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mercoledì 8 Dicembre 2021
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Ken Saro-Wiwa, terrorismo, abusi della polizia. Cos’è la Nigeria oggi?

Il 10 novembre è stato il 25esimo anniversario della morte di Ken Saro-Wiwa. Scrittore, poeta, attivista e produttore televisivo nigeriano.

Non ti ricordi di Ken Saro Wiwa?
Il poeta nigeriano
Un eroe dei nostri tempi
Non ti ricordi di Ken Saro Wiwa?
Perché troppo ha amato
L’hanno ammazzato davanti a tutti
Bugiardi dentro, fuori assassini
Vigliacchi in divisa
Generazioni intere ingannate per sempre
A sangue freddo

Con questi versi inizia il brano del “Teatro degli Orrori”, “A Sangue Freddo”, dedicato proprio allo scrittore impiccato a seguito di un processo, tutt’altro che regolare, nel 1995.

La colpa di Ken Saro, agli occhi del regime di Sani Abacha, è stata quella di aver denunciato le devastazioni inferte dalle estrazioni petrolifere della Shell al Delta del Niger.

Portavoce delle rivendicazioni dell’etnia Ogoni, di cui egli faceva parte, il 3 gennaio 1993 guidò la manifestazione del Mosop (Movement for the survival of the Ogoni people) per denunciare i soprusi avallati dal regime e perpetrati dalla multinazionale petrolifera. La manifestazione vide la partecipazione di 300 mila persone e fu una delle più grandi e pacifiche marce mai realizzate nel continente africano.

Il disastro ecologico, l’assassinio di Ken Saro Wiwa, il ruolo della Shell

Il delta del fiume Niger è stato sin dagli anni ’70 fonte di enorme ricchezza per il gruppo dirigente nigeriano. Le compagnie petrolifere di tutto il mondo hanno occupato e sfruttato i ricchi giacimenti del sottosuolo. Questo, inevitabilmente, ha sconvolto la vita delle tribù locali e dell’intero ecosistema.

L’accusa rivolta nei confronti di Ken Saro Wiwa, uno dei più celebri intellettuali nigeriani, era di aver incitato l’assassinio di quattro oppositori del Mosop. Le prove non furono mai realmente trovate e le testimonianze che decretarono la condanna a morte furono, anni dopo, riviste e sconfessate.

Assieme a Ken Saro Wiwa quel giorno morirono altri otto componenti del movimento Ogoni.

Le conseguenze di questo omicidio legalizzato furono enormi per l’epoca. La Shell si trovò costretta a ridurre al minimo le attività. Nel 2009 la stessa Shell, pur di evitare di comparire in un imbarazzante processo presso una corte di New York, pagò 15 milioni e mezzo di dollari alla famiglia dello scrittore.

Nel 2011 il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (United Nations Environment Program  o UNEP) ha redatto un documento che testimonia l’esistenza di un elevato tasso di inquinamento lungo le coste meridionali del paese. Il disastro ecologico denunciato anni prima da Ken Saro Wiwa e dagli Ongoni è stato dunque “riconosciuto” anche dai dati in possesso della comunità internazionale.

Per far fronte a questo disastro ambientale il presidente Muhammadu Buhari ha stanziato centinaia di milioni per sanificare l’area del delta del Niger, nel tentativo di recuperare un ecosistema quasi interamente distrutto.

Nigeria Oggi: il fondamentalismo jihadista nel paese

La situazione in Nigeria è mutata rispetto ai tempi di Ken Saro Wiwa, ma purtroppo le tensioni all’interno del vasto paese africano (923.768 km²  di superfice, il 32° al mondo per dimensioni) si fanno sentire.

