È di ormai un mese fa la notizia che Sebastian Vettel e la Ferrari si separeranno a fine 2020. Una voce che nel paddock girava da tempo ed è divenuta realtà. La storia fra il tedesco e la rossa più famosa del mondo era ormai giunta ad essere una continua tensione ad ogni week-end, tanto che la decisione sa più di liberazione che di colpo di scena inaspettato. Entrambe le parti hanno preso la propria decisione. La squadra quella di puntare sul giovane Leclerc, Seb quella di non correre più alle condizioni prospettate dalla scuderia. L’annuncio del divorzio ha subito scatenato un effetto domino, con le ufficialità di Carlos Sainz in rosso (terzo spagnolo dopo il marchese de Portago e Alonso) e Daniel Ricciardo in McLaren a sostituirlo.

Vettel

Quella tra Vettel e la Ferrari è una storia che dura ormai dalla fine del 2014, quando il campione tedesco decise di lasciare la Red Bull e accettare la sfida di Maranello portando in dote 4 titoli mondiali. Sfida che non ha portato alla tanto agognata vittoria del titolo mondiale piloti che manca dal 2007, quando Raikkonen vinse all’esordio sulla Ferrari. Senza girarci troppo intorno, la stagione buona per Seb poteva essere il 2018. Ma alla fine a festeggiare furono ancora una volta Hamilton e la Mercedes. Complici i troppi errori del pilota, un muretto non sempre perfetto e una squadra che non sempre lo ha tutelato (vedi il licenziamento di Raikkonen alla vigilia del GP di Monza), per l’avventura di Vettel in Ferrari è stato l’inizio della fine.

In aggiunta, nel giro di pochi mesi il tedesco si è ritrovato un management completamente nuovo (fuori Marchionne e Arrivabene, dentro Elkann, Camilleri e Binotto), che non era più quello che lo aveva fortemente voluto. E poi anche scelte tecniche discutibili, come l’allontanamento a metà 2018 dell’ottimo Simone Resta (progettista delle vetture 2017 e 2018, le migliori Ferrari dell’era turbo-ibrida) in direzione Alfa Sauber, salvo poi essere richiamato alla base un anno dopo, hanno giocato un ruolo non marginale. Come sempre, le colpe non sono mai né tutte da una parte né dall’altra.

Come se non bastasse, un 2019 ampiamente al di sotto delle aspettative, caratterizzato soprattutto dall’arrivo in rosso dell’astro nascente Leclerc. Prodotto della Ferrari Driver Academy, è stato spesso capace di rubargli la scena. Anche in questo Seb è stato encomiabile. Si è ridotto a gregario di lusso per permettere al suo giovane compagno di vincere il primo gran premio della carriera. Favore, peraltro, non ricambiato nelle qualifiche di Monza. Alla fine il tedesco, da ragazzo intelligente qual è, ha capito di non essere più il prediletto e che la storia d’amore volgeva al termine. Inutile insistere, meglio cercare altro.

Tutto questo senza dimenticare che dall’altra parte c’era la scuderia che ha aperto il ciclo più vincente di tutta la storia della Formula 1, con un pilota, Hamilton, protetto, tutelato e coccolato; che non ha sbagliato quasi niente in termini di sviluppi tecnici e scelte strategiche. Insomma, “una fottuta famiglia felice”, parafrasando Brian Clough.

E adesso cosa succederà? La stagione 2020, seppur ridimensionata, prevede ad oggi una bozza di calendario con 19 gran premi . Se si correrà, vedrà Vettel nella condizione di poter correre liberamente, senza dover ubbidire troppo agli ordini di scuderia. Prospettiva interessante se la vettura sarà in grado di giocarsi il mondiale. E poi cosa farà Seb? Giulio Cesare disse: “Se non puoi sconfiggere il tuo nemico, fattelo amico”.

Toto Wolff, team principal della Mercedes, ha commentato la notizia del divorzio dapprima con un “Non possiamo ignorare un Vettel libero sul mercato”, per poi rincarare la dose dichiarando “Pilota tedesco su macchina tedesca? Per il marketing sarebbe perfetto”. La stella a tre punte rimane di fatto l’unica possibilità di riscatto per Seb. Per dimostrare il suo potenziale ancora inespresso (ha comunque vinto 4 titoli ed è il terzo pilota più vincente della storia della Formula 1, non dimentichiamolo) e per non finire un’avventura di assoluto valore con l’immagine dello sconfitto cucita addosso. Non se lo merita. L’idea di un dream team sembra stuzzicare il manager austriaco e diversi addetti ai lavori, in un momento storico in cui le scuderie non sembrano più interessate ad avere due galli nel pollaio. Non rimane che aspettare: la pista, come sempre, scioglierà ogni dubbio.

Per l’ex ragazzino prodigio è arrivato il momento di tirare fuori quell’orgoglio prussiano insito in ogni tedesco, di trasformare la rabbia, che probabilmente cova, in energia da mettere in ogni metro di asfalto. Per farlo non bisogna sbagliare mossa. Ora o mai più.

 

Quando ce la fai sono tutti con te, quando perdi li hai tutti contro. In mezzo non c’è niente.

Niki Lauda


A cura di Guido Venturini

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Guido Venturini

Guido Venturini

Nato a Firenze nel 1993, sono cresciuto fra la provincia fiorentina e quella parte di Appennino a cavallo della Linea Gotica. Inevitabilmente appassionato di storia, amo gli sport motoristici e il ciclismo (insomma, basta che ci siano delle ruote che girano). A tempo perso ho anche preso una laurea in Economia e lavoro per una società di revisione contabile.
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Nato a Firenze nel 1993, sono cresciuto fra la provincia fiorentina e quella parte di Appennino a cavallo della Linea Gotica. Inevitabilmente appassionato di storia, amo gli sport motoristici e il ciclismo (insomma, basta che ci siano delle ruote che girano). A tempo perso ho anche preso una laurea in Economia e lavoro per una società di revisione contabile.
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