Il nostro amico Sacha Tellini ha intervistato per Rockography Dario Mangiaracina e Veronica Lucchesi prima del loro concerto all’Auditorium Flog di Firenze. Ecco che cosa gli hanno raccontato.

Come nasce il vostro terzo e ultimo album, Go Go Diva?

Quest’album arriva a conclusione di un percorso abbastanza felice per entrambi. Ci stanchiamo molto velocemente dei nostri lavori, e questo disco ne è la prova, dato che è nato mentre eravamo in tour per la promozione del precedente disco, Bu Bu Sad. In qualche modo, anche inconsapevolmente, già eravamo proiettati verso la scrittura di questo nuovo album. Ci piaceva moltissimo l’idea di fare un tour, per la prima volta, con una band: muovendo da questa nostra volontà comune, abbiamo quindi iniziato ad immaginare delle sonorità che, nei suoi sviluppi, si sono poi concretizzate in un anno di lavoro in studio. In quest’ultimo anno, abbiamo avuto due percorsi paralleli che ci hanno poi portato ad incidere questo disco: uno ha visto me (Dario, ndr) e Veronica protagonisti della scrittura dei testi, mentre l’altro è stato un percorso che si è snodato prima in studio e poi in sala prove con la band. Io e Veronica abbiamo cominciato a scrivere i testi delle canzoni a distanza, utilizzando un documento Word in cui scrivevamo tutte, ma proprio tutte, le cose che ci passavano per la testa. All’inizio era un “papello” molto disordinato di parole, pensieri, suggestioni e intuizioni che non avevano affatto la forma di testi di canzoni: erano frasi scritte in forma poetica, ma assolutamente non ancora strutturate in formato canzone. Ad un certo punto, da questo disordinato raccoglitore delle nostre idee, che era appunto un foglio Word, sono nate, in maniera molto naturale, le canzoni di questo album: abbiamo preso la chitarra e, come per magia, si è fatto ordine fra tutte le cose che avevamo in testa, ed è così che sono nate le tracce di questo album, in modo quasi magico.

Cosa rappresenta per voi Go Go Diva?

Sicuramente tante cose, difficilmente descrivibili in poche parole. Innanzitutto possiamo dire che il processo di scrittura dei testi delle canzoni, è stato sicuramente per noi una novità: mai ci era capitato che delle nostre canzoni nascessero così. In Bu Bu Sad ci siamo trovati a lavorare su quelli che inizialmente potevano essere definiti degli “inni”, mentre nel caso di Go Go Diva, per quanto muovendo da una situazione iniziale assolutamente confusionaria, una volta che hanno preso forma le nostre canzoni ci sono apparse fin da subito proprio come le volevamo. Quest’album, ha sicuramente poi un taglio molto personale: Go Go Diva racconta l’aria che respiravamo nel momento in cui abbiamo composto i testi delle canzoni, quello che in quel momento stavamo vivendo sia nel nostro privato, sia come individui che si muovono all’interno di un determinato contesto.

Ma Go Go Diva è anche la storia delle nostre dive che si muovono all’interno di una società, la nostra società, in un determinato momento politico, questo momento politico: queste canzoni vengono dal nostro profondo ma, allo stesso tempo, sono diventate anche un momento necessario per chi, ascoltandole, sente le stesse emozioni che abbiamo provato noi nello scriverle. Di questo, ce ne rendiamo conto durante i live: è proprio da quest’ultimi che ci arrivano delle forti suggestioni dal pubblico che le ascolta e questo arricchisce, potenzia ed amplia ancora di più quel significato che noi stessi abbiamo dato alle canzoni durante la loro scrittura, fino ad arrivare a scoprire delle nuove verità che sicuramente fanno parte dei brani, ma che noi non avevamo messo a fuoco.

Per concludere, più di ogni altra volta c’è stato un lavoro di squadra bellissimo dietro a questo album: dalla scrittura dei testi delle canzoni fino al lavoro con i ragazzi in studio, passando per quello che ci siamo divertiti a creare insieme a Roberto Cammarata, il nostro tour manager, nello studio dei Candelai a Palermo, dov’è cominciato l’iter per l’incisione di questo album, senza dimenticare quello che poi è successo a Milano, cioè l’incontro con Fabio Gargiulo, che è diventato produttore artistico del disco. A tutto questo, va aggiunto lo splendido lavoro fatto dalla nostra etichetta, dal nostro ufficio stampa e dall’agenzia di booking: ciascuno ha davvero fatto la sua parte per dare vita a questo album. È come se il coinvolgimento di ogni singola persona dentro questo progetto abbia arricchito ancora di più quello che stiamo facendo: è come se sentissimo tutti quanti la stessa necessità e tutti quanti corressimo verso qualcosa che noi non sappiamo bene definire ma che comunque ci fa sentire molto vivi. Tutto questo, ci fa innamorare sempre di più di questo disco.

Come mai avete scelto ancora, una protagonista femminile per la composizione di questo album? Chi è Go Go Diva?

