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sabato 23 Ottobre 2021
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Intervista a Luca Santolini, ex Capitano Reggente di San Marino

Luca Santolini, classe 1985, aveva appena 33 anni quando è stato eletto Capitano Reggente della Repubblica di San Marino. Nel 2012, a soli 27 anni, era stato eletto per la prima volta in Consiglio Grande e Generale, il Parlamento della Repubblica. Dallo stesso anno è membro della Commissione permanente per gli Affari Esteri e dal 2016 anche della Commissione Affari di Giustizia. Sempre dal 2016 ricopre il ruolo di Capo missione della delegazione parlamentare sammarinese presso l’OSCE. Laureato a Bologna in Relazioni Internazionali, ha conseguito a Urbino la specializzazione in Editoria, Media e Giornalismo. Attualmente lavora come funzionario e responsabile della comunicazione di Civico10, movimento civico di cui fa parte. Amante della natura, si dedica a sci, trekking ed alpinismo ed è un ex giocatore di basket. Durante i suoi sei mesi da Capo di Stato è nata la sua primogenita, Anna.

Luca Santolini, San Marino è universalmente noto come uno degli Stati più piccoli esistenti e per essere di fatto la Repubblica più antica al mondo, fondata nel 301 d.C. Che cosa rappresenta, secondo lei, la Repubblica di San Marino nel 2019?

San Marino è stato inserito nel 2008 all’interno della lista dei patrimoni dell’Umanità da parte dell’UNESCO. Credo che per capire davvero il valore di una realtà come San Marino per la comunità internazionale basti andare a ricercare fra le motivazioni di quell’atto. Siamo, di fatto, l’esempio vivente di una città-stato che ha fatto propri, se non da sempre almeno da più di 500 anni, i valori della pace e del dialogo nella risoluzione dei conflitti. E lo siamo proprio grazie al funzionamento delle nostre istituzioni e al coraggio e alla visione di chi temporaneamente le ha rette, coltivando meccanismi che, con sfumature diverse – più o meno democratiche in senso stretto – nel corso dei secoli hanno garantito la sopravvivenza e l’indipendenza di una piccolissima Repubblica, nel bel mezzo delle avversità che la penisola italiana ha vissuto.

Lei ha ricoperto da poco la carica di Capitano Reggente – di fatto, un Capo di Stato. Quali sono i principali compiti e poteri della carica e qual è stata la sua esperienza personale? Ha conosciuto suoi omologhi europei o mondiali?

La carica di Capitano Reggente è assimilabile a quella di un Capo di Stato, anche se con funzioni molto particolari rispetto ad altre realtà democratiche. Infatti la Reggenza, oltre a ricoprire il ruolo di rappresentante e di supremo garante dell’ordinamento costituzionale, coordina anche le riunioni del Governo e presiede quelle del Parlamento e del Consiglio Giudiziario plenario, l’organo di regolamentazione della giustizia, ma senza diritto di voto in nessuno di questi organi. Proprio per controbilanciare questo potere considerevole, la storia ha mantenuto per questa carica alcune caratteristiche: un periodo molto limitato di sei mesi, la coppia – che deve decidere collegialmente – e l’istituto del Sindacato, che a fine semestre qualsiasi cittadino può utilizzare per accusare la Reggenza di turno sia per il fatto, che per il non fatto.

Circa l’esperienza personale, ritengo  che ogni cittadino sammarinese dovrebbe avere la possibilità di ricoprire questo ruolo almeno una volta nella vita, perché permette di avere una visione completa e più imparziale del funzionamento del nostro Paese. Come valore aggiunto, ci sono poi le esperienze meravigliose che ti permette di fare. Durante il nostro semestre, per esempio, abbiamo avuto la possibilità di intervenire fra i primi relatori all’Assemblea svoltasi lo scorso dicembre a Katowice, in Polonia, durante la COP24 delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Proprio in quel consesso abbiamo avuto modo di conoscere il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, Arnold Schwarzenegger, intervenuto come ospite, e numerosi altri Capi di Stato dei paesi membri come Bidhya Devi Bhandari, prima Presidente donna della storia del Nepal. In Repubblica abbiamo accolto in udienza diversi ospiti illustri, da Emma Marcegaglia, ad Alex Zanardi, al ministro degli esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov.

