati tra i grandi protagonisti della storia delle popolazioni europee e mediorientali per decine di secoli.

 

Cuius Regio, Eius Religio: Religione, Politica e Diritto

L’impero Romano è universalmente riconosciuto come uno dei più fulgidi esempi di libertà di culto: al suo interno infatti erano tollerate tutte le fedi religiose proveniente da qualsiasi parte dell’impero. Proprio questa tollerenza dei culti era un escamotage finemente pensato da Roma per non creare all’interno delle aree controllate tensioni e rivolte.

L’avvento del Cristianesimo però cambiò radicalmente l’approccio dell’Impero verso le altre religioni. I cristiani rappresentavano infatti una minaccia per le fondamenta dell’impero: una religione che proibiva ai suoi praticanti di uccidere sottraeva importanti risorse alle fila delle legioni romane e la visione pauperistica della società cristiana, dove gli ultimi (poveri, schiavi, sottomessi) sarebbero stati un giorno i primi, era in contrapposizione con la concezione elitaria di società dell’impero di Roma.

Solo con Costantino (Editto di Milano, 313 d.c.) prima e Teodosio (Editto di Tessalonica, 380 d.c.) poi, la fede cristiana potè essere professata senza rischiare la persecuzione ed il martirio. Proprio l’editto di Teodosio capovolse la situazione: la religione cristiana divenne la principale religione dell’Impero e gli alti culti, in prevalenza i culti orientali, inizieranno a essere ostracizzati e malvisti. Dietro le concessioni di Costantino e Teodosio non risiedono soltanto ragioni di natura religiosa, ammesso e non concesso che ci siano effettivamente mai state. Nonostante entrambi gli imperatori giustificassero gli editti con delle vere e proprie epifanie, le motivazioni politiche e sociali furono sicuramente determinati. La libertà di culto e il modo di interpretare la religione subì nel corso di tre secoli un radicale rivoluzione a causa della comparsa e dell’affermazione del Cristianesimo.

Da quel momento in poi la fede cristiana e la politica sono rimaste legate tra loro in un rapporto di incessante conflittualità fino alla Pace di Vestfalia del 1648 che decretò, sulla carta, la fine delle guerre di religione e l’affermarsi del principio del Cuius regio, eius religio. Questa espressione fu coniata nel 1555 in occasione della Pace di Augusta siglata dall’imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d’Asburgo e dalle forze della Lega di Smalcalda per determinare la religione dell’Impero come coesistenza tra il luteranesimo e il cattolicesimo. Queste due date furono fondamentali per l’affermazione della libertà di culto in Europa. In linea assolutamente teorica, i prìncipi e le città libere avevano il potere di scegliere in maniera arbitraria se aderire o meno al neonato culto luterano. Non altrettanto liberi di scegliere erano le genti che abitavano in tali regni o città: qualora la religione adottata fosse stata diversa dalla loro non vi era altra scelta se non convertirsi o emigrare. Solamente dopo il 1648 anche ai sudditi fu concesso di poter scegliere e professare liberamente il culto in cui credevano.

Augusta e Vestfalia sono stati due passi importanti per la creazione della sovranità nazionale e del concetto moderno di Stato nazione. La libertà di culto venne qui utilizzata dai prìncipi del Sacro Romano Impero come strumento per affermare il loro potere e la loro “indipendenza” dagli Asburgo.

Libertà religiosa oggi: cosa si intende e come siamo messi?

Che cosa si intende oggi con l’espressione “libertà di religione” o “di culto” nel mondo occidentale? Tali espressioni racchiudono in sè tre concetti: la libertà di professare una qualsiasi religione o credo, sia in forma privata che in forma comunitaria; la libertà di non essere costretti a professare un culto particolare o anche alcun culto (c.d. libertà di ateismo); libertà di proselitismo.

Dal punto di vista giuridico infatti l’Articolo 10 – Libertà di pensiero, di coscienza e di religione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE tutela la libertà di culto in tutte le sue forme. L’articolo infatti afferma:

  1. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o convinzione, così come la libertà di manifestare la propria religione o la propria convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.

  2. Il diritto all’obiezione di coscienza è riconosciuto secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio.

Lasciando da parte il discorso sulla laicità dello Stato, nel corso dei secoli le violazioni alla libertà di culto si sono manifestate come scusa per coprire motivazioni socio-politico-economiche. Come spiegato con i due esempi storici dell’Impero Romano e del Sacro Romano Impero, la libertà di culto è stata utilizzata come un mezzo per perseguire la stabilità politica, rivendicare la propria autorità e stabilire un’identità collettiva attorno a un credo religioso. Nella ricerca di equilibri e di formazione degli stessi, l’aspetto religioso è stato soltanto un arteficio come altri per ottenere o togliere ogni qualsivoglia genere di vantaggio.

Secondo la decima relazione annuale di Pew Research nel decennio 2007-2017 i governi di tutto il mondo, tra cui alcuni governi europei che casualmente sono gli stessi che frenano sulla ripartizione dei migranti, hanno inciso in misura crescente sulle credenze e sulle pratiche religiose, limitando la “libertà di culto”. In particolare sono stati registrati ripetuti episodi di antisemitismo e islamofobia, fra cui vessazioni, discriminazioni, incitamenti all’odio e atti vandalici.

I nuovi dati raccolti nel 2019 dall’Office for Democratic Institutions and Human Rights (ODHIR) dell‘Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) raccontano che i gesti di intolleranza verso gli ebrei hanno rappresentato il 22% dei crimini d’odio. Quello che forse maggiormente sorprende, allargando l’orizonte, è come i crimini nei confronti dei Cristiani (573) sia superiore a quello verso i Musulmani (507) [N.d.R.: I paesi dell’OCSE dovrebbero oggi rappresnetare la porzione dei paesi “più avanzati” al mondo].

Liberi di professare, ma non troppo

In questo contesto di sola tutela giuridica della libertà religiosa, non appaiono più cosi incomprensibili le critiche mosse a Silvia Romano in merito alla sua conversione. La tolleranza religiosa è un valore che si sta lentamente perdendo in molte parti del mondo a partire proprio dai paesi Europei che per primi introdussero la tutela legale all’interno delle loro giurisdizioni.

Gli atti di discriminazione religiosa, assieme ai crescenti episodi di xenofobia, potrebbero essere uno dei tanti effetti collaterali della globalizzazione (forzata) del terzo millennio. Nel rinascimento i contributi di umanisti del calibro di Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro posero le basi per la creazione di una tolleranza religiosa paneuropea che venne successivamente sviluppata e contestualizzata dall’Illuminismo. Il XXI secolo si sperava potesse essere diverso dal Novecento, secolo in cui i genocidi e le persecuzioni religiose sono state al centro dei conflitti territoriali e mondiali.

Essere liberi di professare il proprio credo religioso deve essere un diritto inalinabile di qualsiasi essere umano in ogni parte del mondo. La crescente radicalizzazione religiosa da parte del mondo musulmano e l’islamofobia che di contro accompagna questa tendenza all’interno del mondo occidentale sono una delle sfide che la nostra società deve raccogliere e affrontare senza troppa ipocrisia.

 

N.d.r. : Per un accurato approfondimento consiglio il seguente articolo http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/la-liberta-religiosa-breve-storia-ed-evoluzione/


A cura di Filippo Fibbia

Filippo Fibbia
Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.

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