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mercoledì 8 Dicembre 2021
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Il centrodestra e la questione dell’immigrazione: “stop al permesso di soggiorno sussidiario”

Fra i temi più discussi di questa campagna elettorale, quello della riforma del sistema di accoglienza è una delle proposte “forti” della coalizione. Dopo i fatti di Macerata, Silvio Berlusconi ha dichiarato che “è necessario espellere almeno 600mila immigrati irregolari”, guadagnandosi l’attenzione di televisione e stampa, oltre a rinsaldare ulteriormente l’asse con Matteo Salvini, apparentemente scricchiolante nei giorni antecedenti l’episodio avvenuto nelle Marche. Ma qual è la proposta della coalizione del centrodestra per fermare “l’invasione”? Prima di arrivare a descrivere nel merito la loro proposta politica, facciamo il punto sulla gestione del fenomeno immigrazione in Italia.

Il programma di accoglienza in Italia, riformato recentemente dalla legge Minniti-Orlando, prevede tre istituti deputati ad occuparsi della prima accoglienza e della seguente integrazione di chi ha diritto, secondo le normative italiane, a beneficiare del nostro sistema di accoglienza (richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione sussidiaria e umanitaria): i centri di accoglienza straordinaria (CAS), i centri SPRAR, i centri di prima accoglienza e gli hotspot. Seguendo un filo ideale che dall’identificazione volge al processo di integrazione, gli hotspot (presenti in 4 unità sul nostro territorio, a Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto) sono i primi centri adibiti ad accogliere i migranti al loro arrivo in Italia, all’interno dei quali vengono effettuati i primi screening sanitari e somministrate le eventuali cure mediche, prima di procedere al processo di identificazione e di foto-segnalazione che si svolge sempre all’interno degli stessi. Una volta effettuata una prima valutazione, i migranti che fanno domanda d’asilo vengono trasferiti (in teoria entro 48 ore) nei centri di prima accoglienza dove si procede ad individuare una soluzione su misura, prima di avviare la seconda fase destinata all’organizzazione dell’accoglienza; il sistema basato su hotspot e centri di prima accoglienza, ha sostituito il precedente sistema basato su CPSA (Centri di Primo Soccorso e Accoglienza), CDA (Centri di Accoglienza) e CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo).

A questo punto, i beneficiari del programma di accoglienza vengono inseriti nel programma Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati), volto a garantire ai nuovi arrivati un processo di integrazione nel territorio a 360°, ben oltre alla semplice fornitura di vitto ed alloggio. Tuttavia, a causa delle dimensioni non adeguate di questo programma, i richiedenti asilo vengono sempre più dirottati sui CAS, un ibrido che rientra formalmente nella prima accoglienza al quale si accede spesso direttamente dai porti di sbarco, ma che, di fatto, ormai fornisce accoglienza di lungo periodo, la gestione della quale dovrebbe essere affidata in esclusiva ai centri SPRAR. I CAS sono stati infatti concepiti come strutture dal carattere temporaneo da aprire solo nel caso in cui si verifichino “arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti”, per fornire quindi un ulteriore supporto al sistema ordinario di accoglienza quando quest’ultimo non riesce a gestire un aumento considerevole degli arrivi. La gestione degli “istituti” è affidata dai prefetti a consorzi, cooperative e associazioni. Ad oggi ospitiamo circa 183 mila migranti, di cui il 64% sono quei “migranti economici” che non rientrano nella categoria dei richiedenti asilo.

In questo meccanismo complesso e articolato, si innesta la proposta del centrodestra, volta a smaltire immediatamente la presenza dei migranti sul nostro territorio, riportata nel proprio programma politico. All’interno delle file della coalizione, per giungere a questo scopo, si parla di “abolire l’anomalia solo italiana della concessione indiscriminata della protezione umanitaria”, mantenendo comunque inalterate le altre due forme di permesso di soggiorno previste dalle normative attualmente vigenti, lo status di rifugiato e la protezione umanitaria. La proposta dell’abolizione della norma che viene definita “sussidiaria”, è una forma residuale di protezione per tutti quegli immigrati che non hanno diritto al riconoscimento dello status di rifugiato, ma non sono comunque allontanabili dal suolo italiano poiché, secondo quanto recita la legge, sono “in condizioni di oggettive e gravi situazioni personali”. Questa concessione ha una durata di due anni, è rinnovabile e può essere convertita in permesso di soggiorno per lavoro. L’abolizione di questa forma di protezione, nasce dalla volontà di voler “dare un segnale forte alla lotta contro l’immigrazione clandestina”, e comunque, “di dare una stretta agli arrivi nel nostro Paese, persone che nella maggior parte dei casi sono migranti economici che non possono accedere alle quote di ricollocazione stabilite dall’Europa e non hanno diritto allo status di rifugiato”. Nel 2017, la protezione “sussidiaria” è stata concessa, su 126 mila domande esaminate, al 25% dei richiedenti, ossia a circa 30 mila persone. Sebbene si tratti della tipologia di permesso più diffusa in Italia, è respinta nel 61% dei casi.

In caso di vittoria del centrodestra alle prossime elezioni, vedremo se la coalizione approverà davvero una riforma così “forte” come quella appena descritta: se i primi sponsor della riforma sono stati Giorgia Meloni e Matteo Salvini, resta ancora da convincere Forza Italia e la quarta gamba centrista della coalizione, Noi con l’Italia, che (sembra) abbiano una visione più mite per regolare il fenomeno dell’immigrazione rispetto ai loro compagni di coalizione.

A cura di Sacha Tellini


Link:

Corriere.it

Tiscali.it

Lenius.it


Immagine di copertina: immigrati-generico-h Credit by: zonalocale.it Licenza: CC BY2.0

Nato il 12 Febbario 1991 a Bagno a Ripoli (FI), ho alle spalle una formazione nel mondo della comunicazione: prima ho conseguito la laurea in Comunicazione, Media e Giornalismo presso la facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze, poi ho concluso un Master in Pubblicità Istituzionale, Comunicazione Multimediale e Creazione di Eventi, presso la facoltà di Lettere e Filosofia, sempre a Firenze. Amante della semplicità e animato da un forte spirito di condivisione, mi piace andare alla ricerca di novità che portino curiosità all'interno della mia vita.

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