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lunedì 23 Novembre 2020
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Fiscalità in Italia: problemi dell’oggi e imposte del domani. (1/2)

Le questioni economiche sono sempre più spesso all’ordine del giorno nel dibattito politico, soprattutto adesso che nel nostro Paese sta entrando nel vivo la discussione sulla legge di bilancio, il documento contabile nel quale sono elencate le spese e le entrate (imposte, tasse ecc) previste per il prossimo triennio.

Dalle prime indiscrezioni emerse sui giornali si prevedono investimenti pubblici per incentivare l’occupazione giovanile, assunzioni per i ricercatori, estensione dell’Ape (anticipo pensionistico) e cospicue forme di incentivo per le imprese.

A fronte di tutti questi buoni propositi la domanda sorge spontanea: lo Stato in che modo si procura le risorse necessarie? O per dirla in politichese, dove sono le “coperture”?

Non scopriamo oggi né i vincoli di spesa imposti dall’Ue né la mole di debito pubblico che grava sul nostro Paese, per cui diventa fondamentale dotarsi di un sistema fiscale in grado di conciliare equità ed efficienza. Partiamo dalle basi:

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Ogni tipo di regolazione e legislazione fiscale deve trovare riscontro, fondamento e legittimazione giuridica nell’articolo 53 della nostra Costituzione, che compie un esplicito richiamo al criterio della progressività fiscale.

Chiunque può esprimere un giudizio “politico” in materia fiscale, è sufficiente conoscere le basi della materia.

In termini “tecnici” le imposte si definiscono progressive quando l’aliquota media è crescente all’aumentare della base imponibile. In termini molto meno tecnici, se un individuo che percepisce un reddito di 1000 euro è costretto a pagare 200 euro di imposta, il giorno in cui quello stesso individuo avrà la fortuna di guadagnarne 2000, non dovrà limitarsi a pagare soltanto il doppio delle imposte precedenti, ma dovrà versare allo Stato una quota più elevata, proprio perché l’ammontare dell’imposta cresce più che proporzionalmente rispetto all’imponibile. Ciò che aumenta al crescere del reddito dunque non è soltanto il volume dell’imposta pagata (cosa che accadrebbe anche in un sistema fiscale proporzionale) ma l’incidenza dell’aliquota e della quota del gettito sul reddito complessivo.

Le imposte vigenti nel nostro Paese sono molteplici (IRPEF, IVA, IRES, IRAP, IMU…) ed ognuna si differenzia dalle altre per tutta una serie di caratteristiche (come il fatto che possono riferirsi al singolo individuo o alla famiglia, al reddito reale o nominale, ad un arco temporale piuttosto che ad un altro…).

Tra le imposte elencate l’IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) merita una considerazione particolare, sia perché da sola copre 1/3 del gettito complessivo, sia perché a fronte della sua importanza ogni ipotetico tentativo di riforma fiscale non potrebbe che passare in primo luogo da una modifica della legislazione sulla suddetta imposta.

L’IRPEF è personale (in quanto tiene conto di tutta una serie di caratteristiche del contribuente) e progressiva. Senza addentrarsi in troppe specificità è importante sottolineare che nella definizione della base imponibile sono esclusi quasi tutti i redditi finanziari e fondiari, che il reddito considerato è annuale e nominale e che la progressività è ottenuta con un metodo a scaglioni ma anche con deduzioni e detrazioni.

Il reddito considerato comprende prevalentemente i redditi da lavoro dipendente, da pensioni e da impresa (imprese individuali, familiari, società in accomandita semplice e società in nome collettivo). Vengono dedotti dalla base imponibile contributi previdenziali e assistenziali, contributi ai fondi pensione e spese mediche dei portatori di handicap: al risultato si applicano differenti aliquote in base al tipo di scaglione.

Al risultato (reddito comprensivo di imposta) si inserisce un sistema di detrazioni che tiene fortemente conto dei carichi di famiglia, oltre che di altri oneri personali come le spese mediche o universitarie. Facendo un richiamo all’attualità politica, il famoso “bonus 80 euro” introdotto dal governo Renzi tecnicamente è un aumento della detrazione IRPEF sui redditi da 8.000 a 24.000 euro, dunque uno sconto dall’imposta dovuta.

Richiamando alla memoria dei lettori il fatto che l’autore di questo articolo non è né un funzionario al servizio del Ministro Padoan né un finanziere e che pertanto alcune considerazioni potranno apparire imprecise ai più esperti, è importante cercare di comprendere quali sono sommariamente le principali critiche mosse all’attuale sistema fiscale.

Come scritto in precedenza, sono sostanzialmente esclusi dalla base imponibile sia i redditi finanziari che quelli immobiliari, il che porta ad una forte concentrazione dell’imposta sul reddito dipendente e da pensioni. La presenza di differenti aliquote marginali per diversi scaglioni di reddito ha come effetto il determinarsi di aliquote marginali effettive molto alte (anche a fronte del sistema di deduzioni e detrazioni), provocando il rischio di un maggiore scoraggiamento del contribuente ed una più elevata probabilità di evasione.

Per “scoraggiamento” si intende la condizione nella quale si trova il lavoratore nel momento in cui preferisce lavorare un numero ridotto di ore piuttosto che correre il rischio di dover pagare un’aliquota d’imposta più elevata. È evidente come tale meccanismo provochi da un lato distorsioni nel sistema produttivo, in quanto alcuni cittadini vengono sostanzialmente incentivati a produrre di meno e dall’altro determini minori introiti per le casse dello Stato.

Se vi siete inaspettatamente incuriositi al tema, nel prossimo articolo proviamo a capire se l’introduzione di un’unica aliquota costante per tutte le principali imposte del nostro sistema tributario (il nocciolo della Flat Tax) sia in grado di rendere più efficiente il nostro sistema fiscale o se invece rischia soltanto di far pagare un eccessivo prezzo in termini di equità, non risolvendo problemi che in realtà albergano altrove.

A cura di: Michele Seremia


Fonti:

Michele Seremia
Michele Seremia
Se vi piacciono le leggi e le salsicce non chiedetevi come vengono fatte. Le rivoluzioni non sono mai pranzi di gala. Di notte tutte le mucche sono nere. Sell in may and go away. Vote blue, no matter who. Puoi portare un cavallo all’acqua, ma non puoi costringerlo a bere. No drama, just lama.

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