19.5 C
Roma
sabato 23 Ottobre 2021
- Advertisement -

L’ETS rischia di essere il più grande bazooka a salve dell’UE

Di Gabriele Motta

L’Emissions Trading System (ETS) è il principale strumento dell’Unione Europea per ridurre le emissioni di CO2. Esso è centrale tanto nelle politiche climatiche, quanto in quelle industriali ed energetiche dei paesi dell’Unione Europea e dell’Area Economica Europea.

 Il cap-and-trade è il principio che ispira l’ETS. Esso consiste nel mettere un tetto fisso alle emissioni producibili in un determinato arco temporale. Tale limite di emissioni è espresso in “tonnellate di CO2 equivalente”: a ogni tonnellata di inquinamento prodotto corrisponde un certificato che autorizzi l’emissione.

Più concretamente ciò implica che in circolo c’è un numero limitato di certificati e che ogni singola industria dispone di un pacchetto limitato di certificati che consentano di inquinare. Una volta esaurito il pacchetto a disposizione l’industria deve, quindi, necessariamente procurarsi nuovi certificati, ed è qui che entriamo nell’ambito del “trade“. L’ETS prevede, infatti, un vero e proprio sistema di borsa, in cui domanda e offerta relativa ai certificati si incontrano. Ma da dove provengono i certificati disponibili in borsa, visto che abbiamo detto che anche il numero totale è limitato? Dato che, per fortuna, oggigiorno non tutte le industrie producono all’antica con altiforni alimentati a carbone, ciò consente ai virtuosi di risparmiare emissioni e poter ricollocare i certificati inutilizzati sul mercato. In tal modo l’UE intende innescare una transizione flessibile in cui i ricavi della vendita finanzino le tecnologie necessarie alla decarbonizzazione entro la seconda metà del secolo – stiamo parlando di quarant’anni.

 Tralasciamo le ulteriori technicalities di questo sistema complesso e concentriamoci ora sull’attualità della politica industriale, climatica ed energetica ad esso connesse. Già da mesi è, infatti, aperto il cantiere legislativo per progettare l’ETS dell’intero prossimo decennio. La Commissione Europea ha presentato la proposta di riforma e ora sono in corso i lavori del Parlamento Europeo e del Consiglio dei Ministri dell’UE.

 Il tallone d’Achille dell’intero sistema, evidenziato da più parti, è quello del il basso prezzo dei certificati per inquinare in UE – tra i 4 e i 5 euro nell’ultimo anno, uno dei più bassi al mondo. Ciò rende paradossalmente molto più economico inquinare, che investire in tecnologie low-carbon. La parte più progressista dei parlamentari europei vede messo a rischio lo stesso principio “chi più inquina più paga”. Il modo più semplice ed economicamente efficace per correggere tale situazione è quello di intervenire sulla dinamica domanda-offerta, ovvero ridurre l’offerta dei certificati per inquinare in circolazione.

L’ETS in sé è animato da principi validi, ma la mancanza di decisioni politiche ambiziose e negoziati al rialzo con il settore industriale, centrale nella vita economica europea, rischia di renderlo un mero bazooka a salve.

TomorrowNewshttps://www.tomorrownews.it
TomorrowNews nasce come “TomorrowTurin” nel 2016, a Torino, dall’idea di Elisa, Pier e Stefano. Col tempo, il blog è cresciuto ed ha espanso i propri confini tanto fisici quanto tematici, passando ad occuparsi non più soltanto di politica internazionale ma di vari altri temi.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisement -
- Advertisement -

Articoli Correlati

- Advertisement -