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lunedì 23 Novembre 2020
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Fabrizio De André: storia e canzoni di un genio ribelle

 

Tra in cantautori italiani, pilastri indiscutibili della musica del “Bel Paese”, non possiamo non nominare l’immenso Fabrizio De André. Nato a Genova il 18 febbraio 1940, il suo secondo nome è Cristiano (che poi sarà anche il nome di suo figlio). Tutti però lo conoscono con il soprannome “Faber”, assegnatogli dall’amico Paolo Villaggio per la sua amata predilezione per i pastelli della “Faber-Castell”, oltre che per l’assonanza con il nome Fabrizio.

Gli studi, l’animo libertino, le relazioni, la musica

Figlio di Giuseppe e di Luigia “Luisa” Amerio, la sua era una famiglia di produttori vinicoli. Dunque, di estrazione borghese. Durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale si rifugia a Revigiano D’Asti, dove conosce l’amica Nina Manfieri, a cui dedicherà “Ho visto Nina volare”, contenuta dell’album “Anime Salve”. Trascorre gli anni dell’adolescenza al liceo classico “Cristoforo Colombo”. Tuttavia, nemmeno gli austeri ambienti liceali riescono a frenare l’esuberanza e l’animo ribelle di De André. Decide di frequentare l’Università di Siena e sceglie la facoltà di Giurisprudenza, ma a sei mesi dalla laurea, con i primi contratti discografici, decide di abbandonare gli studi per dedicarsi alla musica.

In questi anni Fabrizio si gode a pieno una vita libertina: frequenta amici di ogni estrazione economica e sociale e inizia una relazione con Anna, una prostituta. Tutto questo, ovviamente, con grande disappunto della famiglia. La fama di Fabrizio negli anni Sessanta cresce sempre di più: si afferma come cantate colto e poeta “degli ultimi”. Nel 1964 sarà pubblicata “la canzone di Marinella”, pietra miliare della discografia del cantante genovese. Gli anni della contestazione giovanile sono sicuramente i più prolifici per il cantautore: i due album attraverso i quali Fabrizio De André ha voluto raccontare il periodo sono “Tutti morimmo a stento” e “La buona Novella”.

La pubblicazione di “Storia di un impiegato” nel 1971 coinciderà anche con un periodo di crisi professionale. Lo stesso anno finirà anche il suo matrimonio con Puny. Dopo di che inizierà una relazione con un’altra ragazza, Roberta, che terminerà di lì a poco. Sarà in occasione di una registrazione che conoscerà Dory Ghezzi, con la quale si sposerà nel 1989 e che sarà sua moglie fino alla morte del cantante.

Nel 1974 finalmente De André vince le sue paure e riesce ad esibirsi davanti al pubblico, alla “Bussola” di Marina di Pietrasanta. L’anno successivo terrà un concerto per la manifestazione del Partito Radicale di Marco Pannella, in occasione della vittoria del no al referendum sul divorzio. Inizia anche una straordinaria collaborazione con Francesco de Gregori, per quanto riguarda soprattutto la scrittura dell’album “Volume VIII”. Agli inizi degli anni ’80 la Premiata Forneria Marconi scriverà arrangiamenti sui pezzi immortali, come “Bocca di Rosa”, “La canzone di Marinella” e “Il pescatore”, che saranno sempre riproposti ai Live.

In questo periodo avverrà anche il terribile rapimento della coppia in Sardegna, falsamente attribuito alla Brigate Rosse. L’esperienza è interamente raccontata nella canzone “Hotel Supramonte”. Nel 1984 esce “Creuza de ma”, disco interamente cantato in lingua genovese e dedicato alla sua Genova e alla Liguria. Gli anni ’90 sono quelli degli album “Le Nuvole” (che contiene “Don Raffaè”) e “Anime Salve”. Il 13 agosto 1998 a De Andrè viene diagnosticato un carcinoma polmonare. Se ne andrà l’11 gennaio 1999.

Il cantante degli ultimi

Fabrizio de Andrè fa parte di una generazione e di una società in cui le apparenze contavano molto. Lui stesso nasce all’interno di una famiglia borghese che nutriva grandi aspettative verso il futuro, ingegnosamente tradite dallo stesso artista. Fin dagli anni dell’adolescenza ha sempre adottato un atteggiamento sprezzante verso le regole, anche come artista affermato. Nei suoi album così come nelle sua canzoni, De André ha sempre cercato di descrivere ma allo stesso tempo denunciare non solo i disagi generazionali, ma lo stato degli emarginati e di quelle categorie sociali ghettizzate da una società eccessivamente perbenista.

Ha scritto canzoni contro la guerra come “La ballata dell’eroe” e “La guerra di Piero”, che parlano dell’omosessualità come in “Andrea”, oppure di prostituzione come in “Bocca di rosa” o di ladri come in “Geordie”. Anche il Sessantotto lo racconta in modo del tutto personale: l’album che parla di ciò, infatti, si intitola “La Buona Novella” e il tema centrale, come si può evincere dalla canzoni, è la religione. Il cantautore sarà fortemente criticato sia dall’ala conservatrice della politica italiana del tempo, sia, inaspettatamente, dalla sinistra progressista che appoggiava la protesta.

Nonostante le critiche e le accuse di blasfemia, De André continuerà a proporre le canzoni ai suoi live. La lettura dell’album infatti è molto più profonda di quanto fosse stato percepito all’inizio. La figura di Cristo è un’allegoria. Incarna a tutti gli effetti il primo rivoluzionario della storia, in quanto portatore di un messaggio che minava l’ordine costituito. Le istanze sessantottine venivano paragonate a quelle molto più vaste spiritualmente di Gesù, crocifisso in nome di fratellanza e pace. Ma la grandezza di De André non finisce qui. Ne “Il pescatore” racconta l’amicizia tra un pescatore e un assassino, in “Don Raffaè” racconta di Raffaele Cutolo e dei legami tra “l’italiano medio” e la mafia. Infine, in “Dolcenera” descrive la solitudine di un amore non corrisposto.

Attraverso le sue canzoni, Fabrizio De André non ha preteso di dare delle spiegazioni, quanto piuttosto di raccontare delle storie prima ignorate, di mostrare determinati aspetti che, per troppo tempo, erano stati nascosti.


A cura di Francesca Faelli

Francesca Faelli
Francesca Faelli
Ciao a tutti! Mi chiamo Francesca ho 23 anni e abito in piccolo paesino nella provincia di Arezzo. Mi sono laureata da poco nella Facoltà di Scienze Politiche a Firenze, e sempre lì sto continuando con la magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica, nella speranza di diventare giornalista un giorno. Mi piace molto leggere, viaggiare, ascoltare del buon rock e ricopro anche la carica di Consigliere Comunale, in rappresentanza di una lista ambientalista, nel mio comune di residenza.

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