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sabato 23 Ottobre 2021
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Isole Falkland-Malvinas: un arcipelago per due

La quarta stagione della famosa serie britannica The Crown ha riacceso i riflettori sulla guerra tra il Regno Unito e l’Argentina per la sovranità territoriale delle isole Falkland (chiamate, unicamente, dagli argentini islas Malvinas). Se tra i più giovani europei la guerra delle Falkland è pressoché sconosciuta, non si può dire che lo stesso valga per le nuove generazioni argentine, le quali hanno ereditato l’ingombrante peso del sogno dell’unità territoriale. L’anno prossimo sarà il quarantesimo anniversario della guerra delle Falkland e, nonostante il conflitto sia durato solo 75 giorni, ha segnato profondamente lo spirito nazionalista dell’Argentina.

La guerra delle Falkland

Il 2 aprile del 1982, i militari del regime dittatoriale argentino invasero e rivendicarono la sovranità sulle isole Falkland, quest’ultime considerate dal Regno Unito, fin dal 1833, un proprio territorio d’oltremare. La scelta di invadere le isole Falkland fu più di natura propagandistica che prettamente strategica e militare. Infatti, la sovranità argentina sulle isole Falkland, Georgia del Sud, Sandwich del Sud e delle acque territoriali era un tema antico e intensamente dibattuto dall’opinione pubblica argentina.

La nuova giunta militare, insediatasi nel 1981, guidata dal generale Leopoldo Galtieri, doveva fronteggiare la crisi economica, le tensioni sociali e il calo dei consensi, anche da parte delle oligarchie conservatrici che da sempre sostenevano il regime dittatoriale. Queste premesse spinsero il governo di Galtieri ad infiammare il sentimento nazionalista con un’operazione militare che avrebbe distratto i cittadini e dato nuova linfa vitale al regime. Tuttavia, nonostante la scelta di prendere il Regno Unito contropiede, per mezzo di un attacco a sorpresa, l’Argentina dispose di solo 48 ore prima di ricevere una durissima risposta militare da parte del governo conservatore, guidato dalla Lady di Ferro, che inviò tempestivamente una task force. La brevissima guerra portò un’ondata di patriottismo, non all’Argentina bensì al Regno Unito. Quest’ultimo, infatti, riuscì ad ottenere il sostegno della Comunità Europea e delle Nazioni Unite, e la vittoria finale. Dall’altra parte, invece, il conflitto mostrò al mondo la violenza del regime argentino e, di lì a poco, giunse al suo epilogo.

Le macerie della guerra

A distanza di 39 anni dal conflitto, la disputa per l’arcipelago è rimasto un tema ampliamente trattato dall’Argentina, dal Regno Unito e dalle Nazioni Unite. Infatti negli anni, si sono succedute, annualmente, numerosissime risoluzioni dell’ONU con l’obiettivo di riprendere i negoziati per trovare al più presto una soluzione pacifica, giusta e duratura alla controversia sulla sovranità.

Il Comitato speciale per la decolonizzazione, un organo sussidiario dell’Assemblea generale, ha esaminato la questione delle Isole Falkland fin dal 1964. Tenendo conto della raccomandazione del Comitato speciale per la decolonizzazione, nel 1965, l’Assemblea generale ha approvato la risoluzione 2065. Quest’ultima riconosce la disputa territoriale delle isole e rimanda alla risoluzione 1514. Infatti, il perno su cui poggiano tutte le risoluzioni in materia di sovranità territoriale è la risoluzione 1514 del 1960, la quale sancisce il principio che l’autodeterminazione dei popoli è “giuridicamente vincolante”, in quanto il colonialismo è “una violazione dei diritti fondamentali dell’uomo”. Sebbene la risoluzione sembri risolvere la questione in modo definitivo, perché né l’Argentina né il Regno Unito riconosce chi dei due è “di troppo”? Semplicemente, perché la popolazione dell’arcipelago discende dai primi abitanti delle isole, ovvero dagli scozzesi che si insediarono per primi. Quindi, da un lato c’è un popolo che non sente l’esigenza di autodeterminarsi, poiché si riconoscono come suddito della corona. Dall’altra parte, l’Argentina si sente usurpata di un territorio che dovrebbe appartenere alla loro nazione a causa della sua ubicazione geografica, denunciando un’eterna mentalità colonialista da parte dell’Europa.

