Podcast di Lilli Cor
Podcast di Lilli Cor

La tragedia… dietro la tragedia

La morte del popolare e amato cestista americano Kobe Bryant, avvenuta lo scorso 26 gennaio a Los Angeles, ha scosso tutto il mondo. Sono state milioni le testimonianze di affetto nei confronti del numero 24. In tanti tra coloro che lo hanno conosciuto, comprese le persone nel suo periodo italiano, hanno ricordato lo smisurato talento di questo giovanissimo sportivo,  il suo sorriso e la sua allegria. Il giorno dell’incidente in cui ha perso la vita assieme alla figlia Gianna e ad altre sette persone, i giornali sportivi di tutto il mondo hanno dedicato la prima pagina al ricordo di questa leggenda del basket. Tutti, tranne i giornali sportivi italiani. Questi hanno infatti preferito dare risonanza alla sconfitta della Juventus in campionato a Napoli, relegando la scomparsa di Kobe Bryant ad un misero trafiletto. Nemmeno questa tragica notizia è riuscita a spostare il focus dell’attenzione dei giornali sportivi italiani: il lunedì è per antonomasia il giorno dei tabellini, delle pagelle e dei commenti alla domenica del pallone. Perché? Perché i lettori dei quotidiani sportivi vogliono questo genere di informazioni.

Ma questo ragionamento, purtroppo, risulta valido anche per gli organi di informazione generalista e per i lettori dei quotidiani non sportivi italiani.

https://twitter.com/marcobelinelli/status/1221843154971844609

 

La libertà d’informazione in Italia e nel mondo

Nel 2019 l’Italia era quarantaseiesima nella classifica mondiale sulla Libertà di Informazione. Non basta; nel 2018 il nostro paese è quello che ha registrato l’aumento più netto del numero di segnalazioni sulla libertà dei media. Gli attacchi diretti a giornali o giornalisti, anche da parte di personaggi politici di un certo calibro, sono un pessimo segnale per la libertà e l’indipendenza dell’informazione. La difesa degli organi di informazione è infatti un presupposto indispensabile per il corretto funzionamento della democrazia.

Per capire cosa significhi ledere la libertà degli organi di informazione basti pesare che le carceri turche sono ancora piene di giornalisti che hanno osato opporsi al “sultano” Erdogan. Così come in Russia i giornalisti impegnati in atti di denuncia o report scomodi come Anna Politkovskaja, Il’jas Šurpaev o Anastasija Baburova vengono messi a tacere per sempre. E in Cina, dove le fughe di informazioni sulle falle e le repressioni del Partito Comunista sono poi pagate a caro prezzo dai giornalisti.

 

Le colpe della Stampa

Sottovalutare i tanti attacchi nei confronti della stampa sarebbe un errore decisamente grossolano. Tuttavia, ciò non può esimerci dall’avanzare critiche nei confronti di chi dovrebbe riportare in maniera scrupolosa, precisa e non viziata da personali opinioni – almeno per quanto riguarda la parte di cronaca – le notizie al pubblico. I giornali, così come i partiti politici, hanno smesso di “comportarsi” come un tempo facevano, lavorando cioè al servizio della popolazione. Oggi Politica e Stampa, in Italia, assecondano voleri, gusti e piaceri dei loro sostenitori. Che fine ha fatto il giornalismo d’inchiesta? Quasi del tutto scomparso, tranne in pochi casi (come ad esempio il Russiagate realizzato da L’Espresso).

E’ più facile fare notizia con un titolo di grande impatto che impegnarsi in serie e attente analisi dei fatti. Non possono certo essere esclusi da questa critica anche i giornali online e i blog. Per ottenere il maggior numero di click spesso essi ricorrono infatti a titoli fuorvianti o particolarmente vaghi.

 

Stampa, finanziamenti e Politica

E’ pur sempre vero che il successo di un giornale è ineluttabilmente legato al numero di copie vendute e di lettori. Per ottenere le simpatie del pubblico, giocoforza gli articoli devono rispecchiare gli interessi e i punti di vista di coloro che contribuiscono economicamente al sostentamento e alla pubblicazione del quotidiano. Ma c’è modo e modo, al di là di quelle che possono essere le opinioni politiche. Giornali e giornalisti schierati con un partito o con un gruppo di politici rappresentano un fenomeno pressoché normale. Basti pensare all’Unità, storico giornale di riferimento del Partito Comunista Italiano o al Secolo d’Italia che dal 1963 fu organo ufficiale del Movimento Sociale Italiano. Il giornalismo dei primi anni ’50 fu fortemente influenzato dalla contrapposizione diretta tra il governo e le sinistre, con la stampa italiana divisa e schierata. Proprio questa forte divisione spinse L’ANSA a diventare una sorta di agenzia di bandiera dello Stato, grazie ai contributi governativi.

La riduzione dei finanziamenti alla stampa potrebbe in questo senso essere una chiave di lettura dell’impoverimento e della crisi che attraversano i giornali italiani. Bisogna per prima cosa distinguere tra finanziamenti diretti e finanziamenti indiretti. I primi si hanno quando un giornale riceve un trasferimento di risorse senza passaggi intermedi, mentre il secondo si caratterizza per una serie di  agevolazioni o altri strumenti più complessi per facilitare l’attività giornalistica (Iva agevolata o sconti sulla carta, ad esempio). In verità, a godere di finanziamenti diretti sono soltanto poche categorie di giornali, come cooperative di giornalisti, enti morali, associazioni dei consumatori o fondazioni, tanto per citarne alcune.

Il 2018 ha segnato una drastica diminuzione dei contributi diretti ai quotidiani. I contributi indiretti erano invece già stati abbassati in precedenza e già da qualche anno influivano in maniera pressoché irrilevante nei bilanci dei giornali. Secondo i dati di Data Media Hub, tra 2016 e 2021 sono stati erogati o si prevede che saranno erogati 470 milioni di euro di finanziamenti indiretti: rispetto agli altri paesi europei si tratta di una cifra davvero esigua.

 

La stampa e il libero mercato

I quotidiani si sono dunque trasformati in un ricettacolo di notizie pronte per i propri affezionati lettori al fine di sopravvivere all’interno del libero mercato. La scomparsa dei giornali di partito, così come dei grandi partiti del secondo dopoguerra, ha fatto si che non fosse più possibile associare un quotidiano ad una forza politica e di conseguenza ad una precisa voce e corrente di pensiero. La pluralità di pensiero e di partiti politici in Italia ha offerto una vasta gamma di interpretazioni e di fonti d’informazione. Questo però si è andato a scontrare contro la diminuzione dei finanziamenti per l’editoria e la crescita di canali d’informazione alternativi alla carta stampata, come blog e siti internet.

Questa necessità di “accaparrarsi” lettori ha portato a una svalutazione della qualità a livello di contenuti e titoli dei quotidiani. Oggi, purtroppo, conta molto di più il numero di copie vendute che il valore del servizio di informazione fornito.

 

Però quanto è libero quel giornale

Scrivere un titolo che è una menzogna

Il limite è l’etica o la vergogna?

La pubblica gogna, la condivisione

Grazie, Willie Peyote


A cura di Filippo Fibbia

The following two tabs change content below.
Avatar

Filippo Fibbia

Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
author

Filippo Fibbia

Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
Show Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *