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domenica 1 Novembre 2020
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Elezioni regionali e referendum: analisi di un voto già annunciato

IL 20 e 21 settembre 2020 si sono svolte le elezioni regionali in Liguria, Toscana, Veneto, Campania, Puglia e Marche. La Toscana si riconferma un baluardo del centrosinistra, con la vittoria di Eugenio Giani con oltre il 48% dei consensi. In Campania si riconferma De Luca. In Puglia ci sarà un secondo mandato di Emiliano. Zaia stravince in Veneto con oltre il 70% dei consensi. Toti è stato riconfermato in Liguria e Acquaroli, nelle Marche, riesce a strappare la presidenza al centrosinistra.

Con le Marche sono ufficialmente quindici le regioni la cui presidenza è di centrodestra. Il Pd di Zingaretti si dichiara soddisfatto dei risultati elettorali, benché ormai le regioni che ancora si possono definire “rosse” siano soltanto cinque. In meno di due anni infatti il Pd ha perso circa dodici regioni. Le scelte di Zingaretti sono apparse sempre più incoerenti: dalla suddetta alleanza, tempi prima assolutamente negata dallo stesso leader del PD e poi concretizzata, all’incongruenza sul referendum. Per tre volte in Parlamento il partito ha votato contro l’indizione del referendum, poi, durante l’ultima votazione, si è schierato a favore. Legittimando a tutte gli effetti la votazione.

L’ascesa del populismo, ma più in particolare, del nazional-populismo, è il prodotto di una crisi democratica, legata in modo particolare ad una sfiducia nei politici di professione, nella burocrazia, ad una perdita di ideali e alla ricerca di una figura che operi dal popolo e per il popolo. Guy Hermet, noto politologo francese, ha condotto vari studi sulle prime manifestazioni populiste nei vari contesti nazionali. Al termine dei suoi studi si è chiesto come mai i cittadini (in particolar modo operai) votassero, anziché partiti nati appositamente per la salvaguardia dei loro diritti, partiti populisti dal programma molto più vasto e indirizzato prettamente alla raccolta del consenso. La risposta che ha fornito lo studioso è molto semplice: siamo passati da un voto basato sull’analisi del programma e delle offerte di partito, a un voto che fa fede al potere carismatico di un leader populista che si dipinge come antipolitico.

Referendum costituzionale: cronaca di un sì scontato!

Sebbene alle elezioni regionali i candidati del Movimento Cinque Stelle abbiano raggiunto un risultato quasi imbarazzante, non possono che cantar vittoria per il trionfo del “sì” al referendum. Da sempre un loro “cavallo di battaglia”. All’indomani del 21 settembre 2020 oltre il 69% degli italiani si è espresso per l’approvazione della riforma costituzionale, nonostante il no fosse stimato in crescita da settimane.

 di maio

I sostenitori del no si sono mobilitati soprattutto per contestare l’idea che il solo “taglio” dei parlamentari non avrebbe recato alcun reale beneficio. Ne in termini di risparmio, ne per quanto concerne la tanto vituperata “qualità” dell’Assemblea parlamentare. Più che una riduzione del numero dei seggi, sarebbe stato auspicabille un controllo mirato sulla regolarità delle pratiche e delle azioni che ogni parlamentare compie.

Oltretutto, interi settori della popolazione potrebbero rimanere senza rappresentanza. Le liste più piccole, quelle al di fuori dei grandi partiti, saranno le più penalizzate. In ogni caso, ufficialmente i senatori si riducono da 630 a 400 e i deputati da 315 a 200.

Nel dibattito post-voto l’attenzione si è focalizzata soprattutto sulle elezioni regionali, tralasciando il grande cambiamento che questa legge si porta dietro. A partire dalla legge elettorale. Nei prossimi mesi la priorità sarà quella di modificare e di ridurre il numero dei collegi elettorali e l’entrata in vigore dovrà avvenire dopo un seconda pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (dalla quale dovranno passare sessanta giorni). Per vedela effettivamente all’opera ci sarà da attendere lo scioglimento delle Camere.

Non ci resta che aspettare gli sviluppi futuri.


A cura di Francesca Faelli

Francesca Faelli
Francesca Faelli
Ciao a tutti! Mi chiamo Francesca ho 23 anni e abito in piccolo paesino nella provincia di Arezzo. Mi sono laureata da poco nella Facoltà di Scienze Politiche a Firenze, e sempre lì sto continuando con la magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica, nella speranza di diventare giornalista un giorno. Mi piace molto leggere, viaggiare, ascoltare del buon rock e ricopro anche la carica di Consigliere Comunale, in rappresentanza di una lista ambientalista, nel mio comune di residenza.

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