Francesca Faelli, 23 anni, si è da poco laureata alla triennale in Scienze Politiche – Relazioni Internazionali all’Università di Firenze Cesare Alfieri. Attualmente, presso la stessa Facoltà, sta frequentando il corso di laurea magistrale in Strategie della Comunicazione Pubblica e Politica. Appassionata di cinema, musica, viaggi e lettura, la sua grande passione è il giornalismo. Una passione che sta cercando di trasformare in professione.

Da febbraio del 2020 Francesca fa parte della redazione di Tomorrow. A partire da settembre 2019 Francesca è anche Consigliere Comunale nel suo Comune di residenza, Terranuova Bracciolini, in provincia di Arezzo, come unica rappresentante eletta di una lista civica ambientalista.

Una ragazza giovane. Una giovane politica. Una giovane ambientalista. Insomma, niente di più attuale e che pertanto merita una nostra intervista!

 

Francesca, quando hai iniziato a fare politica e perché?

Il mio “amore” per la politica risale ad un periodo abbastanza recente. Ha iniziato a svilupparsi durante gli anni del liceo, quando leggevo con molto interesse i giornali che la scuola ci distribuiva gratuitamente. Arrivato il momento di scegliere l’Università, non ho avuto dubbi nell’indirizzarmi su qualcosa che riguardasse la politica. Così come quando ho avuto la possibilità di entrare in Consiglio comunale non ho esitato. Sentivo di poter mettere in pratica tutto ciò che in qualche modo avevo imparato negli anni precedenti e per la prima volta non ero spaventata, ma anzi sentito che ne sarei stata capace.

 

Attualmente a Terranuova Bracciolini sei l’unica consigliera comunale del M.E.T. Movimento Ecologista Terranuovese. Si tratta di un movimento giovane. Com’è nato, da chi è composto principalmente e qual è il suo programma?

Il M.E.T nasce dall’idea di un mio compagno di squadra di atletica, Andrea Rosi. In molte occasioni ci eravamo ritrovati a parlare di tematiche calde dell’attualità, in particolare di ambiente e cambiamento climatico. Abbiamo poi deciso che l’unico modo per fare iniziare a fare qualcosa fosse partire dal nostro Comune. Ci siamo candidati e, inizialmente, in Consiglio è entrato solo Andrea. A settembre 2019 Andrea ha deciso di lasciare il suo incarico di consigliere e per diritto in Consiglio sono subentrata io.

Il programma del M.E.T. si articola principalmente attorno al tema ambientale. Cerca di conciliare in particolare le esigenze dei cittadini con l’attenzione e il rispetto del territorio e delle sue risorse. Dalla consegna di borracce al posto di bottiglie di plastica nelle scuole alla diffusione di fontanelle nel territorio comunale, passando per l’attenzione per i diritti degli animali e la bonifica di alcuni territori. Sono solo alcuni esempi di  temi per noi cruciali che non posso essere più trascurati. In sintesi, crediamo fermamente che i bisogni dell’Essere Umano possano essere armonizzati con il rispetto del mondo circostante!

 

Quando e come è arrivata la scelta di candidarti?

La scelta di candidarmi è stata una scelta molto ponderata. Ero consapevole che si trattasse di una grande responsabilità, ma sentivo di potermi impegnare completamente. Io e Andrea abbiamo iniziato a parlare di poterci candidare nel settembre 2018. Abbiamo deciso il programma e poi abbiamo iniziato la campagna elettorale. Alle elezioni del marzo 2019 abbiamo ottenuto una percentuale di voti tale per cui solo uno di noi è riuscito ad entrare in Consiglio. E’ stata dunque una scelta molto pensata ma soprattutto inaspettata. Negli ultimi tre anni circa posso dire di essermi molto evoluta come persona. Ho iniziato ad essere più sicura di chi sono e di quello che penso. Il fatto di essermi candidata rappresenta dunque l’atto finale di questo cambiamento interiore e ne sono molto felice.

 

Racconta l’esperienza in Consiglio. Cosa vuol dire essere una consigliera comunale? Qual è il lavoro da svolgere, quali sono i tuoi ruoli e compiti?

