7.8 C
Roma
venerdì 21 Gennaio 2022
- Advertisement -

Facebook, l’impero della noia. Che fare?

Ormai Facebook è preistoria, regnano i boomers e i polemici, è l’impero della noia. È una landa desolata in cui resiste qualche rara oasi, persa nel deserto del nulla più cosmico, ma nell’oasi non ci puoi vivere. Alla polla d’acqua di Mimmo Modem ci si può abbeverare cinque minuti, di più e si rischia di essere risucchiati a vita. E allora? Certo la volta che ti va bene ti becchi un bel post di Cottarelli, qualche buon articolo che miracolosamente non è a pagamento, l’ultimo post di Gianni Morandi, ma insomma… Ecco perché i giovanissimi sono su Tik Tok, gli altri su Instagram. Su Facebook resistono solo la zia Pinuccia che posta le foto della crostata, e il negazionista babbeo che ancora non sa come usare Telegram, magari insieme a qualche allupato fuori tempo massimo che si diletta in commenti come: “grazie per l’amicizia”, “sei sempre la più bella”, e via discorrendo… Magari ci becchi anche il prof in pensione del liceo, che non ha più niente da fare da mattina a sera, e allora perché no? Via a stalkerare gli studenti. Si stalkerare è un verbo inventato, la lingua sta morendo e cha cha cha cha. La lingua sta morendo? Pazienza.

Tornando al discorso, Facebook è al canto del cigno, magari ancora ci becchi qualche gruppo interessante per una ristretta community di appassionati, come l’imperdibile “Boiles self-made” – o altri balocchi per drogati di sport e passatempi vari – ma questo ne conferma la totale decadenza anziché confutarla.

In cerca di una botta di vita? Ci si può spericolare con post sul filo del rasoio, azzardati a nominare chiunque non sia un bianco etero, benestante, mediamente istruito. Allora sì che Facebook può trasformarsi da un brodo tiepido in cui sobbollire a bagnomaria, in un vortice di fuoco pronto a farti patire le pene dell’inferno in terra. Un solo passo falso, e zan! Le piaghe d’Egitto su di te. Anche se non volevi, non intendevi, o non sei mai stato razzista-omofobo-sessista (se non altro perché oltre ad essere un segno evidente di stupidità è certamente uno spreco di tempo), sei comunque spacciato. Come diceva illo tempore lo chef Cannavacciuolo, “Addios”. Parallelamente, puoi salire agli onori della raccolta dei like condannando a morte chi ha avuto la sfortuna di fare il passo falso fatale, però che noia… Il capestro o due maroni nella pubblica ovazione? Dubbio fatale. Insomma, la decadenza ha trasformato la piattaforma in una piazza di confronto intellettuale, dove il successo sembra essere misurato secondo due parametri distinti: osei talmente coglione da sfangare la censura dei giusti sproloquiando a caso, o sei un mattatore di poveri disgraziati che sono inciampati sulla via del post, in vero stile cancel culture. Per gli altri c’è poco spazio. Risultato, la noia impera incontrastata. E pugnare con la cancel culture non si può, anche Conan il barbaro ci schiatterebbe, è un suicidio garantito.

Allora la domanda diventa dove andare a svernare le nostre brevi stagioni di noia – pranzo da soli occasionale o sigarette rubacchiate qui e là – quando il telefono diventa l’ancora di salvezza per la nostra solitudine. Insomma, che fare? Instagram no, dopotutto è il peggio del peggio. Almeno che qualcuno non abbia la propensione ad imbarcarsi in un’abbuffata di poppe, culi, e addominali non stop… Che però diciamocelo, alla fine fa venire l’indigestione. L’esposizione della perfezione plastica, ripetitiva, in serie, quasi industriale, diventa stomachevole. Scappare su Tik Tok anche è problematico, bisogna avere dei requisiti anagrafici precisi, bisogna essere giovani ma non finti giovani. Che quella è una roba ben più triste della vecchiaia, roba che una revolverata nel cervello a confronto sembra una vacanza premio.

Che fare? Quando anche Dagospia l’hai già letto e il quotidiano non hai fatto in tempo a comprarlo? Forse Twitter? Già meglio, ma comunque non risolutivo. La newsletter è decisamente la migliore alternativa al momento, se non si conosce è assolutamente da provare. Per tutti quelli che si sono scocciati di Facebook, e non sono affatto propensi a sbandierare gli affari propri al mondo intero su Instagram (o che comunque non avrebbero il “fisico bestiale” che ci vuole, perché si, Luca Carboni già lo sapeva). Provare la newsletter. Certo non è un social, “E che ci azzecca con Facebook?”. Ci azzecca, per lo meno per quanto riguarda i tempi morti, che sono la linfa vitale dei social. Quante volte i social sono aperti per noia, pause insulse, o per abitudine? Il percorso di venti minuti sul tram per intenderci. E allora ecco fatto, la newsletter è uguale. Non è interattiva, ma va anche meglio. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le sensibilità. L’ancora di salvezza dalla noia di Facebook per chi scrive, al momento, è Bengala. Un difetto? È troppo corta, e alle volte subisce gli eccessi di narcisismo dell’autore. Ma sa essere davvero interessante. Sicuramente di newsletter ce ne sono per tutti i gusti, se si desidera scampare al pantano FB (non approdando a lidi peggiori), si trovi la propria. Insomma, la nave affonda, altre idee per scampare all’annegamento sono beneaccette.

 


A cura di Corso Pecchioli

Corso Pecchioli
Sono nato a Firenze nel 1993. In ritardo per vivere l'età dell'oro dei tamarri, i gloriosi anni '90, troppo presto per essere abbastanza social. Pessimista di professione, critico a tempo pieno, impiego il tempo libero tra lettura, pesca, cinema, boxe, ukulele, motocicletta e campeggio. In ordine sparso e con risultati variabili.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisement -
- Advertisement -

Articoli Correlati

- Advertisement -