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sabato 23 Ottobre 2021
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I segreti di Giulio Andreotti

Forse è uno dei personaggi più oscuri e machiavellici della storia repubblicana italiana. Politico, scrittore e giornalista nostrano, è stato uno degli esponenti più importanti della Democrazia Cristiana. La sua carriera come politico è colma di incarichi encomiabili: ben 7 volte Presidente del Consiglio, 32 volte Ministro della Repubblica e una lista lunghissima di incarichi ad interim. Ma chi era veramente Giulio Andreotti?

Andreotti: l’uomo, il politico

L’uomo capace di smuovere monti anche solo con un’espressione del volto, si è portato nella tomba alcuni segreti che forse non vorremmo neanche conoscere. Recentemente sono state anche ritrovate e pubblicate dai figli nel “7” , periodico del Corriere della Sera , le lettere che “Iulius” (come era solito firmarsi nelle lettere indirizzate alla famiglia) scriveva alla sua “Liviuccia”(soprannome con il quale chiamava sua moglie Livia Danese). L’immagine che ne viene è quella di un uomo pacato, al limite della riservatezza in pubblico ma attento e amorevole in ambito famigliare. La realtà però è ben diversa.

Nato a Roma il 14 Gennaio 1919, frequenta il Liceo Ginnasio “Tasso” e “Visconti” e successivamente si laurea alla Sapienza di Roma con una tesi magistrale sul diritto canonico. Diventa ben presto Presidente della FUCI , ovvero la Federazione Universitaria Cattolica , segretamente antifascista. Stringe amicizia con Monsignor Montini, futuro Papa Paolo VI, che gli tornerà molto utile, soprattutto in futuro. Il suo mandato come Presidente della Federazione sarà caratterizzato da numerose iniziative di stampo sociale (dalla condanna del socialismo alla “parimenti netta” contro capitalismo egoista e ateo).

Nel 1944 Andreotti lascia il mondo universitario per gettarsi in quello della politica. Entra in contatto con Spataro e De Gasperi, e partecipa alle  riunioni dalle quali poi nascerà la futura Democrazia Cristiana. De Gasperi rimane piacevolmente colpito dalla qualità del giovane, affidandogli incarichi sempre più di prestigiosi. La Consulta Nazionale e l’Assemblea Costituente saranno le prima conferme elettorali di un Andreotti che sembra inarrestabile. Nel corso della sua vita resse diverse dicasteri: da Ministro degli Interni nel governo Fanfani, a ministro delle finanze con Zeoli e Segni. É Ministro della Difesa dal 1959 al 1966. Dal 1983 al 1989 è Ministro degli Esteri  e nel 1991 viene nominato Senatore a vita dall’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Insomma, letta così la storia di Giulio Andreotti sembra la storia “normale“ di un uomo che è riuscito nel suo intento ed ha raggiunto il suo obiettivo. La domanda però che dobbiamo porci a questo punto è: come ha raggiunto la vetta della piramide politica? Levandosi dai piedi chiunque intralciasse la sua ascesa e accordandosi con le persone sbagliate, al momento giusto.

“Belzebù” e gli accordi con la “Piovra”

Paolo Sorrentino nel 2008 fa uscire un film sulla vita di Giulio Andreotti intitolato “Il Divo”, uno dei tanti soprannomi che vennero dati al Ministro. Uno dei più diffusi soprattutto negli ambienti socialisti è “Belzebù” oppure “la volpe” o il “Gobbo”. Questi appellativi sono stati attribuiti semplicemente per mero scherno politico, ma l’ambiente governativo era a conoscenza delle losche trame che stava tessendo, in parte accertate solo successivamente alla sua morte.

La Corte d’Assise d’Appello ha confermato i rapporti “amichevoli “ che lui intratteneva con i boss siciliani (fino al 1980), chiaramente non fittizi, ma chiedeva loro favori e interventi agevolati. Tuttavia si decide di procedere verso l’assoluzione in quanto “il fatto non sussiste”. È stato assolto per reato di associazione a delinquere semplice (il codice penale non prevedeva ancora il reato associazione mafiosa). É stato riconosciuto però che Andreotti avrebbe incontrato di persona Stefano Bontate, “capo dei capi” Totò Riina, e Salvo Lima, e avrebbe avuto anche un ruolo in merito alla guerra di mafia del 1981. Sono stati confermati (nelle sentenze di primo e secondo grado) legami “a stretto rapporto fiduciario” con Vito Ciancimino, i cugini Antonino e Ignazio Salvo, e il finanziere Michele Sindona.

E’ stata anche affrontata dai giudici la questione della morte di Piersanti Mattarella, ipotizzando anche accuse pesanti. Nelle riunioni con i boss, “la volpe” avrebbe consigliato quali comportamenti tenere con Mattarella e avrebbe conquistato anche la loro fiducia, facendosi confessare l’uccisione, assicurando loro che nessuno gli avrebbe mai denunciati. Durante i processi del 1992, fu “Don Masino” a muovere altre accuse contro l’ex presidente del Consiglio, senza che però trovassero riscontro. Il Boss della Sacra Corona Unita Alberto Lorusso era a conoscenza dell’incontro tra “Belzebù” e Riina e sostiene che questo segreto sarebbe rimasto tale grazie agli uomini della scorta.

Insomma, come possiamo ben vedere Giulio Andreotti si è rivelato una persona in grado di sbrogliare una matassa non solo giudiziaria e economica, m anche e soprattutto politica. Quando si tennero in funerali di Falcone e Borsellino, Andreotti non si presentò, apostrofando “preferisco andare ai battesimi piuttosto che hai funerali”. Ma che tipo di battesimi? Quelli che celebrano una nuova nascita o un nuovo legame. Nel dubbio, “non bisogna mai lasciare tracce”.


A cura di Francesca Faelli

Francesca Faelli
Ciao a tutti! Mi chiamo Francesca ho 23 anni e abito in piccolo paesino nella provincia di Arezzo. Mi sono laureata da poco nella Facoltà di Scienze Politiche a Firenze, e sempre lì sto continuando con la magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica, nella speranza di diventare giornalista un giorno. Mi piace molto leggere, viaggiare, ascoltare del buon rock e ricopro anche la carica di Consigliere Comunale, in rappresentanza di una lista ambientalista, nel mio comune di residenza.

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