Essere una consigliera è un onere e un onore. Ti trovi a discutere decisioni che riguardano, seppur nel piccolo, la cittadinanza e tutto il territorio. Si tratta, di fatto, di lavorare per conciliare le idee delle varie forze politiche presenti, cercando un punto di incontro, un compresso.

L’ambiente del Consiglio è molto stimolante. Il lavoro del Consigliere comunale non si esaurisce però all’interno delle sedute del Consiglio. Innanzitutto, un Consigliere può sempre muovere una mozione al Sindaco o alla Giunta, ovvero richiedere il loro intervento in Consiglio su una specifica tematica.

Il Consiglio si riunisce una volta al mese e, prima di questo, si tengono le sedute delle Commissioni di lavoro. Nel nostro Comune sono quattro: Commissione affari istituzionali, Commissione assetto e territorio, Commissione bilancio, Commissione cultura ed educazione. In tutte le Commissioni ci deve essere almeno un rappresentante di tutte le forze politiche. Essendo l’unico membro del M.E.T. presente in Consiglio, faccio parte di tutte le Commissioni. Generalmente ogni Commissione si riunisce nelle date precedenti il Consiglio per discutere di argomenti che, se approvati, vengono poi portati in Consiglio. Le questioni proposte in Commissione possono essere avanzate anche da membri dell’opposizione e, su ciascuna, si può esprimere un parere favorevole, astenuto o contrario, proprio come in Consiglio.

Una volta al mese, sempre prima della riunione consigliare, si riunisce anche la Conferenza capigruppo, che si compone dei portavoce di ogni forza politica. Nella Conferenza si decidono, a grandi linee, le date dei prossimi Consigli e si parla dell’ordine del giorno di quello imminente. Come unica portavoce del M.E.T. faccio ovviamente parte anche della Conferenza capigruppo.

 

Da diversi anni, in tutto l’Occidente, la democrazia e il concetto di rappresentanza sono in crisi. Da osservatrice interna, qual è a tuo avviso il problema della politica oggi? Quali giudichi potrebbero essere soluzioni adeguate a questa sfida?

La componente rappresentativa nella democrazia è molto importante e il fatto che sia in crisi mette in discussione la democrazia stessa. È come se si fosse rotto il patto tra la coloro che devono essere rappresentati e coloro che dovrebbero fungere da rappresentanti. C’è di fondo una crisi di ideali, o meglio un’incompatibilità. L’avvento di internet e dei social media ha avvicinato sempre di più i millennials a tematiche che li riguardano da vicino (come ad esempio quella ambientale), ma allo stesso tempo li ha pure definitivamente allontanati dalle strategie politiche e dalle decisioni delle élite. I giovani, sostanzialmente, non si sentono più rappresentati da un’élite dominate, per lo più disillusa e prettamente materialista.

Una possibile risoluzione sarebbe il confronto diretto. Stipulare una sorta di patto generazionale in cui le parti in causa si impegnano a collaborare, ad ascoltarsi, e a venirsi incontro.

 

Immagina che da domani il Consiglio comunale sia affiancato da un altro organo di eguali dimensioni, ma composto da cittadini comuni sorteggiati periodicamente, ipotizziamo ogni 6 mesi. I suoi membri sono metà uomini e metà donne, rappresentano in egual misura quattro fasce di età (18-24, 25-39, 40-64, 65+) e ogni frazione del Comune è rappresentata da almeno un cittadino. Questo organo ha il compito di delineare la “agenda setting”, ovvero indicare a Consiglio e Giunta le priorità da affrontare per i 6 mesi a venire, e può avanzare esso stesso proposte per far fronte a tali priorità.
A tuo giudizio, il lavoro del Consiglio e l’amministrazione generale del Comune ne beneficerebbero dalla presenta di un simile organo? Perché e in che misura?

La partecipazione attiva della cittadinanza alle decisioni politiche, soprattutto in Comune piccolo come il nostro, è molto importante. La politica, nella sua accezione più pura, significa lavorare e discutere tutte quelle azioni che possono migliorare l’ambiente circostante e la comunità stessa. E per farlo, è oggi più che mai fondamentale coinvolgere la comunità in questo processo.

