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lunedì 23 Novembre 2020
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I nuovi mostri: i comunisti con il loden del nonno e il mito dell’articolo 18

Sono in mezzo a noi, camminano tra di noi, vi giudicano costantemente. Sono i comunisti con il loden del nonno dai tanti buoni principi stereotipati. Loro, sono i nuovi mostri. Ve lo ricordate quel vecchio action movie con Roddy Piper di fine anni Ottanta? Quello con le teste di morto che governano il mondo. Quelle che si possono vedere solo con degli occhiali speciali.

Quel capolavoro si chiama “Essi vivono”. Una gemma rara per quelli che come me nutrono una malsana fascinazione nei confronti del trash anni Novanta. Nel film la terra è governata da una specie aliena camuffata da esseri umani. Gli alieni hanno sembianze apparentemente normali, ma in realtà sono simili ad uno scheletro con gli occhi strabuzzati dalle orbite. “Essi” sfruttano il pianeta per mezzo di messaggi subliminali celati dietro alla pubblicità della società consumista, ma sia i messaggi che gli impostori possono essere smascherati indossando delle lenti trattate chimicamente. Lenti assai utili a dire il vero.

La superiorità morale delle polacchine

Da bianco proveniente da una famiglia di ceto medio, eterosessuale, laureato, mai discriminato (e dotato in definitiva di una certa dose di fortuna) non ho mai preteso né di essere un “uomo del popolo”, né un uomo “per il popolo”. Ciò non mi impedisce di sentirmi un elettore di centro-sinistra, né di immedesimarmi nelle necessità di altri piuttosto convintamente. Certo è che mai ho preteso di sentire in sangue e spirito il furore popolare, né ho mai voluto barattare il mio relativo benessere con il mito della rivoluzione.

Ciò non mi ha impedito di confrontarmi con ambienti e occupazioni che esulano dal mio habitat naturale (il caro vecchio ceto medio con tutti i suoi pregi e difetti). È proprio durante le mie esplorazioni della vita reale che ho navigato in acque pittoresche. Esercitando professioni non propriamente professionalizzanti, ho trovato un tesoro. Durante le mie esplorazioni di gastronomo, facchino, parcheggiatore, cameriere, receptionist, insegnante di ripetizioni, ho guadagnato un paio di occhiali come quelli del film.

Con gli occhiali vedo di essere circondato da una moltitudine che sotto loden e anfibi vintage cela la kefiah, il parka, e polacchine anni Settanta. Sono loro: i nuovi comunisti, i nuovi mostri. Sembrano cambiati ma hanno solo mutato aspetto. Comunicano per slogan intercettabili solo con le lenti speciali, e guardandoli da dietro gli occhiali vedi il teschio nudo con gli occhi strabuzzati dalle orbite.

Non appartengono al tipo di persone che si rompono la schiena a lavoro facendosi un mazzo tanto, ma alle teste di morto della sinistra. “Siamo ricchi ragazzi bianchi che vivono in case di proprietà della famiglia, parliamo di Marx come se lo avessimo studiato, capiamo il popolo meglio del popolo stesso. Chi non la pensa come noi non è di sinistra”. E giù di articolo 18, corbellerie delle più svariate sui presunti fascisti che governano il comune, e più in generale quell’irrisolto senso di superiorità morale nei confronti di chi diffida degli omogenizzati al gusto potere al popolo.

Beh se questa è la nuova sinistra, che il cielo ci salvi e ci protegga. Non un concetto di politica che riguardi l’amministrazione concreta del territorio, non un accenno ai problemi strutturali del nostro paese. Meglio una bella pozione di qualunquismo e moralismo. Possibile che il destino sia finire accerchiati fra due fuochi e buscarne da ambo i lati? Da una parte i pericolosissimi amici del capitano, dall’altra l’esercito del surf con le bandiere rosse.

comunisti

La cosa ha dell’incredibile per cui mi chiedo: siamo veramente una generazione di sardine o riottosi populisti?

