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sabato 25 Settembre 2021
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Diplomazia vaccinale e mascherine: che ruolo giocano le superpotenze?

In un contesto globale di grande fervore causato dalla pandemia di Covid-19, la così detta “diplomazia vaccinale” e l’invio di materiale sanitario e di personale medico rappresentano, senza alcun dubbio, uno dei gesti più lodevoli e apprezzati nel panorama internazionale.

Negli anni passati l’Italia e l’Europa si sono contraddistinti per la prontezza d’intervento nel supportare le popolazioni locali colpite da calamità naturali. Alcuni esempi riguardano lo tsunami in Indonesia, il terremoto in Nepal o quello ad Haiti.

Nel corso della prima ondata di coronavirus, viceversa, sono stati i paesi europei a ricevere aiuto da altre nazioni. In particolare, non si può non menzionare l’intervento di medici e sanitari provenienti da Cuba, Russia e Albania, oltre che le tonnellate di mascherine ricevute in dono dalla Repubblica Popolare Cinese.

Tutta questa solidarietà è da considerarsi come un gesto di benevolenza “nudo e crudo” oppure come un efficace strumento di politica internazionale?

La diplomazia vaccinale cinese verso i propri alleati

Una nazione ha due modi per esercitare la propria influenza sullo scacchiere internazionale: attraverso l’Hard Power, il dispiegamento e/o utilizzo di materiale bellico, o mediante il Soft Power, facendosi carico dei costi e dell’approvvigionamento di servizi e infrastrutture che possano essere d’aiuto. Ciò può avvenire a beneficio dell’intera comunità internazionale o verso determinati paesi.

Se l’ambizione è di essere una potenza egemone in un’area geografica ben definita, come ad esempio il Sud-Est asiatico, si può stringere rapporti di collaborazione economica costruendo linee sicure per i commerci, abbassare dazi doganali, oppure schierare la propria flotta al largo del Mar Cinese Meridionale. Questo è un piccolo esempio di come un paese, la Cina, voglia aumentare la sua influenza in una zona e stringere alleanze con i paesi dell’area. In questo caso, in chiave anti indiana e statunitense.

Allargando gli orizzonti dello scacchiere politico, Pechino ha dovuto e dovrà mettere in campo molte risorse per guadagnarsi nuovamente il favore del mondo intero. In molti infatti ancora additano la città di Wuhan e la gestione cinese del virus come principali responsabili della pandemia.

Complice il vuoto lasciato dall’amministrazione Trump e l’atteggiamento di non collaborazione con gli altri paesi voluto fortemente dall’ex inquilino della Casa Bianca, la Cina ha cominciato ad attuare un programma di aiuti e forniture verso i paesi di diversi continenti. In Italia questi legami si sono fortemente consolidati negli ultimi anni, anche grazie al ruolo giocato dal M5S.

Se il primo passo è stato rifornire di materiale medico i paesi colpiti dalla pandemia, il secondo ha riguardato la “diplomazia vaccinale”. Il tanto segreto vaccino cinese infatti, del quale stanno emergendo numerosi dubbi in merito alla reale efficacia, sarà messo a disposizione esclusivamente dei paesi amici di Pechino. Inoltre, sarà obbligatorio per poter entrare in Cina.

Attraverso una comunicazione ufficiale giunta per WeChat (la nuova frontiera della diplomazia sarà la comunicazione diretta sulle app di messaggistica e sui social?) alle ambasciate dei paesi che hanno utilizzato il siero cinese, si è riferito che potranno ottenere il visto per raggiungere il territorio cinese soltanto coloro a cui è stato somministrato un prodotto vaccinale contro il COVID-19 approvato dalla Cina. Inoltre, prima di viaggiare, devono essere trascorsi almeno 14 giorni dalla somministrazione del farmaco.

Secondo però quanto riportato dal Wall Street Journal, negli Emirati Arabi Uniti, per ottenere gli anticorpi, si è dovuto ricorrere ad una terza dose di Sinovac. Quest’ultimo è il vaccino cinese nato dalla collaborazione tra una casa farmaceutica e l’esercito. 

La Cina ha prontamente smentito la notizia, controbattendo con i dati dell’Istituto di Pechino. Tuttavia, le perplessità permangono. Così come i dubbi sulla trasparenza del gigante orientale.

Russia e Cuba: aiutare il mondo per riacquistare credibilità internazionale

Lo scorso anno, nei momenti più duri del primo lockdown, l’intervento del personale medico sanitario proveniente dall’isola caraibica è stato di vitale importanza. Cuba è un caso senza dubbio singolare: non vuole tanto esercitare un soft power, nel senso stretto del termine, quanto dimostrarsi un modello e una nazione affidabile. L’embargo ha pesato tanto sul paese. Un clima di maggior distensione e di reciproco aiuto potrebbe facilitare la completa riammissione di Cuba nello scenario internazionale. 

I paesi in cui sono intervenute le brigate mediche cubane Henry Reeve

(https://www.fanpage.it/attualita/patria-es-humanidad-cosi-cuba-combatte-il-covid-donando-vaccini-e-medici-ai-paesi-poveri/)

L’obiettivo cubano di distribuire il vaccino ai paesi più poveri del mondo non è mero altruismo, né di diplomazia vaccinale. Esso rappresenta un tentativo di ricostruire un Terzo Mondo di paesi né allineati alle superpotenze (Cina e Usa) né alle potenze Regionali (Europa, Arabia Saudita, Sud Africa, Brasile…) presenti sul globo.

