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venerdì 24 Giugno 2022
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Inflazione e dipendenza energetica: i rincari del mese di ottobre

Nei mesi di agosto, settembre e ottobre 2021, l’inflazione in Europa ha toccato il massimo degli ultimi 13 anni. La Banca Centrale Europea ha stimato che gli aumenti dei prezzi dell’ultimo trimestre sono stati dovuti per metà dall’aumento eccezionale dei costi di gas, elettricità e petrolio.

Solo a partire da maggio 2021, l’indice di riferimento dell’inflazione (HCIP), non considerando i beni energetici (gas, elettricità e petrolio), avrebbe registrato valori inferiori di almeno un punto percentuale, rispetto a quello ufficiale registrato da Eurostat.

Dato che l’incremento dei prezzi del petrolio è dovuto a fattori esogeni (restrizione dell’offerta decisa dall’OPEC), la Commissione Europea è intervenuta solo sui rincari del gas, i quali, a loro volta, hanno comportato un aumento del prezzo dell’elettricità (le centrali di produzione sono ancora spesso alimentate a gas).

Per far fronte a questi rincari, il 13 ottobre la Commissione ha introdotto un pacchetto di misure (“tool box”), per intervenire in materia di politica energetica (Comunicazione n.660/2021).

Il tool box prevede che gli Stati sostengano il reddito delle famiglie in condizioni di povertà energetica ed impegna la Commissione a rafforzare le sue reti.  Vai a “Che cosa prevede il “tool box” della Commissione Europea sui rincari energetici

Il tema del rafforzamento delle reti energetiche è particolarmente significativo per l’Unione Europea, perché il suo sistema di approvvigionamento di gas si basa per il 90% dalle importazioni dall’estero.

L’Europa per il gas è dipendente dai fornitori esteri

Se gli Stati membri soddisfano il proprio fabbisogno acquistando gas sul mercato, i  rincari sono un riflesso della variazione dei prezzi di questa materia prima.

Questi ultimi, per la Commissione Europea, sono stati una conseguenza a loro volta delle variazioni dell’offerta, ovvero anche della decisione di Gazprom (impresa russa a maggioranza pubblica) di non rispettare i propri impegni verso gli acquirenti europei.

I recenti rialzi sul mercato sono in corrispondenza, infatti, delle decisioni dell’azienda.

L’indice Dutch TTF Natural Gas Futures (Title Transfer Facility), relativo agli scambi nel mercato Europeo, ha registrato l’aumento maggiore in corrispondenza dell’annuncio di Gazprom di ridurre l’invio di gas attraverso l’Ucraina e la Bielorussia (gasdotti Brotherhood e Soyuz), passando da un prezzo di chiusura di 78,56 (28 settembre) ad uno di 116,02 euro per Megawatt ora (5 ottobre 2021) (Sole 24 Ore, 2021).

Rimanendo invariata la domanda, i rincari della materia prima sono stati una conseguenza della riduzione dell’offerta. Gli Stati membri, come suggerito dal tool box della Commissione Europea, sono intervenuti con risorse pubbliche, fornendo sussidi e sconti in tariffa alle famiglie in condizioni di povertà energetica. Per l’Italia, ad esempio, è di

3.7 miliardi la cifra stanziata nel 2021 per i rincari di gas ed elettricità.

Per evitare che queste situazioni si ripetano in futuro, nel tool box, la Commissione Europea, su base volontaria, ha previsto che più Stati membri possano procedere all’acquisto in comune di gas. Comprando maggiori quantità, come sottolineato anche dal Ministro alla Transizione Ecologica Cingolani, si ridurrebbe il potere di mercato dei fornitori, permettendo di ottenere la materia prima a prezzi più vantaggiosi.

Un accordo del genere si potrebbe realizzare, ad esempio, tra gli Stati europei che si riforniscono da Gazprom, per riuscire a negoziare volumi di gas maggiori ad un costo inferiore.