 

Lei è stato Capitano Reggente dal 1° ottobre 2018 al 1° aprile 2019 – dunque per sei mesi, come previsto dalla Costituzione sammarinese. Un tempo piuttosto breve, secondo lei comunque sufficiente a svolgere il proprio incarico compiutamente?

Si tratta di un tempo molto breve, sotto certi aspetti fin troppo. Per esempio, per riuscire ad organizzare durante il semestre un’iniziativa molto significativa legata ai valori della cittadinanza attiva, ci siamo dovuti attivare addirittura prima della cerimonia di insediamento. Il motivo storico di questa estrema brevità, come già detto, è controbilanciare i notevoli poteri attribuiti ai due Capitani Reggenti. Si tratta di poteri fondamentali per il corretto funzionamento delle nostre istituzioni, riconosciuti dal nostro ordinamento con diverse sfumature fin dal medioevo.

Come ha ricordato, l’altra peculiarità della carica è che i Capitani Reggenti sono sempre due e condividono i medesimi poteri. La natura bicefala della Reggenza, a suo avviso, rafforza la figura della massima carica dello Stato sammarinese?

Quello della coppia, secondo la mia esperienza, è il contrappeso più efficace. Quando devi condividere quotidianamente le informazioni di cui vieni in possesso e le scelte da intraprendere con una persona che spesso non ha la tua stessa provenienza politica, sei spinto ancora di più a farlo con la massima imparzialità e oggettività. Questo è sicuramente uno degli aspetti che rende l’Istituzione della Reggenza così amata fra i sammarinesi.

Le faccio una domanda in qualità di direttore di ODERALOrganizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria. Fino al 1945 i Capitani Reggenti, che oggi sono eletti dal Parlamento, venivano estratti a sorte tra i membri dello stesso. Come mai poi si è scelto di eleggerli?

L’elezione per sorteggio, prima del 1945, veniva in realtà compiuta nell’ambito di una cerimonia religiosa. In questo modo si riconduceva la scelta alla volontà del Santo Marino, fondatore e patrono della Repubblica. La riforma, al tempo, fu guidata – dopo decenni di diatribe da conservatori e riformisti – dalla duplice volontà di riportare l’elezione nell’ambito di un percorso secolare e razionale, ma anche di far sì che un ruolo così importante venisse ricoperto da persone ritenute pronte per farlo. E’ diventata una scelta politica, nel senso buono del termine, a tutti gli effetti.

La Repubblica di San Marino non fa parte dell’Unione Europea, benché sia in Schengen e adotti l’euro. Questo perché? È una vostra scelta? Che ripercussioni ha, se ne ha, sui cittadini sammarinesi il fatto di non essere cittadini comunitari?

Non è un segreto per nessuno il fatto che fino ai primi anni duemila la Repubblica di San Marino, al pari di altri piccoli Stati europei, abbia ritenuto di giocarsi meglio le proprie carte di attrazione di capitali e investimenti rimanendo fuori dalle regole del mercato europeo e puntando su capisaldi come il segreto bancario. Finché un certo sistema ha retto e il benessere dei cittadini era garantito dalle entrate mirabolanti del sistema finanziario, la maggioranza del Paese – e della politica – ha preferito giocarsi le proprie carte come piattaforma offshore. Dopo la crisi pesantissima del 2008, che proprio quel ruolo di Paese offshore ha enormemente aggravato, si è capito che il nostro sistema economico, per fortuna già piuttosto differenziato, doveva aprirsi all’esterno. Quando è iniziato nuovamente ad aumentare il numero di ragazzi interessati ad espatriare per studio o per lavoro al di fuori dell’Italia, sono diventati evidenti anche tutti i limiti legati alla mancanza di circolazione delle persone.

