Tanto complessa quanto preoccupante risulta essere la situazione attuale degli stabilimenti balneari italiani. Oltre al coronavirus e alle misure di sicurezza ancora in fase di progettazione per far fronte alla pandemia in vista dell’incalzante stagione estiva, gli storici proprietari degli stabilimenti sono ancora in lotta contro un’importante direttiva dell’Unione europea: la direttiva 2006/123/CE, alias direttiva servizi. Meglio nota come “Direttiva Bolkestein”.

Direttiva Bolkestein

Il Trade-off tra diritto d’insistenza e concorrenza

Conosciuta anche come Bolkestein, dal nome dell’allora commissario europeo nonché ideatore della stessa, la direttiva ha scatenato non poche polemiche in merito alla possibilità per gli storici concessionari balneari di continuare ad esercitare la propria professione. Sulla scia della Strategia di Lisbona del 2000, essa ha come obiettivo il raggiungimento della totale concorrenza in nome di un mercato interno europeo unico.

La priorità dei politici europei tuttavia non coincide con le esigenze dei proprietari degli stabilimenti balneari italiani. L’irrequietezza di questi ultimi è giustificata dal fatto che il settore turistico in Italia rappresenti quasi il 15% del PIL e dell’occupazione totale. Il contributo alle casse dello Stato ammonterebbe a circa 230 miliardi di euro, secondo i dati raccolti nel 2018.

Giungendo a ricoprire circa 1/3 dell’intera offerta turistica nazionale, il settore balneare italiano è sempre stato gestito dalla piccola e media imprenditoria. Essa si è tramandata di generazione in generazione le proprie galline dalle uova d’oro, gli stabilimenti, grazie all’ex articolo 37 comma 2 del Codice della Navigazione, il cd. “diritto d’insistenza”. Per effetto di tale articolo, in occasione dell’assegnazione della concessione da parte degli enti pubblici, è prevista la preferenza del concessionario uscente rispetto ad altri eventuali nuovi pretendenti. Gli stabilimenti balneari infatti occupano una porzione di territorio dello Stato, il demanio marittimo, affidato a terzi grazie all’istituto della concessione.

Dopo la promulgazione della direttiva Bolkestein, in nome della concorrenza, il diritto d’insistenza non avrebbe avuto più ragione di esistere. Di conseguenza uno dei settori più importanti del Bel Paese si è ritrovato esposto ad una minaccia rappresentata, soprattutto, dai grandi magnati provenienti dall’est-Europa. Benché essi dispongano di possibilità di investimento smisurate, la loro conoscenza delle peculiarità storiche, paesaggistiche e sociali del settore turistico balneare italiano è inevitabilmente ridotta. Minacciati da un futuro incerto, i 30.000 concessionari storici con i 300.000 lavoratori del settore, hanno manifestato più volte contro l’applicazione della direttiva del 2006. Ciò ha creato spesso scompiglio in ambito politico e nell’opinione pubblica.

Come ogni cleavage i pro e i contro riguardanti l’apertura del settore alla concorrenza sono molteplici e interpretabili. Per chi considera positivo l’ingresso di facoltosi investitori stranieri, c’è chi invece attribuisce maggiore importanza alla tutela storico – paesaggistica locale. Per chi per una UE libera da frapposizioni al libero commercio predilige i diktat di Bruxelles, c’è chi reputa più grave il malcontento delle PMI. Anche rispetto alle eventuali sanzioni da parte della Corte di Giustizia europea.

Da qualsiasi prospettiva la si osservi, la situazione è incerta. Incertezze che si sono manifestate anche in ambito giuridico. Infatti, il recepimento formale della direttiva servizi è stato più che tardivo, avvenendo con il decreto legislativo n.59/2010. L’abrogazione del noto diritto d’insistenza, invece, è stata decretata ancor prima del recepimento, nel 2008, dopo la procedura d’infrazione avviata dalla Corte di Giustizia n.2008/4908. I successivi step per far fronte al malcontento popolare sono rappresentati dal decreto legge n.179 del 2010 o decreto crescita 2.0, che ha prolungato le concessioni vigenti al 2020 e, infine, dalla legge di bilancio del 2019, con un’ulteriore proroga fino al 2035.

Situazione ancora in stallo, quindi. Un temporeggiamento che lascia un po’ di respiro ai balneari e che dà alle nostre istituzioni un tempo più esteso per adattarsi ai dettami UE.

Direttiva Bolkestein

Perché proprio l’Italia?

La direttiva servizi interessa i 27 Stati appartenenti all’Unione europea. Perché il Bel Paese risulta il focolaio di risentimenti in merito all’applicazione della Bolkestein, mentre per Francia, Spagna e altri Stati europei non è così? A tal proposito è utile analizzare similitudini e differenze tra i diretti interessati.

Cominciamo dalla Francia, in cui la Bolkestein in verità è stata anticipata dal decrèt plages o decrèt 2006/608 del 26 maggio 2006. Esso proponeva misure di liberalizzazione delle spiagge a seguito delle quali, entro il 2020, lo Stato sarebbe dovuto rientrare in possesso dell’80% delle spiagge naturali e del 50% di quelle artificiali. La concessione in tal caso è solo un atto temporaneo, alla cui scadenza la porzione di demanio concessa deve tornare allo Stato. Ciò in nome dei principi di tutela ambientale e di gratuità e libero accesso alle spiagge. Non una novità dunque quanto auspicato dalla Bolkestein per i balneari francesi, i quali, adottando un recepimento per gradi della direttiva e non avendo mai conosciuto diritti assimilabili al diritto d’insistenza italiano, non hanno subito lo shock dei colleghi d’oltralpe.

Per quanto riguarda la Spagna, la benevolenza delle istituzioni e l’ipotetica disparità di trattamento rispetto all’Italia, hanno permesso ai concessionari di beneficiare di due proroghe. Per un totale di 75 anni. In un articolo del 7 dicembre 2018 di Mondo balneare, nota rivista italiana inerente il settore turistico in questione, si legge chiaramente: “In Spagna la Bolkestein non è mai arrivata”. Questo a conferma dell’impatto di poco conto che la direttiva europea ha avuto in terra spagnola.

Unico caso simile all’Italia è il Portogallo, visto il diritto d’insistenza contemplato all’articolo 21 comma 7 della Ley de Agua o legge di recepimento n.58/2005, seppur molto diverso visto il peso che il settore turistico-balneare esercita nella totalità dell’economia portoghese.

La comparazione tra Italia e resto d’Europa fa leva su modalità di gestione differenti del demanio marittimo da parte delle istituzioni, sulla fissazione di obiettivi politici diversi ma anche sulla diversa posizione che il settore turistico-balneare riveste nella economie nazionali.

Situazioni simili per alcuni aspetti, completamente divergenti per altri, che lasciano intendere il difforme impatto che la direttiva Bolkestein ha avuto nei Paesi interessati. Da qui anche le eterogenee reazioni dei soggetti coinvolti: illesi in certi casi, toccati nel profondo in altri. In primis in Italia.


A cura di Matteo Macedoni

The following two tabs change content below.
Tomorrow
Tomorrow nasce nel 2016 nell'Università degli studi di Torino, dall'idea di un gruppo di amici. Il nostro obiettivo è dare spazio alle opinioni di giovani studenti e professionisti sull'attualità internazionale e nazionale.
author

Tomorrow

Tomorrow nasce nel 2016 nell'Università degli studi di Torino, dall'idea di un gruppo di amici. Il nostro obiettivo è dare spazio alle opinioni di giovani studenti e professionisti sull'attualità internazionale e nazionale.
Show Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *