Podcast di Lilli Cor
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Jorge Lorenzo ha deciso di dire basta. Troppe delusioni, troppi infortuni, troppo lontano dai suoi pari per andare avanti, nonostante avesse ancora un anno di contratto con il team HRC a 4 milioni a stagione. Della sua carriera sono significativi i momenti, più che i numeri.

 

Il soprannome Por Fuera e le prime gioie in 125

La memoria corre diretta alla torrida estate del 2003. Si correva in Brasile, a Rio de Janeiro, circuito “Nelson Piquet” a Jacarepaguà (oggi non esiste più, è stato smantellato per fare spazio alle strutture delle Olimpiadi del 2014). Jorge aveva 16 anni, uno sguardo da duro e una moto Derbi 125 rossa e verde.

Lorenzo

Gli avversari si chiamavano Dani Pedrosa, Casey Stoner, Andrea Dovizioso e Tony Elias: una banda di adolescenti terribili di nemmeno 20 anni, con Lorenzo che era il più giovane di tutti. Dopo una battaglia a colpi di sorpassi e controsorpassi all’esterno (“por fuera”, appunto) il maiorchino agguantò la prima vittoria della sua carriera. L’immagine più nitida di quel pomeriggio è quella di Jorge che taglia il traguardo a braccia aperte come il Corcovado e Giampoero Sacchi ai box, il suo team manager, che festeggia con indosso i suoi inseparabili Ray Ban Wayfarer. Anni dopo confesserà che quella, visto il momento difficile che stava attraversando il team, fu la sua più bella vittoria da manager. E di momenti difficili ne aveva passati anche Lorenzo: nato a Maiorca in una famiglia molto umile, a tre anni il padre gli costruì la prima moto (non potevano permettersi di comprarla) e nel frattempo corrompeva gli organizzatori delle gare per bambini affinché il figlio potesse partecipare, nonostante avesse meno di cinque anni.

 

I trionfi in 250 e l’approdo in MotoGP, con il Mugello nel destino

Un altro momento di gloria ci porta a casa nostra: Mugello 2007. Ormai Por Fuera è cresciuto, è il campione del mondo in carica della classe 250 e tutti già sanno che presto se la giocherà con i migliori nella classe regina. Parte ultimo per un problema avuto in qualifica, ma dopo poco più di metà gara ha già rimontato tutti ed è con i primi. Una superiorità quasi imbarazzante, su una delle sue piste preferite. Una domenica indimenticabile fino all’ultimo giro, quando Bautista gli si catapulta addosso, stendendolo e spingendolo fuori pista. Una fine ingloriosa per una delle sue più belle performance della carriera. Il finale di stagione fu comunque sancito da un altro mondiale e dal passaggio nel team ufficiale Yamaha Moto Gp, al fianco di Valentino Rossi.

Arriva così nella top class a nemmeno 21 anni, disturbando i sonni del Dottore e costringendo la squadra a mettere un vero e proprio muro a dividere i due box: non male per un rookie. L’esordio è da sogno, tre pole nelle prime tre gare e prima vittoria in solitaria in Portogallo. Nei mesi seguenti tuttavia presero il sopravvento diversi infortuni e fratture. Nonostante ciò, mai un lamento. Giusto per far capire di che pasta fosse fatto.

In Moto Gp arrivano tre mondiali, tutti con la casa dei tre diapason, ma le due gare più belle, a parere di chi vi scrive, sono entrambe, ancora una volta, sulle colline toscane del Mugello. La prima è nel 2016: Jorge è ormai in rotta con Yamaha, che non ha gradito l’epilogo del campionato dell’anno precedente, e sente che la squadra non lo segue più. Al gran premio d’Italia va in fuga: si preannuncia già una vittoria alla Lorenzo, ma Marquez lo riprende e all’ultimo giro lo supera. Sembra il colpo del KO, ma Por Fuera risponde con un guizzo micidiale alle Biondetti: va lungo, Marquez torna davanti, Jorge ci riprova all’ultima staccata della Bucine senza successo. Sembra fatta per il Cabroncito, quando Lorenzo lo passa sul rettilineo finale fra l’incredulità dei meccanici Honda, in piedi sul muretto e già pronti a festeggiare il loro pilota.

Jorge Lorenzo

Due anni più tardi il maiorchino è in sella alla Ducati, con cui ha già corso nel 2017 ottenendo solo un terzo posto a Jerez de la Frontera. L’inizio della stagione 2018 è altrettanto difficoltoso e si arriva all’appuntamento italiano con Jorge in aperta polemica con i vertici della casa di Borgo Panigale: loro lo accusano di scarso rendimento, lui di non metterlo nelle migliori condizioni. In quel week-end Lorenzo firma con il team HRC per i due anni successivi. In gara, come è suo costume, parte e se ne va. Taglia il traguardo da solo e sotto il casco urla, grida, forse si commuove, agita l’indice della mano destra come a voler dire “mi avete dato per finito, ma io ci sono ancora!”.

Jorge Lorenzo

Un epilogo malinconico, nella speranza che Por Fuera possa stupirci di nuovo

Meno di un anno e mezzo più tardi ci troviamo a commentare il suo ritiro dal mondo delle corse a seguito di un’altra annata difficile, stavolta con la Honda ufficiale. Da appassionati di questo sport possiamo ritenerci fortunati ad aver visto correre contemporaneamente campioni di altissimo livello come Valentino, Marquez, Stoner e Lorenzo. Li abbiamo visti poco più che bambini nelle classi minori e poi padroni assoluti delle due ruote. Quando qualcuno di loro decide di lasciare, al di là del tifo, è come se se ne andasse un pezzo delle emozioni che ci hanno fatto vivere. E’ come si ci abbandonasse quella parte di noi che avrebbe voluto emulare le loro gesta. Mi piace pensare che il ritiro di Jorge, così poco celebrato, altro non sia che un modo per liberarsi dal contratto con Honda, sfruttare l’anno sabbatico per rimettersi in forma e ricaricarsi mentalmente, per tornare nel 2021 su una moto che meglio si adatti al suo stile di guida, senza guardare troppo all’ingaggio. Pare infatti che quest’estate abbia tentato un ritorno in Ducati, sponda Pramac (che infatti temporeggiava sul rinnovo di Jack Miller), ma la casa nipponica non lo abbia voluto liberare, forse per evitare che Marquez si trovasse con un avversario in più in pista. Ad ogni modo, non rimane che attendere per conoscere il destino di un pilota che spesso è apparso solo, vittima più di se stesso che degli avversari. Una situazione simile a quella vissuta da Casey Stoner: ragazzi di origini molto umili, che fin dalla tenera età hanno cominciato a sentire la responsabilità di non poter mancare l’unica possibilità di riscatto sociale che il destino stava loro presentando, sospinti da famiglie che avevano giocato le ultime fiches sui loro figli talentuosi.

Jorge ha avuto molti alti e qualche basso, fra infortuni e difficoltà tecniche. Nonostante ciò, fino a questo epilogo piuttosto malinconico, era sempre riuscito a risalire. Per questo vogliamo vederlo tornare e concludere questa storia, per ora, senza lieto fine. Vogliamo che torni perché questo è un finale che lascia l’amaro in bocca, dal momento che sembra imposto più dalle circostanze che dal protagonista. Vogliamo che torni perché amiamo gli eroi romantici che nonostante le avversità continuano a lottare e magari, alla fine, vengono premiati. Lui non si è mai tirato indietro: ha corso con entrambe le caviglie fratturate o con la clavicola operata meno di due giorni prima, per questo fa specie vederlo mollare proprio ora, di fronte a difficoltà che per uno così sono tutt’altro che insormontabili. Al di là di carattere, simpatie, antipatie e rivalità, si tratta di un pilota di qualità cristallina, protagonista assoluto dell’ultimo decennio di motociclismo.

Nell’attesa di scoprire se in futuro riusciremo a rivederti in pista.. buena suerte, campeòn!


A cura di Guido Venturini

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Tomorrow nasce nel 2016 nell'Università degli studi di Torino, dall'idea di un gruppo di amici. Il nostro obiettivo è dare spazio alle opinioni di giovani studenti e professionisti sull'attualità internazionale e nazionale.
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