I gruppi di fondamentalisti jihadisti continuano a seminare il terrore nel paese. Nel mese di dicembre i terroristi hanno rapito 330 studenti provenienti dallo stato di Katsina. Nello stesso mese, in occasione delle festività natalizie, sono stati molteplici gli attacchi alle comunità cristiane presenti nel nord del paese. Pochi giorni prima di Natale una ragazza di 17 anni si è fatta esplodere a Konduga, località situata nel nord ovest del paese. Mentre a Pemi, nel Borno, un gruppo di uomini ha sferrato un attacco alla popolazione locale, uccidendo 11 persone. Proprio nel corso di questo attacco avvenne il rapimento (e fortunatamente il rilascio pochi giorni dopo) del Monsignor Moses Chikwe.

All’interno di un articolo pubblicato sul Foglio viene fornita una chiara spiegazione del famigerato gruppo terroristico jihadista di Boko Haram. Si tratta infatti solamente di un’etichetta utilizzata dai mass media occidentali per identificare due gruppi terroristici musulmani diversi. Lo Iswap, Islamic State West Africa Province, è la succursale dello Stato Islamico (noto anche come Isis) dell’Africa occidentale. Rispetto alla “casa madre” presente in Siria e Iraq è in forte ascesa, come testimonia il numero di attacchi e azioni perpetuate nel corso del 2020.

L’altro gruppo jihadista è il Jas (la cui sigla è in lingua araba) ed è guidato da un folle leader carismatico che si chiama Abubakr Shekau. Il rapimento degli studenti nel Katsina è stato eseguito da un commando agli ordini di Shekau. Questo spiega il perchè Boko Haram abbia agito al di fuori dei suoi “canonici” confini.

“End Sars”: who watches the watchmen?

Riprendendo lo slogan divenuto celebre grazie al fumetto di Alan Moore “Watchmen”, ‘Who watches the Watchmen (Chi controlla i controllori?)’. Il problema degli abusi della polizia è pressoché trasversale in tutto il globo. Dagli Stati Uniti alla Cina, dalle Filippine fino al Cile, sono tantissimi i casi (Italia compresa) in cui la polizia locale ha violato i propri limiti.

Nel corso dell’anno appena terminato, la popolazione nigeriana è scesa in piazza al grido di “End Sars”. Sars sta per Special anti-robbery squad, un corpo di polizia speciale costituito nel 1992 con lo scopo di contrastare i crimini violenti nel paese. Questa squadra speciale però non concentrò soltanto il proprio operato su rapine e sequestri. Potendo contare su alcuni poteri speciali, come le copertura e l’utilizzo di mezzi non identificabili, abusò ben presto dei poteri speciali e incominciò a macchiarsi dei più svariati crimini.

Questa protesta contro le forze speciali ha ricevuto pochissima attenzione in Italia. Un po’ di visibilità è stata ottenuta grazie a Nwanko Simy e Victor Osimhen, attaccanti nigeriani che giocano rispettivamente per Crotone e Napoli. I due bomber il 18 ottobre, successivamente alle loro segnature, hanno mostrato una maglietta sostenendo la causa (End policy Brutality in Nigeria). Gli episodi di violenza della polizia però non sembrano attenuarsi. Proprio lo scorso 19 ottobre la polizia ha aperto il fuoco contro i manifestanti che sfilavano pacifici lungo le strade di Abuja.

Sebbene lo spazio riservato alla Nigeria sui giornali e sui notiziari sia molto poco, la situazione nel paese africano con la più elevata popolazione nel continente non sembra essere affatto serena. La violenza perpetuata dai gruppi jihadisti e dai Corpi speciali della polizia macchiano di sangue il suolo nigeriano. Oltretutto, gli interessi economici legati al petrolio, soprattutto nell’area intorno al Delta del fiume Niger, contribuiscono ad incrementare sempre di più le tensioni nel paese.


A cura di Filippo Fibbia

 

Per ulteriori approfondimenti:

https://comune-info.net/il-sacrificio-di-ken/

https://www.bbc.com/news/world-africa-55353358

https://www.dw.com/en/nigeria-ogoni-9-activists-remembered-25-years-on/a-55547897

https://www.redpepper.org.uk/end-sars-and-fanons-mission/

Filippo Fibbia
Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.

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