Penso che, qualora esistesse, un organo con le suddette caratteristiche sarebbe un supporto alle attività e alle decisioni del Consiglio e allo stesso tempo non andrebbe ad inficiare l’autorità che il Consiglio, la Giunta e il Sindaco stesso incarnano. Il difetto più grande della politica moderna è quello di credere che politica significhi strettamente potere. Tutto ciò che non rientra entro i canoni e le regole prefissate potrebbe in qualche modo compromettere l’ordine costituito. In realtà politica è collaborazione, partecipazione, ascolto e contributo; non potere.

 

Il M.E.T. ha tra i suoi obiettivi la tutela dell’ambiente; uno dei pochi patrimoni che accomuna tutta l’umanità. La politica sta dimostrando di non riuscire con facilità a prendere serie iniziative di contrasto al cambiamento climatico. Troppi interessi in gioco? Qual è la tua opinione in base alla tua esperienza?

La tutela dell’ambiente non è mai stata una priorità della politica perché rappresenta uno di quei “dispositivi” percepiti come una minaccia alla struttura di potere costituita. Volgere uno sguardo all’ambiente, significherebbe rimettere in discussione tutta la società, ma soprattutto il suo modus operandi e vivendi. Ammettere che effettivamente l’esistenza di un problema di fondo nella convivenza tra uomo e natura comporterebbe di fatto trasformare una società consumistica in una società sostenibile. Quali e quante sarebbero le conseguenze?

E’ chiaro che le grandi potenze industrializzate come quelle del G20, ma non solo, dovrebbero riconvertire completamente la loro politica economica, adottando energie rinnovabili, rispettando i criteri e la legislazione riguardo alle emissioni industriali, investendo in ampie operazioni di bonifica oppure impegnandosi nello smaltire in maniera adeguata i prodotti di scarto. Tutto questo avrebbe, almeno inizialmente, un grosso effetto sul bilancio, in termini di entrate-uscite, domanda-offerta, importazioni e esportazioni. In un’era in cui la globalizzazione ha assunto il significato di leadership economica e politica, chi tra i grandi Stati sarebbe disposto a rinunciare a parte dei loro introiti? È lampante il fatto che di fronte alla possibilità di dominare i mercati e l’economica mondiale, il tema ambientale venga tranquillamente fatto passare in secondo piano.

Solo di recente si sono compiuti dei piccoli passi avanti; pensiamo ad esempio al “Plastic Free”. Ma solo una minima parte degli Stati hanno accettato questa inversione di tendenza. La chiusura mentale di fronte all’argomento è imbarazzante, basti pensare all’ormai tristemente nota convinzione tale per cui “Climate change doesn’t exist!”.

 

Come giudichi l’idea che ad avanzare proposte per far fronte alla crisi ambientale siano i cittadini stessi, riuniti a livello nazionale in un organo appositamente dedicato loro come quello descritto in precedenza per il Comune di Terranuova Bracciolini?

Il mio giudizio su tale iniziativa è più che positivo perché dimostrerebbe come politica significa partecipazione e come il coinvolgimento dei cittadini porti beneficio alle comunità. I migliori suggerimenti provengono da coloro i quali vivono in prima persona la comunità, il territorio e l’ambiente e che in prima persona vivono le conseguenze e gli impatti positivi e negativi su questi delle varie politiche adottate.

Sono soltanto un po’ rammaricata del fatto che le élite politiche siano così ostili a questa tematica. La funzione dei rappresentanti dovrebbe essere proprio quella di fare gli interessi dei cittadini. Il fatto che siano invece questi in prima persona a porre l’attenzione sull’argomento significa in qualche modo che la politica e la democrazia rappresentativa su questo tema hanno fallito, sono venute meno al loro compito.

Spero che questa iniziativa trovi seguito, perché potrebbe significare un reale passo in avanti per cambiare le cose!


A cura di Samuele Nannoni

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Samuele Nannoni

Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Attualmente lavoro nella Event Division di un'azienda che opera nel settore delle energie rinnovabili. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la composizione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Attualmente lavoro nella Event Division di un'azienda che opera nel settore delle energie rinnovabili. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la composizione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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