Oggi il sistema finanziario sammarinese è trasparente, nel giro di pochi anni è stato fatto un lavoro enorme e dai costi elevati per tutta la comunità. Stiamo trattando con l’UE, assieme a Monaco e Andorra, un accordo di associazione che permetta a San Marino di avere accesso alle quattro libertà fondamentali previste dall’acquis comunitario, più ad un’altra serie di settori che si riterranno interessanti per entrambe le parti contraenti. Nel frattempo, già da qualche anno, stiamo adeguando le nostre normative per renderle il più possibile compatibili con quelle europee nei settori interessati.

Quale pensa sia il ruolo della RSM in un mondo dominato da grandi potenze e assetti sovranazionali che sembrano mettere in difficoltà anche Stati dalle dimensioni ben maggiori, come l’Italia?

Il mondo di oggi sta affrontando sfide globali, come i cambiamenti climatici o le migrazioni legate a guerre, terrorismo o allo stesso surriscaldamento globale; sfide che si possono affrontare solo con il multilateralismo. Il ruolo di Paesi come San Marino è oggi ancora più fondamentale nei consessi plurali. E lo è proprio per le nostre peculiarità, che ci portano a non avere particolari interessi economici o geopolitici da difendere quando si parla della risoluzione di conflitti, della difesa dell’ambiente o della tutela dei diritti umani.

Una domanda più leggera, di “cultura e società”. Capita a voi cittadini sammarinesi, quando siete in Italia o magari all’estero, di essere scambiati per italiani? Qual è la vostra reazione? Il legame più stretto della RSM con l’Italia rispetto agli altri Paesi è indiscutibile; quali sono gli elementi che più vi legano a noi e in che modo si esplicano e manifestano, tanto a livello istituzionale quanto sociale?

Sì, capita molto spesso. In fondo parliamo italiano con un marcato accento romagnolo. Di solito spieghiamo cosa è San Marino e ci divertiamo a guardare la faccia stupita del nostro interlocutore.

Non credo ci siano differenze sostanziali dal punto di vista sociale, fra sammarinesi e italiani. Il contesto territoriale in cui siamo inseriti, a due passi da una delle principali arterie di comunicazione italiane, senza particolari barriere geografiche, facilita da sempre lo scambio, sociale e culturale, fra San Marino e territori limitrofi. Siamo, da questo punto di vista, una piccola comunità di cultura italiana, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. La differenza la fa da sempre la storia del nostro Paese e delle nostre istituzioni, a cui ogni sammarinese, anche quello che si trova all’estero da decenni, è particolarmente legato.

Infine, lei pensa che il mondo possa trarre qualche insegnamento dalla Repubblica di San Marino?

Credo proprio di si. La nostra storia ha tanto da insegnare e chi la scopre ne rimane sempre incredibilmente affascinato. Siamo stati il primo Paese in Europa, dopo il Granducato di Toscana, ad abolire definitivamente la pena di morte nel 1865. Abbiamo passato momenti difficilissimi, abbiamo superato passaggi storici che avrebbero visto scomparire Paesi ben più attrezzati del nostro dal punto di vista militare o economico. E lo abbiamo fatto quasi sempre con la diplomazia, con la forza del dialogo e della pace, con la lungimiranza data dalla visione di chi reggeva le nostre istituzioni in quei momenti complicati. Senza venire mai meno ai valori di libertà e solidarietà. Come quando abbiamo contribuito a salvare la pelle di Giuseppe Garibaldi e delle sue giubbe rosse, inseguiti dalle truppe austriache, contribuendo di fatto alla nascita dell’Italia unita. O quando, nelle difficoltà estreme degli anni della Seconda Guerra Mondiale, poco più di 15.000 sammarinesi riuscirono a dare protezione e a sfamare circa 100.000 sfollati italiani in fuga dalle bombe.

 


A cura di Samuele Nannoni

Samuele Nannoni
Sono nato nel 1993 a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Fino all'avvento del covid, ho lavorato del campo dell'organizzazione eventi. Qui su TomorrowNews mi occupo soprattutto di politica, democrazia e interviste. Dal 2018 sono il coordinatore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica per la composizione di organi collegiali deliberativi. Dal 2020 sono anche tesoriere dell'associazione PoliticiPerCaso (www.politicipercaso.it), che mira a introdurre le Assemblee dei Cittadini estratti a sorte in Italia con una legge di iniziativa popolare.

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