La percezione è quella di confrontarsi con una mandria di old boy formati nella palestra del ceto medio fiorentino. Sessioni intere di allenamenti in discussioni tirate avanti sul sistema fiscale, senza sapere in definitiva nemmeno la differenza tra un’imposta progressiva o regressiva. Opinioni fantasiose sul bilancio pubblico, naturalmente senza conoscere né lo stato dell’indebitamento pubblico né le conseguenze che esso provoca (non dico a medio-lungo termine, ma nemmeno a breve). Le pensioni manco a pensarci, siamo in un sistema contributivo o retributivo? Poi l’evergreen della sanità e del confronto tra pubblico e privato, impostato in definitiva come la lotta tra i puffi e Gargamella. Ovviamente pretendere una nozione minima su impresa e mercato del lavoro è decisamente troppo. Del resto basta all’occorrenza additare quella realtà come una vacca da spremere con le tasse, tanto “il privato bada solo al profitto” (il che è ovviamente una colpa). Forse il culmine dell’agone si raggiunge quando si arriva a parlare di federalismo, il nemico pubblico numero uno. Poi però gli chiedi se sanno come è stato riformato il titolo V della Costituzione e cascano dal pero. Costituzione in generale nemmeno ne parliamo perché il vecchietto dell’ANPI ha combattuto per il bicameralismo perfetto, tutto il resto è abominio. Benissimo.

Dai comunisti col rolex ai sessantottini su TikTok

Se queste sono le idee dell’elettorato, per lo meno di quello del ceto mediamente istruito, non c’è speranza di avere un centro-sinistra al governo che imposti un dibattito sulle criticità strutturali del paese. Ma forse è possibile fare affermazioni ben più perniciose e soggette a furore borghese, ovvero se questa è l’attitudine nei confronti della politica di certa parte dell’elettorato, mi spiego meglio Cinque stelle e Lega. Parlare con queste persone farebbe passare la pazienza a un santo, figuriamoci a tutta quella gente scontenta e rabbiosa, anticasta e anti-establishment. È questo il nuovo elettorato di sinistra? Ripeto, se è così che il cielo ci protegga. È bene precisare che non si tratta del vecchio stereotipo dei comunisti col rolex, è una cosa diversa. Qui la questione è la disinformazione giustificata col perbenismo e con i sani principi della sinistra sessantottina.

Contro questo tipo di percezione della politica non si può vincere, perché nella gara a chi è più di sinistra non c’è spazio per le digressioni, altrimenti si fa come il PD: “il PD non è un partito di sinistra”. Mantra benedetto, sancta sanctorum. “Il PD ormai lo votano solo a destra”, amen. “La destra è dalla parte dell’impresa, la sinistra dovrebbe stare dalla parte dei lavoratori”, lo annoteremo sul diario di bordo.

La domanda alla fine della fiera rimane aperta. Siamo sicuri che giocare ai sanculotti ci giovi? Che effetti produrrà in futuro questo atteggiamento sulla rappresentanza di centro-sinistra? Ai posteri l’ardua sentenza, ai comunisti la sicurezza del presente.

Per ora l’unica certezza è che lo scontro diretto nel salotto dei i comunardi è affrontabile solo con la tecnica dell’opossum, fingersi morti ed evitare sapientemente il conflitto come se il cervello fosse spento. La controffensiva è impossibile. Per la resistenza passiva aiuta ragionare di carpe dal caccia e pesca e lo studio per il dottorato. Alta formazione e passatempi popolari. Non serve granché nel duello dialettico ma è meglio che ragionare di massimi sistemi a vanvera, e in definitiva assai più proficuo.


A cura di  Corso Pecchioli

Corso Pecchioli
Corso Pecchioli
Sono nato a Firenze nel 1993. In ritardo per vivere l'età dell'oro dei tamarri, i gloriosi anni '90, troppo presto per essere abbastanza social. Pessimista di professione, critico a tempo pieno, impiego il tempo libero tra lettura, pesca, cinema, boxe, ukulele, motocicletta e campeggio. In ordine sparso e con risultati variabili.

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