L’agenda politica di questi giorni è quanto mai affollata. Alcuni giorni fa è stato approvato il decreto Genova, a fine mese arriverà alla Camera il decreto fiscale. Nel frattempo si litiga sul ddl anticorruzione e si inizia a contestare il disegno di legge del leghista Pillon. Ma sono molte altre le questioni sul tavolo. Tra i provvedimenti più importanti c’è sicuramente la conversione in legge del decreto sicurezza, approvato al Senato il 7 novembre e calendarizzato alla Camera per oggi.

Il decreto sicurezza riguarda in primo luogo i cittadini stranieri immigrati in Italia e coloro che arriveranno in futuro. L’abrogazione della protezione umanitaria e le regole più stringenti per l’ingresso nel paese fanno sì che d’ora in poi il numero dei migranti che possono entrare legalmente in Italia sarà inferiore, ma anche che molti di coloro che da diversi anni risiedono legalmente nel nostro paese perderanno il permesso di soggiorno al momento del rinnovo, passando nella clandestinità.

La legge proposta da Salvini tocca però anche altri punti centrali. Tra questi in primo luogo le disposizioni del titolo secondo in materia di sicurezza pubblica e di prevenzione del terrorismo. Il colpo più duro è inferto alle manifestazioni non autorizzate, dopo la depenalizzazione del 1999: i blocchi stradali, che spesso ne sono un corollario, vengono riportati infatti nel penale. L’articolo 23 prevede che il blocco stradale durante una manifestazione sia punito con la reclusione da uno a sei anni, da due a dodici anni nel caso, molto probabile, che il fatto sia commesso da più persone. Il testo del Senato ha specificato, perlomeno, che laddove l’ostruzione avvenga non con oggetti ma solamente col proprio corpo la sanzione è di carattere amministrativo (dai 1.000 ai 4.000 euro).

L’offensiva continua nei confronti delle occupazioni: l’articolo 30, nelle disposizioni in materia di occupazioni arbitrarie di immobili, inasprisce la pena per gli occupanti. Finora le condanne potevano produrre al massimo due anni di reclusione, risolvendosi spesso in punizioni di carattere pecuniario. Dal 26 novembre è possibile che si rischino condanne da uno a tre anni. O piuttosto da due a quattro anni, se gli occupanti sono più di cinque (in precedenza ciò si applicava per più di dieci). La pena è aumentata – ed è una novità – per i promotori dell’occupazione.

C’è poi l’estensione del DASPO urbano di Minniti, che vieta l’accesso ad alcune aree delle città per chi “ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione” di infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie, aeroporti) e altre aree individuabili dai regolamenti della polizia urbana: a titolo di esempio lo scorso maggio è stata allontanata su queste basi una persona che elemosinava sulle scale di una fermata metro milanese. L’articolo 21 del decreto estende la tipologia di aree individuabili dalla polizia come interessate dal DASPO. Un’altra norma contro i poveri è il nuovo reato di “esercizio molesto dell’accattonaggio” (sempre articolo 21), che prevede la reclusione da tre a sei mesi per chi chiede l’elemosina fingendosi malato o disabile.

C’è infine l’introduzione del Taser in via sperimentale: i comuni con oltre centomila abitanti possono dotare le proprie forze dell’ordine della pistola elettrica, come sperimentazione per sei mesi, e quindi, in seguito ad “esito positivo” della sperimentazione, in via definitiva.

L’insieme di queste norme colpisce certamente i centri e i movimenti sociali, agendo in modo repressivo nei confronti di occupazioni e manifestazioni. Salvini strizza l’occhio da un lato ai propri elettori, prendendo di mira uno dei loro spauracchi e nemici classici e rafforzando così il suo consenso. Al contempo ostacola ulteriormente il dissenso, punendo le espressioni di disagio sociale e cercando di mantenere l’ordine non attraverso misure di redistribuzione ma attraverso la repressione.

Anche la sua guerra ai poveri si configura come una guerra alla loro visibilità e alla loro capacità di esprimere le proprie esigenze. Ovviamente i più colpiti sono di nuovo gli immigrati, che possono essere espulsi (formalmente) se viene avviato contro di loro, ben prima della condanna, un processo anche solo per furto semplice o minaccia a pubblico ufficiale.

Da questo punto di vista, si noti che la stretta contro manifestazioni e occupazioni si intreccia con le norme ormai datate che prevedono la possibilità di espulsione degli stranieri condannati ad oltre due anni di reclusione. Alla luce delle proteste e dei movimenti contro lo sfruttamento lavorativo degli ultimi anni, che hanno coinvolto ampiamente anche i migranti dalla logistica all’agricoltura, è chiaro che il decreto vuole colpire anche questi ultimi, ostacolando ulteriormente la loro capacità di reagire alle condizioni di miseria e sfruttamento cui sono sottoposti e prevenendone l’integrazione.

Eppure, salvo cambiamenti sempre possibili del testo definitivo, stupisce che una legge così fortemente repressiva nei confronti delle espressioni di dissenso e di protesta sia approvata dal Movimento Cinque Stelle, che sui No Tav e i movimenti di opposizione ha costruito gran parte della sua carriera.


A cura di Fabio Santoro

 

Per approfondire:

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/10/04/18G00140/sg

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01080098.pdf

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Fabio Santoro

Nato nel 1992, sono cresciuto tra la bassa parmense e Parma città, dove ho frequentato le scuole fino al liceo. Mi sono trasferito a Torino ormai cinque anni fa per studiare Filosofia, e quindi Scienze Internazionali, di cui sto frequentando l'ultimo anno. Da sempre attratto da tutto ciò che ha a che fare con la politica, i miei interessi sono vari, a volte anche un po' dispersivi, ma concentrati per lo più nell'area del nostro vecchio continente.
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Fabio Santoro

Nato nel 1992, sono cresciuto tra la bassa parmense e Parma città, dove ho frequentato le scuole fino al liceo. Mi sono trasferito a Torino ormai cinque anni fa per studiare Filosofia, e quindi Scienze Internazionali, di cui sto frequentando l'ultimo anno. Da sempre attratto da tutto ciò che ha a che fare con la politica, i miei interessi sono vari, a volte anche un po' dispersivi, ma concentrati per lo più nell'area del nostro vecchio continente.
3 Comments

3 Comments

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    Fabio Pignotti

    26 Novembre 2018 - 8:19

    Articolo molto interessante, giustamente critico senza le punte polemiche che potrebbero comunque esserci. Visto che non sono un articolista mi permetto di aggiungere che le misure repressive messe in atto dal governo sono evidentemente misure di stampo elettorale; misure spot che dietro l’apparente determinazione nascondono tutto il vuoto possibile. La stretta sul diritto di soggiorno si scontra con l’impossibilità di debellare la clandestinità; la minaccia dei rimpatri si scontra con la mancanza di accordi bilaterali con i paesi di provenienza dei condestini; l’utilizzo del taser si scontra con la carenza cronica di personale e le finanze dei vari corpi di polizia (emblematico il caso dei braccialetti elettronici); la definizione di accattonaggio molesto si scontra con l’intasamento dei tribunali e con la definizione di “molesto”. L’unica cosa che è evidente è l’accettazione acritica da parte del M5S. Mi permetto di dire: nessuna meraviglia, visto che l’accordo tra Grillo e la Casaleggio e ass. da una parte e la Lega di Salvini dall’altra, serviva proprio a fornire parlamentari disponibili a qualsiasi votazione in parlamento.

    • Samuele Nannoni

      Samuele Nannoni

      9 Maggio 2020 - 12:13

      Ciao Fabio! Mannaggia, ci eravamo persi questo commento. Grazie mille!

  • Sicurezza o repressione? La terza legge della società

    1 Gennaio 2019 - 19:29

    […] o meno, e in generale contro chiunque non appartenga all’etnia caucasica. Così, infatti, il decreto Sicurezza da poco approvato prevede lo sgombero dei centri di accoglienza organizzati da associazioni e […]

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