L’Olanda, la Germania, l’Italia, la Francia e l’Austria sono gli Stati membri che hanno importato nel 2020 maggiori quantità di gas dalla Russia. Nel caso dell’Italia è di

20.9 miliardi di metri cubi il volume di gas acquistato da Gazprom.

Tolto la Germania, che ha avuto la necessità di acquistare nel 2021 minore quantità di gas, per via del livello di rifornimento delle proprie forniture, e l’Ungheria, che di recente ha siglato un nuovo accordo commerciale con Gazprom, tra i dieci maggiori compratori europei c’è una relazione positiva e direttamente proporzionale tra rincari del prezzo dell’energia e la quantità di gas importato da Gazprom.

Fatte salve Ungheria e Germania, nel mese di ottobre 2021, più uno Stato è stato dipendente dall’approvvigionamento della materia prima da parte dei fornitori russi e più ha avuto maggiori rincari nei beni del settore energetico.

 

I rincari di gas sono legati alla dipendenza energetica da Gazprom

Nel 2020, la Francia ha importato da Gazprom 14 miliardi di metri cubici di gas e ad ottobre 2021 (in un mese) ha avuto un incremento dei prezzi dei beni energetici del 4.8%. L’Italia ne ha acquistato di più (20.9 miliardi) e l’incremento è stato ancora più alto (+7.1%). LOlanda, maggiore buyer europeo (48.1 miliardi), ha avuto il rincaro più alto in assoluto (+8.4%).

La proposta della Spagna e dell’Italia di un player unico, che rappresenti l’Unione Europea nella compravendita del gas, non è stata comunque accolta nel testo finale delle Conclusioni del Consiglio Europeo del 21-22 ottobre. Nonostante questo, in un videomessaggio del 19 novembre, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si è impegnata, per la prima volta, a discutere la possibilità di una rete di stoccaggio condivisa e la possibilità di appalti comuni da parte degli stati membri dell’Unione:

il 90% del gas che usiamo è importato e questo non è sostenibile. Dobbiamo discutere una riserva strategica europea e la possibilità di acquisti comuni


Nota metodologica e download dati:

Scarica i dati:

 

 

– variazioni indice HCIP per l’Unione Europea negli ultimi 56 mesi con e senza beni settore energetico;

– variazioni prezzi energia tra mesi di settembre-ottobre 2021 per paesi europei importatori gas da Gazprom;

– prezzo di chiusura Dutch TTF Natural Gas Futures ottobre 2021 – ottobre 2017;

– quantità di gas venduta ai paesi europei da parte di Gazprom nel 2020.

I valori dell’inflazione riportati si riferiscono all’indice europeo HCIP (Harmonised Indices of Consumer Prices), che si basa sui dati forniti dagli Istituti nazionali di statistica, secondo un paniere di beni fornito da Eurostat. L’elenco dei beni compresi nell’Indice HCIP senza il settore energetico è consultabile su Eurostat. Gli indici HCIP, con e senza settore energetico, nella prima figura sono calcolati come variazione mensile su base annua dei prezzi di mercato; mentre, nell’ultima figura, l’inflazione per i beni energetici, per evidenziare le fluttuazioni avute nei mesi di settembre-ottobre 2021, è relativa alla differenza tra i prezzi degli ultimi due mesi.

Copia dei dati delle esportazioni di Gazprom in Europa è consultabile anche sul report annuale dell’azienda. I dati del 2021 non sono reperibili, essendo l’anno ancora in corso. La retta di regressione lineare semplice stimata è tratteggiata in nero e indica come la relazione sia positiva. La correlazione tra le due variabili è pari a 0.62.

 

 

Paolo Gambacciani
È PhD candidate in scienze politiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Le sue attività di ricerca riguardano le attività parlamentari nelle Legislature più recenti. In precedenza, consulente legislativo e coordinatore dei servizi di orientamento dell’Universita di Firenze per la Scuola di Scienze Politiche.

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