Nella piccola cittadina in cui vivo, il mondo entra lentamente. Così è stato anche per Herbalife. Prima di allora tutto ciò che sapevo a riguardo era qualche voce sconnessa e disinteressata, a cui ho cercato di dare sostanza. La sua diffusione in ogni angolo del pianeta e la sua capacità di attirare clienti e forza lavoro richiede senza dubbio un po’ di luce nella nube fatta di sponsor, culto del corpo e critiche che circonda questo marchio.

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Miracolo economico

Nata nel 1980, Herbalife ha da subito incarnato lo spirito del suo tempo. Il fondatore, Mark Reynolds Huges, l’ha rapidamente trasformata in un colosso dal giro di affari stimato a quattro miliardi di dollari e mezzo l’anno e quasi diecimila dipendenti. Diffusa in novantaquattro paesi, Herbalife si è fin da subito fondata sul meccanismo del reclutamento dei venditori, con la promessa che chiunque potesse fare soldi entrando nella “famiglia”. Per ogni nuovo distributore che acquistava un pacchetto iniziale tutti quelli più in alto nella sua linea di reclutamento ricevevano una commissione. Chiunque poteva avere la sua fetta di sogno americano, sia tramite la vendita di integratori a base di erbe dai nomi esotici e dubbi principi attivi, sia tramite il coinvolgimento di altri venditori.

 

Società piramidale

Questo punto di forza ha generato un esercito di venditori, in continua crescita anche dopo la morte di Huges, avvenuta nel 2000. Il successo però si è portato dietro alcune ombre: l’azienda è stata accusata ben due volte di adottare uno schema di marketing piramidale. Si tratta di un modello non sostenibile, in cui la vendita dei prodotti diventa remunerativamente secondaria al reclutamento di nuovi sottoposti. Ogni volta che si scende un gradino di questo schema, il numero di persone da reclutare diventa sempre più grande. Si arriva ad un punto in cui la gente da reclutare supera la popolazione mondiale. Herbalife ha patteggiato 850 mila dollari di multa nel 1985 proprio per questo motivo. Nel 2016 è successo di nuovo.

 

Betting on zero

Il documentario del 2016 Betting on Zero racconta la storia di coloro che si sono scottati con questo sistema. In molti raccontano quanto fosse difficile guadagnare tramite la vendita diretta dei prodotti. Descrivono le loro esperienze come continui inganni nella speranza di ripagare un investimento iniziale, in media pari a qualche migliaio di dollari. Dal 1980 si è creata una separazione: un ristretto gruppo di chi ce l’ha fatta viene usato come esempio, ma si contrappone purtroppo a una larga maggioranza di chi ha perso un sacco di soldi. In più, nel documentario non mancano riferimenti a ingerenze nella politica statunitense, con donazioni miliardarie alla dirigenza Reagan in cambio di de-regolarizzazioni a favore dei modelli economici così strutturati.

 

Class action

Tra i più danneggiati da questo sistema vi sono i membri della comunità latino-americana, in particolare quelli tendenzialmente meno istruiti e con un futuro meno radioso. Si racconta che alcuni di questi soggetti erano vincolati al silenzio dal loro status di immigrati clandestini. E proprio da questa comunità è nata una class action per chiedere un risarcimento all’azienda per i soldi ricevuti, tra gli 800 milioni e l’ 1,1 miliardi di dollari, stando al documentario. Nel 2016, la Federal Trade Commission (FTC) ha accusato Herbalife di adottare uno schema piramidale, retto dal raggiro dei nuovi aspiranti distributori attratti da false promesse di guadagno. Inoltre, le indagini hanno rivelato come i personaggi di successo del gruppo avessero in realtà ricevuto denaro dalla stessa società. Denaro per acquistare loro stessi i prodotti della linea e trasformarsi in convincenti emblemi del successo, capaci di reclutare innumerevoli distributori. La FTC, alla fine, ha costretto Herbalife a pagare una multa di 200 milioni di dollari.

 

I prodotti

Il marchio è da sempre orientato al fitness e alla perdita di peso, inserendosi ultimamente anche nell’integrazione sportiva. Il format del sito appare estremamente accattivante: viene offerto un catalogo di prodotti che vanno dai termogenici ai pasti sostitutivi, passando per gli integratori di nutrienti e gli ipocolesterolemizzanti. Tutti hanno nomi altisonanti, come “Rebuild Strenght” e “CR7 drive”. Spazi dedicati alla salute e al culto del corpo affiancano sezioni che offrono opportunità di lavoro e la possibilità di diventare “il capo di te stesso”. Ma Herbalife non è stata contestata solo per la sua struttura. Già nel 1986 il procuratore generale della California le impose restrizioni su quanto dichiarabile in merito agli effetti dei prodotti venduti. In più, se da un lato è stata scelta come fornitore ufficiale di integratori sportivi del CONI nel periodo 2016-2018, dall’altra è stata oggetto di polemiche dopo che alcuni studi (1,2,3) hanno rivelato una correlazione tra il consumo dei suoi prodotti e danni epatici. In passato, oltretutto, alcuni prodotti del marchio sono stati messi al bando in quanto contenenti efedrina, divenuta poi illegale.

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Integratori

Si entra quindi nell’annosa questione dell’utilità degli integratori alimentari. Questi prodotti oggi letteralmente ci sommergono. È però un errore pensare che, non essendo farmaci, si possano assumere con leggerezza. Lo stesso se si pensa che possano sostituirsi a una dieta equilibrata o al classico esercizio fisico. A riguardo, il Ministero della Sanità ha pubblicato un decalogo contenente utili promemoria. In particolare, si sottolinea molto spesso l’importanza del ruolo del medico all’interno di uno schema di integrazione. La sua utilità risalta soprattutto in caso di situazioni particolari quali gravidanza, allattamento o concomitante assunzione di farmaci. In ogni caso di assunzione prolungata, è buona abitudine effettuare periodici monitoraggi dal proprio curante. Ed è proprio qui che le linee di integratori alimentari sono deboli: esse commissionano la vendita a soggetti che non possiedono competenze sufficienti. Uno schema di assunzione di integratori, così come una dieta, si deve collocare all’interno di un quadro più ampio, considerando le caratteristiche del determinato individuo e le loro possibili interazioni. Per quanto utili, i corsi di formazione aziendali non possono bastare.

 

Nuova Faccia?

A onor del vero, è comunque importante sottolineare che nel 2016 la FTC ha costretto l’azienda a ristrutturare completamente la sua organizzazione di multi level marketing per renderla sostenibile e a norma di legge. Solo il tempo saprà dirci se questa volta Herbalife abbia finalmente deciso di adottare una politica aziendale completamente nuova, facendo una volta per tutte i conti con il suo passato.


A cura di Stefano Roli

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Stefano Roli

Classe 1992, cresciuto tra Modena e Bologna. Medico, appassionato di storia, letteratura e altre cose. Ho il pallino di essere sempre aggiornato su quello che succede nel mondo e a volte provo a raccontarlo.
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