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sabato 25 Settembre 2021
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Elezioni in Ecuador: il centro-sinistra di Arauz vincerà al ballottaggio?

Dopo il primo turno di elezioni presidenziali in Ecuador, il 16 marzo riparte il dibattito elettorale per il ballottaggio che si terrà l’11 aprile. Il 7 febbraio, più di 13 milioni di ecuadoregni sono stati chiamati alle urne per eleggere il Presidente della repubblica, il suo Vicepresidente, i 137 membri dell’assemblea nazionale e i 5 rappresentanti del parlamento andino. Quest’ultimo è l’organo deliberante e di controllo della Comunità Andina. Esso raccoglie i rappresentanti eletti in Ecuador, Perù e Colombia e i nominati dai parlamenti nazionali di Cile e Bolivia.

L’eredità di Moreno e l’eterno dualismo correisti-anticorreisti

Il presidente uscente Lenin Moreno, nonostante fosse stato eletto come esponente dell’ala centrosinistra, nel corso del suo mandato presidenziale ha aperto il dialogo con la destra e ha attuato politiche di stampo conservatore e orientate al libero scambio, accordi con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Tali misure hanno suscitato non pochi malcontenti all’interno del suo stesso partito e numerose proteste, poi duramente represse. In questo quadro politico ed economico fortemente polarizzato tra correismo e anticorreismo (presidente ecuadoregno eletto tre volte prima di Moreno, condannato in contumacia per corruzione), le elezioni si presentano come una scelta cruciale per l’Ecuador.

I due candidati che sono riusciti ad arrivare al secondo turno elettorale sono Andrés Arauz Galarza e Guillermo Lasso.

Arauz, multiculturalismo e aiuti alle famiglie

Il primo è l’esponente del partito UNES (Unión por la Esperanza, partito di centro sinistra) e “delfino” dell’ex presidente Rafael Correa. Nel corso della campagna elettorale, Arauz ha promesso l’erogazione di un bonus di 1.000 dollari US a un milione di famiglie già nella prima settimana di governo e l’interruzione dell’accordo firmato tra il FMI e l’attuale presidente. Inoltre, il candidato punta al rafforzamento del multilateralismo latino-americano, con un probabile avvicinamento ai presidenti latinoamericani di sinistra. Un sostegno importante per Arauz può arrivare dalla sinistra democratica, con a capo Xavier Hervas, e dai voti della comunità indigena. Essa infatti conta 1,1 milioni di elettori e gode ancora di un buon consenso. Anche Correa può portare in dote un bacino elettorale simile. 

Guillermo Lasso: No all’aborto, Sì al FMI

Invece, per l’ala destra, il candidato presentato è Guillermo Lasso Mendoza, esponente del partito CREO (Movimiento Político Creando Oportunidades) alleato del partito sociale cristiano. Il curriculum di Lasso annovera incarichi in banche e nel Ministero dell’economia durante il governo di Jamil Mahuad. Esperienza al Ministero durata solo un mese, a causa dei disaccordi con l’allora Presidente. Inoltre, conta anche due precedenti candidature alla presidenza, entrambe perse contro Correa.

Durane la campagna elettorale, Lasso si è espresso a favore del rispetto dell’accordo con il FMI, ad eccezione del punto inerente all’aumento dell’IVA. Le misure economiche proposte riguardano la creazione di nuovi posti di lavoro, l’aumento del salario minimo a 500 dollari statunitensi al mese l’incentivo di investimenti stranieri. Senza dimenticare la lotta alla corruzione. Dal punto di vista delle politiche sociali, Lasso si oppone fermamente a qualsiasi proposta di legge sulla depenalizzazione dell’aborto, anche nei casi di stupro. La sua candidatura ha goduto di un ampio sostegno da parte dei media. Gran parte di essi hanno diffuso il timore che il voto ad Arauz avrebbe trasformato l’Ecuador nel “nuovo Venezuela”.

Arauz avanti, Pérez fuori dal ballottaggio

Il primo turno di elezioni in Ecuador ha registrato un’affluenza ai seggi dell’80,97% dei votanti. Secondo i dati del CNE (Consiglio Nazionale Elettorale), Andres Arauz Galarza ha ottenuto il 32,72% delle preferenze, seguito da Guillermo Lasso Mendoza con il 19,74%. Yaku Pérez, rappresentante del Partito Pachakutik (frangia di destra del movimento indigeno) si è fermato al 19,38%.

Il testa a testa tra Lasso e Pérez è risultato indigesto a quest’ultimo. Infatti, Yaku Pérez ha denunciato frodi nel conteggio dei voti. Pérez ha richiesto un nuovo scrutinio del 100% dei voti nella provincia di Guayas e del 50% in altre 17 delle 24 provincie del Paese. Per un totale di circa 6 milioni di voti.

Il CNE ha ordinato “la raccolta di contenuti digitali dal database amministrato dal sistema informatico elettorale”, al fine di effettuare una perizia. Conclusa la perizia, ha respinto il ricorso di Pérez. Confermando la sua terza posizione e dunque l’esclusione dal ballottaggio.


A cura di Roberta Pignatelli

Roberta Pignatelli
Classe 1991, pugliese al 100% ma con un'anima latina. Ho studiato Scienze Politiche a Bari, per poi completare gli studi in Relazioni Internazionali presso l’Università di Torino. Attualmente, sto terminando il master in Relazioni Internazionali America Latina- Unione Europea, presso l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, e il tirocinio presso la Missione Permanente del Cile dell’ONU a Ginevra. L’America Latina, con i suoi colori e le sue contraddizioni, mi ha sempre ammaliato e incuriosito ed è stato inevitabile scegliere di specializzarmi sul _Continente desaparecido._ La scelta di collaborare con Tomorrownews nasce dalla voglia di raccontare questa parte del mondo così lontana e spesso sconosciuta, toccando temi di cultura, attualità e politica. Inoltre, è impossibile parlare dell’America Latina senza raccontare le quotidiane lotte dei collettivi e dei movimenti femministi per difendere i propri diritti, ricordano al mondo che “una crisi politica, economica o religiosa sarà sufficiente per mettere in discussione i diritti delle donne”.

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