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giovedì 29 Ottobre 2020
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Developmental State: il modello che ha reso grande l’Est asiatico

Il miracolo asiatico: nascita e sviluppi

A partire dalla seconda metà del XX secolo alcuni Stati della regione Est-asiatica imboccarono la strada dello sviluppo economico, industriale e finanziario. L’evoluzione è stata incredibile: tali paesi hanno visto quadruplicare il proprio PIL in soli 20 anni, con un tasso di crescita media annua pari al 7%. Anche per quanto concerne l’aspettativa di vita il progresso è stato repentino, con il raggiungimento di livelli equiparabili a quelli dei Paesi occidentali. In particolare, la crescita ha interessato soprattutto: Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Hong-Kong, Singapore, Malesia, Indonesia e Thailandia.

Il fenomeno, passato alla storia come miracolo asiatico, non fu certo frutto del caso. Concorsero alla sua realizzazione non solo le politiche adottate, di stampo più o meno interventista, ma anche il contesto geopolitico del tempo e il caratteristico sistema socio-culturale ben diffuso nella regione. Il sostegno USA non si limitò alle politiche terriere, ma accompagnò il percorso di sviluppo dei Paesi almeno fino alla fine della Guerra Fredda. Dal canto suo la cultura improntata al confucianesimo – maggioritaria in tutti i paesi ad eccezione di Thailandia, Indonesia e Malesia, dove comunque l’influenza cinese e giapponese aveva prodotto attitudini sociali tali da poter essere paragonati agli altri – fu alla base di tutto. Il rispetto della gerarchia e lo spirito orientato al sacrificio personale e al benessere della comunità fecero da sostegno alle politiche statali, rendendo possibile una loro efficace attuazione ed impedendo il palesarsi di resistenze. Ciò tuttavia ha condotto alla concentrazione del potere in mano a pochi e alla conseguente formazione di governi repressivi. Tuttavia, con il consolidarsi della maturità economica, la maggior parte di questi Paesi ha imboccato la strada della democratizzazione.

Developmental State

Che cos’è il Developmental State

A quanto enunciato fin qui è è necessario aggiungere tre ingredienti, fondamentali a comporre la definizione di modello di “Developmental State”: l’impegno statale all’aumento del tasso di risparmio, la pianificazione governativa nel conferimento dei crediti e il protezionismo. Ultimo fattore essenziale è stato il vettore che non ha solo dato vita e messo effettivamente in essere le politiche, ma ha anche espresso pienamente quello che era lo spirito e la volontà di sviluppo: i consigli deliberativi. Organizzati in vario modo e ispirati, chi più chi meno, al MITI (Ministry of International Trade and Industry) giapponese, funzionavano sostanzialmente allo stesso modo e perseguivano lo stesso obiettivo: una crescita che traesse la sua forza dalla stretta collaborazione fra pubblico e privato, fra istituzioni pubbliche, mondo del business e del lavoro. Tali istituti erano strutturati in modo tale da risultare trasparenti, anche per trasmettere al meglio le esigenze dell’industria e della finanza fino al livello governativo. I consigli migliorarono inoltre il coordinamento tra gli istituti d’istruzione pubblici e privati ed i laboratori di R&S. Ciò al fine di garantire una più adeguata rispondenza dell’istruzione con i bisogni di forza lavoro, anche in ottica di un graduale passaggio da settori labour intensive a settori capital intensive. Da un punto di vista più “tecnico” il miracolo economico fu invece il risultato di una serie di politiche fondamentali per una molteplicità di settori: dall’agricoltura alla finanza, dall’industria al commercio, dall’istruzione alla sanità. Tutto fu sottoposto a modifica. Le politiche agricole furono ovunque il primo passo verso lo sviluppo, essenziali per la redistribuzione delle terre a favore dei piccoli agricoltori. L’istruzione e la sanità, dal canto loro, svolsero un ruolo principale nel raggiungimento e nel mantenimento di sempre più alti livelli di capitale umano. Le politiche finanziarie, basate sulla formula triangolare di alti tassi di risparmio, bassi tassi di interesse e crescente tasso di investimento, apparvero come il mezzo necessario attraverso cui creare capitale volto a sostenere la crescita. Infine, le politiche di stampo industriale e commerciale si combinarono in vario modo durante gli anni dello sviluppo, così da permettere un costante miglioramento della produzione. Questo si tradusse nella continua nascita di imprese sempre più evolute, oltre che nell’outsourcing di quelle che ormai apparvero superate. Durante gli anni del miracolo i Paesi della regione, anche se con delle differenze, passarono dalla produzione agroalimentare a quella TCF (tessuti, abbigliamento e calzature), fino alle tecnologie e all’informatica – basti pensare alla Samsung. Di volta in volta i finanziamenti venivano diretti verso le imprese che, neonate sul mercato nazionale e ancor di più su quello internazionale, non potevano accedere al mercato dei capitali regolamentato, ma erano considerate dal governo strategiche per lo sviluppo nazionale. Verso queste imprese erano previsti incentivi alla produzione, sovvenzioni, sgravi fiscali ed una protezione temporanea rispetto agli stessi prodotti provenienti dal mercato estero.

Questo garantiva dei guadagni certi sul fronte nazionale, essenziali al rafforzamento dell’apparato produttivo. Al contempo, tali prodotti venivano venduti sottocosto sui mercati esteri, per conquistare quote di mercato. Paesi di dimensioni per lo più contenute e dotati di scarsissime risorse naturali (ad eccezione di Indonesia e Malesia) poterono così scalare rapidamente la classifica degli Stati economicamente sviluppati, per conquistarsi a pieno diritto il titolo di HPAEs (economie asiatiche altamente performanti).

Un modello difficilmente replicabile

Per quanto questa storia possa affascinare, non si deve credere di essere di fronte al “Santo Graal” dei modelli di sviluppo. Quello del “Developmental State” è un modello che è stato ripreso e rivisto più e più volte nella storia dell’umanità e quello asiatico non avrebbe portato a nessuno dei risultati visti senza quei presupposti accennati in precedenza. Non avrebbe senso credere che l’applicazione di quel modello ai giorni nostri possa condurre ai medesimi risultati. Tuttavia, la storia di questi Paesi può insegnare come, in presenza di una consolidata fiducia nelle istituzioni e di un forte senso di comunità, anche condizioni di evidente arretratezza tecnologica e povertà non rappresentino un insormontabile ostacolo alla crescita.


A cura di Giacomo Zazzeri

TomorrowNews
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TomorrowNews nasce come “TomorrowTurin” nel 2016, a Torino, dall’idea di Elisa, Pier e Stefano. Col tempo, il blog è cresciuto ed ha espanso i propri confini tanto fisici quanto tematici, passando ad occuparsi non più soltanto di politica internazionale ma di vari altri temi.

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