Volevamo creare un disco che avesse un punto di vista diverso da quelli convenzionali, e crediamo fortemente nel fatto che, quello femminile, sia un punto di vista che, in generale, è meno battuto, sia dentro la musica, sia fuori da questo mondo. Ci piace a questo proposito raccontare il punto di vista di Miyazaki, cioè del grande regista che fa film di animazione, il quale ha ricordato spesso come gli eroi maschili siano oramai così stereotipati e consumati da non avere quasi più nulla di nuovo da dire, mentre le eroine sono invece più libere da certi schemi e stereotipi, e conservano quindi una capacità di espressione sicuramente meno abusata dell’universo eroico maschile. La nostra diva femmina che si muove dentro La rappresentante di Lista in generale, e nello specifico dentro l’ultimo nostro album, è lo specchio di un punto di vista che ci appartiene, che sentiamo profondamente nostro. Ancora prima di conoscerci, io ho quasi sempre scritto testi al femminile, e Veronica quasi sempre in prima persona: credo che sia proprio dal nostro passato artistico che è nata, in qualche modo, La Rappresentante di Lista.

In questo disco, contrariamente agli altri nostri lavori, avevamo bisogno di un’eroina che interpretasse un personaggio coraggioso e al tempo stesso incoraggiante, che fosse in grado di raccontare con forza, tutte quelle esigenze che abbiamo ricordato sopra e che ci hanno portato a scrivere questo nostro album: un po’ come la Lady Godiva che scende in piazza e manifesta con il suo corpo e la sua nudità. L’idea di intitolare così quest’album, prendendo spunto dall’eroina sopra richiamata, ci è arrivata come un fulmine a ciel sereno una notte, in cui appunto ci scambiavamo fra la Toscana (di Veronica, ndr) e la Sicilia (di Davide, ndr) alcune idee sul titolo da dare all’album: per questo disco ci serviva proprio questo tipo di eroina, questo tipo di personaggio che riesce a manifestare con tutta se stessa le sue fragilità, i suoi desideri, le sue paure, le sue speranze. Il nostro disco ha trovato un riscontro netto anche con la realtà dei fatti: è un momento storico infatti, in cui si parla molto del ruolo della donna all’interno della società.

Qual è la canzone risolutrice dell’album?

Ci siamo resi conto strada facendo, di come non fosse assolutamente casuale la scelta della scaletta dei pezzi inseriti nel disco: non che in generale l’ordine venga strutturato in maniera casuale, però nel nostro caso, la prima e l’ultima canzone segnano effettivamente l’inizio e la fine di un percorso. Si parte infatti da un corpo (Questo Corpo è il titolo della prima canzone dell’album, ndr), in cui le sensazioni arrivano d’impatto, in cui si è concentrati solo su di sé e sul proprio corpo appunto, per arrivare, con l’ultima canzone (Woow), a prendere consapevolezza dell’altro, delle persone che ti stanno intorno, e questa consapevolezza si snoda lungo tutte le canzoni che si interpongo fra la prima e l’ultima. Probabilmente, più che di una canzone risolutrice, possiamo parlare di una canzone “miccia”, che innesca tutto quanto questo processo, ed è, appunto, Questo Corpo.

Chi è oggi, musicalmente parlando, La Rappresentante di Lista?

È difficile rispondere a questa domanda, perché è sempre difficile riuscire a confinarsi. Probabilmente abbiamo trovato un’identità rispetto a ciò che facciamo, anche se è vero che la nostra grande forza rimane la totale libertà che ci siamo dati. L’unica regola che infatti ci siamo dati è quella di non confinarci dentro alcun confine di genere musicale: se scriviamo un brano che a noi piace siamo in pace con noi stessi, indipendentemente dal genere di appartenenza.

Il tour promozionale del disco sta riscuotendo davvero molto successo: quali sono gli ingredienti del vostro spettacolo che contribuiscono a questo?

Quello che sicuramente non può mancare è il lavoro di squadra di tutte le persone che girano intorno al nostro mondo: abbiamo, come detto prima, la fortuna di lavorare con dei professionisti eccezionali, e questo inevitabilmente fa la sua parte nella buona riuscita di tutto quello che facciamo. Cerchiamo di rendere unico ogni concerto che facciamo: proprio perché abbiamo di fronte persone nuove, si respira un’aria ogni volta diversa, e quindi anche quello che noi riceviamo, e che poi ridiamo al pubblico, non può essere lo stesso delle sere precedenti. A livello di emozioni, può darsi che un concerto sia molto diverso da quello fatto la sera prima.

Che cosa dobbiamo aspettarci da questo tour?

Niente. L’importante è lasciare scorrere e vivere ciò che avviene, niente di più, niente di meno.

E dopo la fine del tour, quali sono i vostri progetti futuri?

Questo ancora non lo sappiamo! Sicuramente verranno aggiunte altre date estive, ma oltre questo non ci esponiamo, proprio perché non lo sappiamo bene neanche noi. Abbiamo avuto qualche idea, ma per adesso sono tutte cose aleatorie, che non hanno trovato nessuna concretizzazione. Sarà, a suo modo, una scoperta anche per noi.


Intervista a cura di Sacha Tellini

Foto di Giulia Ghinassi e Nicholas Pasquini

Articolo tratto da Rockography

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Tomorrow nasce nel 2016 nell'Università degli studi di Torino, dall'idea di un gruppo di amici. Il nostro obiettivo è dare spazio alle opinioni di giovani studenti e professionisti sull'attualità internazionale e nazionale.
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