Podcast di Lilli Cor
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Prende avvio a Firenze, dal 2 Luglio al 18 Ottobre presso Palazzo Medici, la mostra fotografica dedicata alla nascita dei Nirvana e all’esplosione di Seattle, la più grande città dello Stato di Washington, come “patria” del Grunge. Si tratta di circa 80 scatti, divisi in base ai due fotografi principali dei Nirvana, Peterson e Levine, che hanno immortalato periodi diversi della band.

Nirvana

L’esperienza si definisce “sound & vision”, ovvero ad ogni periodo vissuto dalla band è associata (e dunque riprodotta) una canzone. Ciò andrà ben oltre la band, segnando un’intera generazione. Fondatori del gruppo sono Kurt Cobain e Krist Novoselic, rispettivamente cantante/chitarrista e bassista, a cui si affiancherà inizialmente Chad Channing per incidere il primo album “Bleach” (1989) e per mettere in scena i primi live della band con il nome “Nirvana”. Appurato che Channing non dispone della potenza necessaria per accompagnare gli strazianti testi di Cobain, viene ben presto sostituito da David Grohl, che vi rimarrà fino alla morte del cantante (1994).

Nella scena musicale di fine anni ’80, dominata dal pop di Madonna e dal glam metal dei Motley Cruel, Cobain e compagni innescano una vera rivoluzione: la musica diviene l’espressione dei sentimenti di rabbia, frustrazione e alienazione delle nuove generazioni. I testi delle canzoni si focalizzano sulle problematiche che si trovano ad affrontare i giovani (droga, relazioni fallite…) nel tentativo di cercare una rivalsa in una società evidentemente concentrata su tutt’altro. A differenza del punk dei Ramones, il cui suono va più alla ricerca di accordi e sonorità cariche di brillantezza ed energia, i Nirvana selezionano accordi o arpeggi in grado di ricondurre alle tematiche affrontate all’interno dei testi, dunque un suono più grezzo e “rumoroso”. Dai Mother Love Bone ai Soundgarden, dai Pearl Jam agli Alice in Chains, l’intera Seattle agli albori degli anni ’90 pullula di band che inaugurano un nuovo modo di fare musica. I giovani musicisti formano una vera e propria comunità di ragazzi che frequentano gli stessi locali, che si vestono nello stesso modo (camicie di flanella, converse rovinate, t-shirts sdrucite e jeans strappati) e i cui brani sono spesso oscuri, ipnotici e composti da strofe dove la voce, pur apparendo sofferta, culmina in rabbiosi ritornelli urlati.

nirvana

Kurt Cobain come Charles Baudelaire: dal disagio esistenziale allo spleen

Gli scatti di Levine hanno immortalato la band dai primi mesi di attività fino all’arrivo di Courtney Love, moglie di Kurt (da cui avrà poi una bambina, Frances Bean). A partire dal 1990 il terzetto inizia a lavorare al secondo album, “Nevermind”, di cui vengono ricordati soprattutto i brani In bloom e Smells like teen spirit. Il successo fu immediato: a una settimana dall’uscita, “Nevermind” aveva già venduto 441.000 copie.

nevermind

Se da un lato da quel momento in poi il successo dei Nirvana sarà planetario, dall’altro la stabilità emotiva e psicologica di Kurt sarà il prezzo da pagare per la gloria eterna. Consolidato eroinomane, il cantante alternerà momenti di ripresa a momenti di crisi totale, che saranno perfettamente testimoniati dai suoi testi. Infatti, un ulteriore elemento caratterizzante delle band Grunge ed in generale dei gruppi di Seattle, è quello di essere celebrità “accidentali”. In numerose circostanze si paleserà l’intolleranza verso il pubblico, anche durante i live, dovuta al fatto che nessuno di loro aveva chiesto di diventare famoso o aveva mai desiderato esserlo. Il successo è stato una conseguenza improvvisa della loro arte, che spesso tuttavia si rivelerà essere autodistruttiva. Da Corduroy dei Pearl Jam a Sappy dei Nirvana, l’obiettivo era distruggere l’immagine distorta che il pubblico aveva creato. Proprio come accadde a Charles Baudelaire, man mano che la grandezza del gruppo cresceva, il vuoto esistenziale dell’animo di Kurt progrediva sempre di più. Nemmeno l’amore della figlia e della moglie sembravano essere abbastanza. Il peso dell’esistenza, ma soprattutto il peso di un’immagine che non era la sua, hanno condotto il cantante verso il punto di non ritorno, quello che lo stesso Baudelaire definisce lo spleen, ovvero la forma più estrema di disagio esistenziale, generata dall’incapacità del soggetto di adeguarsi al mondo reale. Dopo una precipitosa ricaduta nell’eroina, l’8 aprile 1994 il corpo di Kurt venne trovato privo di vita con una ferita di arma da fuoco sulla testa. Per riprendere le parole del poeta francese: “Senza tamburi, senza musica, sfilano funerali a lungo, lentamente, nel mio cuore: la Speranza, Vinta, piange, e l’Angoscia atroce, dispotica, pianta, nel mio cranio riverso, il suo vessillo nero” (Charles Baudelaire, “Les fleures du mal”, 1857).


A cura di Francesca Faelli

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Francesca Faelli

Francesca Faelli

Ciao a tutti! Mi chiamo Francesca ho 23 anni e abito in piccolo paesino nella provincia di Arezzo. Mi sono laureata da poco nella Facoltà di Scienze Politiche a Firenze, e sempre lì sto continuando con la magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica, nella speranza di diventare giornalista un giorno. Mi piace molto leggere, viaggiare, ascoltare del buon rock e ricopro anche la carica di Consigliere Comunale, in rappresentanza di una lista ambientalista, nel mio comune di residenza.
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Ciao a tutti! Mi chiamo Francesca ho 23 anni e abito in piccolo paesino nella provincia di Arezzo. Mi sono laureata da poco nella Facoltà di Scienze Politiche a Firenze, e sempre lì sto continuando con la magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica, nella speranza di diventare giornalista un giorno. Mi piace molto leggere, viaggiare, ascoltare del buon rock e ricopro anche la carica di Consigliere Comunale, in rappresentanza di una lista ambientalista, nel mio comune di residenza.
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