Samuele Rizzoli, 27 anni di origini bolognesi, vive come monaco nel tempio di Radha-Krishna a Londra. Un percorso intricato di
viaggi, studio e musica lo ha portato all’imprevedibile scelta di unirsi alla comunità spirituale dei devoti di Krishna nella capitale inglese. In quest’intervista ho chiesto a Samuele, conosciuto ora col nome spirituale di Shyam Govinda das, di raccontarci la sua storia.

 

Samuele, com’è nata la scelta di diventare un monaco? Quando, in che momento della tua vita e perché?

Direi che la scelta è nata dal personale bisogno di profondità e il rifiuto della superficialità. Tutto è avvenuto in modo spontaneo e magico. Ricordo che da bambino a 11 anni confessai a miei genitori che un giorno sarei voluto diventare prete. Crescendo, la mia educazione cattolica però viene presto rimpiazzata da mille altre attrazioni, in particolare la musica cosiddetta alternativa, i concerti, le serate, le ragazze, ecc. A 21 anni, sono uno studente universitario che, seppur agnostico, decide di partire per due settimane di volontariato in un tempio buddista. Quella è la mia prima esperienza vera a contatto con le culture spirituali dell’Est. Seguono gli anni degli studi magistrali tra Bologna, Masachussetts e Regno Unito, i quali diventano progressivamente sempre più caratterizzati da un maggiore interesse per la meditazione e la spiritualità.

Venendo da una famiglia di tradizione cristiana, matura in me il desiderio di capire cosa accomuni tutte le religioni del mondo e provare a vivere secondo tali principi. È in particolare durante il periodo di studio presso l’Oxford Centre for Hindu Studies che maturo la consapevolezza che l’essenza di ogni religione è in definitiva la medesima: risvegliare in noi l’amore per il Divino e la compassione per tutti gli altri esseri viventi.

Una volta terminati gli studi, all’età di 25 anni, scelgo di unirmi alla comunità del tempio londinese di Radha-Krishna, che avevo assiduamente frequentato durante il mio ultimo periodo di studi. A volte devi scervellarti per capire quale sia la scelta giusta da fare nella vita, ma sorprendentemente la decisione di diventare monaco, piuttosto che di iniziare una carriera lavorativa, è avvenuta in maniera del tutto naturale, come fosse un tappa obbligata per la realizzazione del mio destino.

Il termine monaco non è propriamente corretto. Noi per la precisione siamo brahmacari, che in sanscrito indica lo stadio spirituale di coloro che vivono come studenti celibi e dedicati al servizio dei maestri spirituali. Il brahmacariato è un periodo di formazione spirituale al seguito del quale si può scegliere di avere una famiglia oppure intraprendere una carriera lavorativa.

 

Che cambiamenti e ripercussioni ha avuto sulla tua vita precedente questa scelta?

Diventare brahmacari ha avuto grandi ripercussioni, ma tutte estremamente positive! Te ne cito alcune. Sono diventato vegetariano e celibe, ho smesso di fumare e bere, e ho rinunciato ad avere uno stipendio devolvendo invece tutte le mie energie e tempo alla comunità di cui faccio parte. Ma questi “cambiamenti” esterni sono volti esclusivamente al vero cambiamento, quello interiore; in altre parole, lo sviluppo di valori spirituali.

Vivere in un ashram insieme ad altri 13 ragazzi provenienti da tutto il mondo significa rinunciare a intimità e privacy e a molti dei “piaceri” a cui ero abituato. Ammetto che non è stato facile. Allo stesso tempo, però, mi ha permesso di scoprire e sviluppare qualità e aspetti di me di cui nemmeno ero consapevole prima. Come si dice spesso, solo se abbiamo il coraggio di uscire dalla zona di comfort possiamo vivere con intraprendenza, continuando quindi a crescere in forza e consapevolezza.

 

Cosa significa essere un monaco nel 2019 a Londra? E perché la scelta di Londra?

Bellissima domanda, grazie! Essere un monaco Hare-Krishna nel 2019 a Londra (per la precisione nel centro di Londra!) è proprio ciò può sembrare: un paradosso! Ed io ho sempre adorato i paradossi. Nello specifico, significa vivere nell’ombelico del materialismo moderno e simultaneamente condividere col mondo intero uno stile di vita alternativo che ha origini molto antiche e del tutto spirituali. Significa vivere nell’epicentro del consumismo/edonismo/capitalismo, e allo stesso tempo abbracciare il cambiamento che desideriamo vedere nel mondo.

La presenza di noi monaci in centro a Londra è paradossale, eppure fondamentale. Negli ultimi due anni ho appurato che in troppi, soprattutto giovani, si trovano in situazioni di malessere (depressione, ansia, panico, insicurezze economiche, solitudine…) ma, presi (e persi) nella frenesia del ritmo metropolitano, non hanno modo e tempo per far fronte ai loro problemi. Le soluzioni tanto spirituali quanto pragmatiche che proponiamo noi (tra cui lo yoga, la meditazione, dieta ayur-vedica), sono la dimostrazione che l’antica saggezza sacra dell’India è oggi più che mai rilevante.

 

Come si svolge la tua giornata? Quali sono le tue principali attività?

Sveglia presto, alle 3 o 4 di notte, doccia fredda e via con il programma di preghiera mattutino. Questo è costituito da pratiche meditative collettive ed individuali, di canti e danze. Perché ci svegliamo così presto? Perché è appurato che l’alba è il momento più consono per la trascendenza, la contemplazione e l’introspezione.

Alle 8:30 facciamo colazione (preparazioni vegetariane cucinate da noi), dopo di che abbiamo un momento di studio in cui i membri dell’ashram leggono e discutono testi sacri quali Bhagavad-gita, SrimadBhagavatam, Upadesharmita. Il resto della giornata varia a seconda degli impegni di ciascuno. Principalmente io tengo corsi di meditazione e filosofia vedica nelle università o centri di meditazione e yoga. Altre volte invece trascorro tante ore in cucina, altre volte a suonare musica sacra.

Molti non lo sanno, ma le giornate di un giovane Hare-Krishna sono dinamiche e piene di gioia e divertimento. Come insegnava San Francesco, la vita spirituale è “perfetta letizia”.

 

In effetti, quando si parla di monaci la prima immagine è quella di un eremita, isolato da tutto e tutti. Ma la tua vita non è esattamente così, giusto?

Esattamente! L’immagine dell’eremita è comune, ma del tutto fuorviante nel nostro caso. Ho spiegato che stare nel tempio a Londra significa tutto fuorché essere isolati. Certamente lo spirito di rinuncia è fondamentale. Infatti la nostra formazione è incentrata sulla conoscenza e pratica dei valori spirituali e il servizio nei confronti dei maestri e della comunità. Ma ciò non significa che facciamo una vita austera e di stenti, anzi. Parte della nostra pratica consiste piuttosto proprio nel fare festa celebrando le glorie di Krishna. Forse questo video può rendere l’idea.

Com’è possibile che dei monaci facciano festa? Un principio importante della nostra cultura è quello di yuktam-vairagyam, che in sanscrito significa la “rinuncia attraverso l’utilizzo”. Secondo questo principio, non c’è bisogno di isolarsi in una caverna in Himalaya per fare avanzamento spirituale. Bensì, occorre imparare ad essere se stessi e ad utilizzare le proprie risorse personali, qualsiasi esse siano, in modo spirituale. In altre parole, noi non vogliamo scappare dal mondo, vogliamo piuttosto stare nel mondo ma con una coscienza spirituale, ovvero operare secondo i principi di devozione verso Dio e servizio verso tutti gli esseri viventi e l’ambiente.

 

Quali sono i fondamenti e i principi della religione che segui e pratichi?