Il fatto che uno dei vaccini cubani, il Soberana 2, sia, ad oggi, nella terza fase di sperimentazione a Cuba e in Iran, altro paese soggetto a restrizioni economiche da parte della comunità internazionale, testimonia l’apertura del paese a nuove possibile alleanze con paesi non schierati o indipendenti.

Anche la Russia supportò l’Italia nel momento più difficile della pandemia lo scorso marzo, inviando nove aerei con otto brigate di medici e veicoli speciali. Gli aiuti arrivarono dopo i colloqui telefonici dei rispettivi Primi ministri, Putin e Conte, e dei Segretari della Difesa.

È quantomeno insolito che a dialogare di aiuti sanitari siano i ministri delle forze armate. Tuttavia, non così strano se si considera che queste task force non rientrano negli equipaggiamenti “standard” in dotazione ai Ministeri degli Interni o della Sanità.

Il filo rosso che unisce Putin all’Italia è da ricondursi alla storica amicizia che lega il quattro volte presidente della Federazione russa a Silvio Berlusconi e gli attestati di stima, per usare un eufemismo, da parte della destra italiana (Fratelli d’Italia e Lega, nello specifico). Dietro però tanta solidarietà, come riportato dalle pagine della Stampa e in particolare dal giornalista Jacoboni, si sarebbe nascosta un’articolata rete di intelligence impegnata a raccogliere dati e informazioni dal territorio italiano.

In seguito alla pubblicazione di questi tre articoli, nel quale si mette in dubbio l’effettiva utilità di questi aiuti e il reale scopo della missione, il ministero della Difesa di Mosca, per voce del generale Igor Konashenkov, rilascia una dichiarazione dai toni molto forti, per non dire intimidatoria, nei confronti del giornalista italiano Jacoboni e del quotidiano di Torino.

Questo genere di dichiarazioni, per quanto insolite da parte di un organismo ufficiale di una nazione, sono state rilasciate da un paese nel quale ogni anno muoiono o vengono feriti numerosi giornalisti.

Tornando all’attualità, il vaccino Sputnik V realizzato dalla Russia sembra essere sul punto di ottenere i permessi dall’EMA e di essere utilizzato anche in Europa. Il Cremlino dichiara che il vaccino ideato nei laboratori russi è sicuro ed efficace, dati alla mano (sperando che i dati non siano falsati come i test sugli atleti olimpionici).

Tre paesi su quattro del blocco di Visegrad hanno già adottato o adotteranno a breve lo Sputnik V. Ovviamente, senza attendere il via libera dell’EMA. Ancora una volta, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia (la Polonia invece ha deciso di attenersi alle indicazioni dell’UE) hanno scelto di ignorare le regole di Bruxelles, accettando la diplomazia vaccinale russa.

Stati Uniti: cosa cambia da Trump a Biden

Trump, come spesso è accaduto nei quattro anni passati, ha dimostrato di non conoscere minimamente le parole “cooperazione” e “aiuto”. I tanto criticati accordi della Commissione Europea con Pfizer e Astrazeneca non sono certo colpa di mediatori incompetenti, checché ne dica il professor Burioni, esperto di virus ma non di negoziati, ma sono stati senza dubbio influenzati dalle forte pressioni giunte da Washington.

Sebbene la casa farmaceutica AstraZeneca sia di origine anglo-svedese e pertanto, all’apparenza, non soggetta all’influenza statunitense, l’investimento da 1,2 miliardi di dollari nel vaccino che è stato erogato dal governo statunitense ha vincolato la società alla ferma volontà del Presidente americano. Oltretutto, molti dei fondi che detengono quote di azioni Astrazeneca sono statunitensi.

Trump ha tenuto in ostaggio l’Europa con i vaccini e ha giocato, deliberatamente, con le vite di milioni di persone. Il tutto per prendersi una rivincita nei confronti dell’asse franco-tedesca e più in generale dell’Unione Europea, colpevole di non essersi mai chinata in quattro anni ai desideri del tycoon.

L’Unione Europea, che si è dimostrata un po’ superficiale nella redazione dei contratti con le multinazionali farmaceutiche (vi ricordate il TTIP, fortemente voluto da Obama, che rafforzava le posizioni delle multinazionali nei confronti di uno Stato in sede di controversia legale? Pensate oggi cosa avrebbe significato), è stata sotto scacco fino al termine delle elezioni americane.

Fino al verdetto finale (la contestata vittoria di Biden) la Commissione Europea non poteva sapere se sarebbe stato opportuno intavolare trattative anche su fronti alternativi a quello anglo-americano.

Con Joe Biden la situazione si dovrebbe distendere e il discorso tra i due allenati dovrebbe ritornare quello precedente all’amministrazione repubblicana di Donald Trump. Il condizionale è d’obbligo. Le poco cordiali parole di Biden su Putin potrebbero significare una nuova, dura, contrapposizione Usa – Russia. Ciò, inevitabilmente, influenzerebbe anche l’adozione e l’utilizzo dello Sputnik V in Europa.

N.d.r.: L’articolo è stato scritto prima che l’Italia votasse contro la mozione per la sospensione delle sanzioni verso Cuba e che il capitano di fregata della Marina Walter Biot venisse arrestato mentre consegnava documenti segreti ad un agente Russo.

Entrambi gli episodi non fanno che confermare quanto espresso in precedenza e semmai avvalorare quello che era già stato scritto.


A cura di Filippo Fibbia

Filippo Fibbia
Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.

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