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mercoledì 8 Dicembre 2021
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I diari della fiducia: cronaca di un giorno in Senato

La ricerca di costruttori per ottenere la fiducia al terzo governo Conte è durata fino quasi alle 22.35 di martedì 19 gennaio al Senato.

E mentre il Paese tratteneva il fiato, in uno dei giorni più neri dell’esecutivo di Conte, scoppiava la bagarre sulla validità del voto dei senatori Ciampolillo (ex M5S) e Nencini (Psi) prima del risultato della votazione. Dopo un attento esame dei video delle telecamere che mostrano Ciampolillo entrare in aula un secondo prima che la presidente Casellati chiudesse la votazione, e Nencini entrare sette secondi dopo, viene concluso, tra i fischi e i borbottii provenienti dell’emiciclo, che se Ciampolillo avesse votato, pure Nencini avrebbe avuto il tempo di votare. Così, dopo un attento esame del regolamento del Senato da parte della sua presidente Casellati, il voto di entrambi viene ritenuto valido: gli ultimi due sì per il governo.

Lo scenario concitato di caccia ai senatori volenterosi, bollato da Renzi come “un mercato indecoroso” e da Pepe addirittura definito, con un’acuta metafora evangelica: “mercato delle vacche”, ha fruttato a Giuseppe Conte 156 sì contro 140 no.

Sono risultati decisivi l’astensione di 16 senatori di Italia Viva e il sostegno di tre senatori a vita: Mario Monti, Elena Cattaneo e Liliana Segre. Quest’ultima accolta al suo arrivo in mattinata con un caloroso applauso e pubblicamente ringraziata per il suo senso civico e per il suo esempio politico dalla senatrice Maiorino (M5S), nel corso del suo accorato intervento.

Il sì della senatrice Segre alla fiducia, pronunciato per primo con estrema chiarezza, è stato accolto da un’ovazione entusiasta ed ha strappato cenni rispettosi anche da parte degli avversari.

Durante questa interminabile seduta in Senato, non sono di certo mancate le sorprese: dopo l’appoggio della senatrice Polverini (FI), è arrivato anche il sì deciso alla fiducia di Maria Rosaria Rossi (FI) e di Andrea Causin (FI), che verranno prontamente espulsi dal partito, come ha precisato Antonio Tajani (FI).

Seguendo gli interventi della mattinata, è comparsa chiara e profonda una faglia stilistica che separa i discorsi dei senatori vecchia scuola da quelli di impostazione retorica più adatta ad un convegno di ciurmatori che all’aula del Senato: ecco perché lo scontro, ancor prima che ideologico, sembrava autenticamente generazionale.

Nelle parole dei senatori Balboni (FI), Pittella (PD), Ferrara (M5S), Fantetti (Misto), Bonino (+EU), Di Nicola (M5S) e Bellanova (Iv), strutturate secondo canoni classici, ricche di metafore e di citazioni letterarie, si intuivano tracce di quell’eloquenza politica appartenuta all’Italia del passato, e in particolare alle figure che ieri i senatori hanno scelto di riportare alla mente con il ricordo.

Nonostante l’inaspettato talento poetico del senatore Cioffi (M5S), che ha deliziato l’emiciclo con gli immortali versi: “Il sole. Motore della vita/quando il verde della primavera esplode e ricopre la terra di fremito, di potere, di energia vitale/quando una foglia ti appare in controluce e ne vedi la struttura”, la tensione in aula era dovuta soprattutto all’atteso duello Renzi-Conte: la rottura fra i due è stata spettacolare.

Dopo il durissimo intervento del leader di Iv, il premier ha replicato con voce rotta, ma scegliendo di non nominare mai l’avversario, incolpando Italia Viva dei ritardi del Recovery Plan e della scelta infelice e “aggressiva” degli attacchi mediatici.

Il discorso di Conte ha tuttavia toccato punti fondamentali. Ha insistito sulla correttezza dei dati, elencato le tappe decisionali più significative del governo dallo scoppio della pandemia, ripercorso genesi e gestazione del Recovery Plan, sottolineando con pacatezza di non avere mai escluso gli esponenti di Iv da alcun tavolo di lavoro. Anzi, ha ribadito la disponibilità del governo in sede di dibattito sul Mes: ricordando di essere sempre stato aperto alla leale collaborazione fra forze politiche e di avere sempre incoraggiato la discussione costruttiva e la libera espressione del dissenso. Ha ribadito la mancanza di trasparenza dimostrata da Renzi e da Italia Viva, chiarendo che erano sempre stati coinvolti, interpellati e invitati alla partecipazione.

Conte, come molti senatori intervenuti nel corso della giornata, ha insistito molto sulla gravità della situazione politica e sanitaria, calcando sulle parole trasparenza, chiarezza, onestà, apertura, disponibilità e impegno.

Nel suo violento discorso, Renzi ha ribadito di non essere interessato ad un’offerta di “incarichi internazionali” giunta dall’inquilino di Palazzo Chigi e a questa provocazione, come a quella di chi lo dipinge come disperatamente attaccato alla poltrona, Conte ha risposto: “Non è importante dire ‘non sono interessato alla poltrona’, ma essere interessati a stare seduti con disciplina e onore”.

Dopo quell’amaro: “Se non ci sono i numeri, il governo va a casa” il tono dell’intero intervento è stato infatti quello della difesa pacata e della ragionevole apertura alle forze di traduzione liberale, popolare e socialista a cui già si era rivolto lunedì alla Camera, e che già avevano accordato la loro fiducia al governo.

Sostegno rinnovato con appassionata foga in particolare dai senatori De Petris (LeU) e Lichieri (M5S), che nel corso dei loro interventi hanno sottolineano l’importanza primaria delle parole chiave su cui si fonda l’impegno politico: progettare, sostenere ed essere in contatto con i cittadini.

È invece duro e fremente il discorso della senatrice Bellanova (Iv), a cui è affidato il compito di chiarire le ragioni dell’aprire una crisi di governo in piena emergenza pandemica e di spiegare la scelta di astensione dal voto di fiducia dei senatori di Italia Viva. La domanda, nucleo fondamentale e ragione primaria della crisi e dello strappo è: “Può l’emergenza sanitaria essere l’unica ragione di esistere di un governo?”.

Secondo la senatrice, infatti, le misure prese finora dal governo non sono pianificazioni concrete rivolte al futuro, ma condannano il paese all’immobilismo e avranno conseguenze disastrose sui lavoratori, non appena verrà sospeso il blocco dei licenziamenti.

Le parole di Bellanova colpiscono per la loro semplicità e per l’autentico rammarico che traspare dalla sua voce, ma emerge spontaneamente la domanda taciuta dall’ex ministro e che invece la senatrice Caligiuri (FI) aveva avuto il coraggio di porre: “Che ne sarà del Sud? Che ne sarà dell’agricoltura?”.

Per ora tutto tace.

Nonostante la conferma della fiducia in Senato, per il governo Conte si apre una delicata fase di progettazione e di pianificazione e tra i vari scenari che si profilano all’orizzonte, quello del voto anticipato pare il più lontano.


A cura di Ilaria Fuso

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TomorrowNews nasce come “TomorrowTurin” nel 2016, a Torino, dall’idea di Elisa, Pier e Stefano. Col tempo, il blog è cresciuto ed ha espanso i propri confini tanto fisici quanto tematici, passando ad occuparsi non più soltanto di politica internazionale ma di vari altri temi.

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