Oggi si chiama Matteo Salvini. Prima di lui, per poco tempo, un altro Matteo, detto Renzi. Lo precedette Silvio Berlusconi. E ancora indietro, fino al più eclatante… Lui! Persone e personalità politiche diverse, certo, ma con un tratto in comune: apparire come l’Uomo forte del momento.

 

La sentenza

Paradossalmente, non c’è uomo più debole di colui che inneggia all’uomo forte. Debole, ovvero arreso, sfiduciato, disilluso; verso chi? Verso le persone, il genere umano… In altre parole, se stesso.

Essere uomo debole significa non avere più fiducia in se stessi! Ma non c’è democrazia senza fiducia. Non verso uno, verso l’Uomo. E in questo “Uomo” è compreso ciascuno di noi. Ogni volta che non abbiamo fiducia negli altri, che ci sentiamo inferiori o superiori ad essi, la democrazia muore.
Ogni volta che crediamo che esistano persone infallibili, leader messianici, la democrazia muore.
Perché Democrazia è condivisione, di scelte e idee. E questa scelte e queste idee divengono davvero condivise soltanto quando le persone riescono esse stesse ad elaborarle. Ecco perché istruzione e educazione devono essere un pilastro cardine della Democrazia! Altro che le elezioni…

 

Il falso mito

Le elezioni sono innanzitutto un strumento, non un pilastro, un valore o un bene in sé; primo errore del pensiero moderno! Esse inoltre non rispettano né tantomeno consentono uno sviluppo della dignità dell’Essere Umano quale essere evoluto. Il tipo di partecipazione – altro cardine democratico – che esse favoriscono è in realtà fittizio. Anzi produce un meccanismo perverso che danneggia il progredire del genere umano, per il quale le persone rinunciano di fatto a pensare con la propria testa sui temi, le questioni, le idee e le proposte e cominciano a considerare queste in base a chi le propugna. E chi le propugna? I leader-messia, e la democrazia muore. I partiti, e la democrazia vacilla.

 

L’assurda pretesa dei partiti

Proprio per la complessità dell’Essere Umano, come si può infatti pensare che esistano strutture, formazioni, con la pretesa di rappresentare il pensiero di migliaia di cittadini non su uno, bensì su un’infinità di temi? Si tratta di una clamorosa semplificazione dell’universo umano in una pluralità di “corpi” indifferenziati ed omogenei di cittadini. E come ogni semplificazione, essa produce danni.

Poi ci lamentiamo dei frequenti cambi di casacca, e si invoca il vincolo di mandato. Poi ci lamentiamo della volatilità elettorale, della sempre più scarsa iscrizione ed adesione ai partiti. Lamentiamoci pure, ma chiediamoci: come potrebbe essere altrimenti?

Immaginiamo per un istante che vi sia un imprenditore omosessuale, magari non xenofobo ma comunque non particolarmente affezionato all’idea di una società totalmente aperta (perché, sì, esistono, Non si tratta di un ossimoro). Immaginiamo di essere nel 2011, all’indomani della crisi economica, prima delle crisi migratorie e prima dell’introduzione in Italia delle unioni civili. Probabilmente, volenteroso di formalizzare la sua relazione ormai decennale con il compagno, davanti alla proposta della sinistra di procedere ad un riconoscimento delle unioni gay, l’imprenditore avrebbe dato il proprio voto proprio alla sinistra. Quella, per lui, era la priorità.

Dopo otto anni, nel 2019, tale priorità è stata ottenuta e soddisfatta; le unioni civili sono state approvate e l’imprenditore si è sposato. Parallelamente, però, la crisi economica si è acuita, la sua attività ne ha risentito e i flussi migratori si sono intensificati. L’imprenditore non è esattamente entusiasta. In vista di nuove elezioni, la destra gli propone un taglio drastico delle tasse per le partite Iva e un’azione risoluta per contenere gli sbarchi. Non è difficile prevedere a chi egli darà questa volta il suo voto.

L’equazione è risolta! Ebbene, c’è un’anomalia nell’imprenditore e nei suoi concittadini, che scelgono secondo i propri interessi e le proprie idee, pensieri e convinzioni? O l’anomalia è nel sistema che propone enormi “pacchetti” di proposte che spaziano tra i temi più disparati, obbligando le persone a rinunciare a qualcosa per ottenerne un’altra con il proprio voto?!

 

L’alternativa che esiste già

Sì chiamano Citizens’ Assemblies, o Assemblee Cittadine. Il loro nome completo è tuttavia Assemblee Cittadine sorteggiate tematiche e temporanee.