Gli sviluppi recenti

Lo scorso anno si è insediato il nuovo governo argentino, presieduto da Alberto Fernández che, nel corso del suo primo discorso di fronte l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha rivendicato i “diritti di sovranità legittimi e imprescrittibili dell’Argentina sulle Isole Malvinas, sulla Georgia del Sud, sul Sandwich meridionale e sugli spazi marittimi circostanti”. Ha, inoltre, aggiunto che “il Regno Unito persiste nel suo atteggiamento di ignorare l’appello a riprendere i negoziati sulla controversia territoriale e ha aggravato la controversia sulle richieste di sfruttamento illegale e unilaterale delle risorse naturali rinnovabili e non rinnovabili nell’area”, e ha affermato che quel Paese “insiste anche sulla presenza militare ingiustificata ed eccessiva sulle isole, che non fa altro che mettere in tensione una regione caratterizzata da zona di pace e cooperazione internazionale”.

L’appello del presidente Fernández è stato ribadito anche nel corso dell’ultima riunione della Convenzione internazionale per la proibizione dell’uso, stoccaggio, produzione, vendita di mine antiuomo e relativa distruzione, tenutasi nel novembre dell’anno passato. Nel corso della riunione, il Regno Unito ha avuto il piacere di annunciare di aver concluso la rimozione delle mine antiuomo da tutto il territorio delle isole Falkland, ottemperando così ai propri obblighi ai sensi dell’art. 5 della Convenzione, e contribuendo alla meta finale di un mondo senza mine entro il 2025. Tuttavia, l’Argentina ha rifiutato l’azione unilaterale del Regno Unito e, anzi, ha sostenuto che quella parte del territorio argentino continua ad essere soggetta all’occupazione illegale del Regno Unito e, in virtù di questa occupazione, non ha potuto adempiere agli obblighi dell’art.5. Dall’altra parte, il Regno Unito è ricorso al diritto di replica per ribadire che non può esserci dialogo sulla sovranità, a meno che le Isole Falkland non lo desiderino. Inoltre, c’è stato un referendum nel 2013, che ha inviato un chiaro messaggio, ossia che il popolo delle isole non vuole il dialogo sulla sovranità argentina.

Nonostante le innumerevoli risoluzioni su questo tema e il referendum indetto dal Regno Unito, la fine del dibattito a riguardo la sovranità territoriale sull’arcipelago sembra ancora molto lontana.


A cura di Roberta Pignatelli

Roberta Pignatelli
Classe 1991, pugliese al 100% ma con un'anima latina. Ho studiato Scienze Politiche a Bari, per poi completare gli studi in Relazioni Internazionali presso l’Università di Torino. Attualmente, sto terminando il master in Relazioni Internazionali America Latina- Unione Europea, presso l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, e il tirocinio presso la Missione Permanente del Cile dell’ONU a Ginevra. L’America Latina, con i suoi colori e le sue contraddizioni, mi ha sempre ammaliato e incuriosito ed è stato inevitabile scegliere di specializzarmi sul _Continente desaparecido._ La scelta di collaborare con Tomorrownews nasce dalla voglia di raccontare questa parte del mondo così lontana e spesso sconosciuta, toccando temi di cultura, attualità e politica. Inoltre, è impossibile parlare dell’America Latina senza raccontare le quotidiane lotte dei collettivi e dei movimenti femministi per difendere i propri diritti, ricordano al mondo che “una crisi politica, economica o religiosa sarà sufficiente per mettere in discussione i diritti delle donne”.

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