Aspettavo con trepidazione questa domanda. Potrei scrivere un libro in risposta, ma cercherò di essere conciso. Quella che seguo e pratico sé in realtà un’antica tradizione spirituale chiamata bhakti. Piuttosto che una religione, si tratta di un processo universale della realizzazione del sé che ha come obiettivo la “devozione per l’Assoluto”. Per definizione bhakti non è qualcosa di settario bensì una cultura spirituale universale che si trova all’interno di qualsiasi sistema religioso, sia esso Cristianesimo, Ebraismo, Islam o Induismo. Com’e’ possibile questo? È possibile perché la bhakti, ovvero l’innata tendenza di amare e ad essere amati, è ciò che in profondità accomuna ogni uomo, al di là del credo religioso, nazionalità, colore della pelle e classe sociale.

Concretamente? La nostra pratica quotidiana consiste nella meditazione sul suono sacro del mantra di Krishna e lo studio della letteratura sacra sanscrita. Inoltre diamo molta importanza al consumo esclusivo di pietanze vegetariane fatte in casa offerte a Krishna, insieme all’associazione e il servizio di coloro che praticano la bhakti. Tutto ciò ha lo scopo di insegnarci a vivere ogni giorno con il desiderio di servire in ogni circostanza tutto ciò che al Divino è caro, ovvero noi stessi e tutti gli altri esseri umani, ma anche gli animali e l’ambiente.

 

Cosa ti ha spinto ad abbracciare questa fede che ha il proprio fondamento in terre così lontane come l’India?

Quello che davvero mi ha spinto è stata la ricerca della bellezza e della profondità. La mia vita come musicista viaggiatore e studente era entusiasmante, eppure era come se mancasse qualcosa. Qualcosa di “vero e sincero”. Cercavo di capire chi io fossi davvero e a cosa avrei voluto dedicare davvero la mia vita. Quando ho avuto la fortuna di conoscere persone speciali che vivevano il bhakti-yoga allora è stato come se una scintilla antica si fosse ad un tratto riaccesa dentro di me.

Citando le tue parole, ti direi che non sono stato io ad abbracciare questa fede, piuttosto questa fede ha abbracciato me, ed io non ho avuto alternative!

 

La musica ha sempre rivestito un aspetto importante nella tua vita. È ancora così? In che misura? Sam la vie esiste ancora?

Si certo! La musica è sempre stata estremamente importante per me, sia suonarla, che ascoltarla che scriverla. Non credo che questo cambierà mai, e oggi la musica è più che mai presente nella mia vita.

Secondo la tradizione della bhakti, il suono e la contemplazione del suono sono il metodo più efficace per il risveglio della nostra natura spirituale addormentata. Quindi come puoi capire, non mi riferisco a musica semplicemente intesa per l’intrattenimento o lo svago, bensì musica sacra per la connessione con il divino. Immergendosi nella vibrazione del suono dei mantra eseguiti con devozione, si può facilmente esperire la gioia eterna dello spirito. Provare per credere!

Sì, il mio progetto musicale Sam la vie ancora esiste e cerco di scrivere canzoni integrando la mia passione per la musica contemporanea e la mia vita spirituale. Faccio questo sulle orme di George Harrison, il membro dei Beatles che, come in molti ricorderanno, produsse molte canzoni e persino interi album in glorificazione a Krishna, tra le più famose My Sweet Lord. A tal proposito, ne approfitto per promuovere un nuovo brano che ho scritto e interpretato insieme al rapper Londinese Jake Emlyn. Spero vi piaccia!

 

In conclusione, ci terrei ad invitare tutti coloro che hanno trovato questa lettura interessante a non esitare a contattare e visitare i nostri centri Iskcon (International Society for Krishna Consciousness) presenti nelle principali città di tutto il mondo, comprese quelle italiane. Al contempo, per gli appassionati di filosofia e tutti i ricercatori spirituali consiglio la letteratura di Srila Prabhupada, disponibile online in lingue inglese.

Grazie di cuore!


A cura di Samuele Nannoni

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Samuele Nannoni

Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Attualmente lavoro nella Event Division di un'azienda che opera nel settore delle energie rinnovabili. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la composizione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Attualmente lavoro nella Event Division di un'azienda che opera nel settore delle energie rinnovabili. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la composizione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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