Sorteggiate, perché i loro componenti sono scelti casualmente, tramite un campionamento random tra tutta la cittadinanza in età di elettorato attivo. Una selezione totalmente “libera”? Non esattamente. Per garantire con certezza il rispetto di tutte le diversità presenti nella società, vengono applicati al campionamento alcuni criteri quali genere, età, luogo di residenza, livello di istruzione, fascia di reddito. Così facendo, nelle Assemblee vanno a crearsi dei cosiddetti “mini-pubblici“: rappresentazioni in scala della società, appunto.

Tematiche, poiché le Assemblee affrontano e deliberano su singole questioni o su pochi temi ad esse correlate. Ciò che cosa comporta? Che il nostro imprenditore, ritrovatosi membro di un’Assemblea sulle unioni civili, piuttosto che sul taglio delle tasse o sulla regolamentazione dei flussi migratori, potrebbe esprimere la propria posizione senza dover rinunciare al suo pensiero su altre questioni a lui care – cosa che invece viene imposta dalla pratica del voto. Qualora invece l’imprenditore non venisse sorteggiato ad essere membro dell’Assemblea e l’output di questa non fosse di suo gradimento, egli potrebbe comunque esprimere la propria posizione su tale output attraverso il referendum che generalmente segue la deliberazione finale dell’Assemblea.

E perché allora non procedere direttamente ad un referendum su queste questioni? A cosa serve lo step dell’Assemblea Cittadina?

A questa osservazione frequente vi è una semplice risposta. Il referendum è uno strumento di democrazia diretta (!) che consiste nel mettere tutta la cittadinanza (!) davanti ad una scelta netta (!) su una questione: sì o no. Una scelta informata? A discrezione dei cittadini. Al contrario, le Assemblee Cittadine sono uno esempio di democrazia rappresentativa (!) aleatoria – poiché i membri dell’Assemblea rappresentano in scala le diversità della società – all’interno delle quali i cittadini interagiscono con esperti della tematica in discussione, dunque si informano (!) sulla questione con opinioni bipartisan, arrivando spesso a cambiare il proprio pensiero a seguito dell’interazione e dello scambio con i concittadini membri e con gli esperti. La deliberazione finale è dunque frutto di un lavoro complesso ed elaborato, ragionato, che pone sul piatto varie posizioni ed alternative tra le quali scegliere e trovare compromessi. In altre parole, niente a che vedere con una scelta tra un sì o un no (!).

Temporanee, perché le Assemblee hanno una durata prestabilita. Quando invece si ha a che fare con organi permanenti – vi è un unico caso al mondo, quello della Regione germanofona del Belgio – a garantire la temporaneità della composizione è il frequente ricambio interno dei suoi membri. Quest’ultima caratteristica fa sì che la politica svolta nelle Assemblee sorteggiate, differentemente da quelle elette, risulti sostanzialmente epurata dall’influenza di interessi privati. La temporaneità si traduce infatti nell’impossibilità che per i membri delle Assemblee si creino occasioni di ricercare ed ottenere vantaggi o di perseguire secondi fini rispetto a quello dell’interesse generale.

 

Tante esperienze, vari successi; un’unica evidenza

Negli ultimi anni, le esperienze di Assemblee Cittadine sono state decine in tutto il mondo e in particolare in Europa. In Italia, è stata da poco promossa da ODERAL – Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria l’istituzione di due Assemblee Cittadine a livello nazionale, una sul cambiamento climatico e una sulla riforma della legge elettorale, con un Manifesto e un Appello rivolto al Governo e al Parlamento che è possibile consultare e sottoscrivere!

Lo strumento delle Assemblee Cittadine comporta un comprovato calo drastico di sentimenti nocivi per la democrazia, quali l’antipolitica e il populismo. In altre parole, il ritorno dell’Uomo forte. Parallelamente, rafforza la responsabilizzazione dei cittadini; un concetto fondamentale per un sistema che si fonda sul potere (kratos) del popolo (demos)!

I cittadini tornano al centro delle decisioni politiche e non dei giochi partitici. Viene restituita loro dignità dando a questi la possibilità di informarsi, discutere e deliberare su singole questioni. La realtà sociale non viene semplificata ma anzi esaltata, attraverso la selezione dei membri secondo criteri specifici di appartenenza e la creazione dei mini-pubblici.

In conclusione… Si può fare!

 

Per saperne di più…

Se siete incuriositi dal funzionamento di questo innovativo strumento democratico che sta conoscendo una rapida diffusione in giro per il mondo, è possibile partecipare alla Summer School sulle Citizens’ Assemblies promossa dall’organizzazione belga G1000, che si terrà a Eupen – capitale della Regione germanofona del Belgio – dal 12 al 13 settembre 2019. Per maggiori informazioni, consultare il sito dedicato all’evento.


A cura di Samuele Nannoni

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Samuele Nannoni

Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Attualmente lavoro nella Event Division di un'azienda che opera nel settore delle energie rinnovabili. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la composizione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Attualmente lavoro nella Event Division di un'azienda che opera nel settore delle energie rinnovabili. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la composizione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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