Il 2 ottobre 2018, il giornalista e opinionista saudita Jamal Khashoggi è stato brutalmente torturato e ucciso dopo essere entrato nel consolato dell’Arabia Saudita ad Istanbul; qui si era trasferito nell’inverno del 2017, in fuga dal suo paese d’origine in quanto dissidente ed esule politico. Kashoggi era una delle voci più critiche che si opponevano al regime del presunto riformatore principe ereditario, Mohamed Bin Salman, e che difendevano strenuamente la libertà e la democrazia.

La morte di Khashoggi non è una novità tra gli esuli sauditi. Infatti prima di lui sono deceduti in circostanze misteriose Nassir al Said (nel 1979 a Beirut), il principe Sultan Bin Turki (nel 2003 a Ginevra), il principe Turki bin Bandar al Saud (nel 2015 in Francia). L’affaire Khashoggi è diverso dagli altri perché si è consumato alla luce del giorno, all’interno delle mura del consolato Saudita ad Istanbul. Un affare di stato quindi, esplosivo e di portata internazionale, che coinvolge non solo Ankara e Riyadh ma anche Washington .

Il giornalista saudita si era recato in ambasciata per mettere a posto dei documenti in vista del suo matrimonio con la studiosa turca Hatice Cengiz. Stando a quanto hanno riportato dalla fidanzata in un’intervista televisiva, Khashoggi aveva preso appuntamento al consolato. I suoi carnefici sapevano dove lo avrebbero trovato e a che ora.

Il 6 ottobre 2018 delle fonti turche anonime hanno riferito di un aggressione brutale e violenta ai danni del giornalista, condotta da 15 cittadini sauditi (due di loro in particolare sono personalità vicine al principe ereditario MBS), giunti in Turchia il giorno stesso dell’omicidio. La morte del giornalista saudita è stata confermata dal portavoce di Erdogan il 7 ottobre 2018 e solo più tardi si è parlato di prove materiali: audio e video che testimonierebbero l’accaduto. Non è chiaro se queste provenissero da microspie (presumibilmente collocate all’interno dell’ambasciata saudita) oppure dall’apple watch di Khashoggi. In ogni caso gli 007 turchi ne sono entrati in possesso e si sono mostrati collaborativi al punto tale da cederli ai loro omonimi statunitensi della CIA. Proprio grazie alla morte di Khashoggi, la Turchia è riuscita a riallacciare i rapporti con Washington e a trovare un modo efficace per mettere in difficoltà MBS, sfruttando la vecchia guardia che non ha mai visto di buon occhio l’ascesa del giovane principe ereditario.

In tutta questa vicenda complessa di principi, presidenti e agenti segreti coinvolti sfugge la domanda fondamentale: qual era il ruolo di Khashoggi e perché uccidere proprio lui? La risposta è semplice. Khashoggi era considerato un personaggio scomodo ed una minaccia per l’autorità del principe ereditario Mohamed Bin Salman perché criticava apertamente, sia nei suoi articoli sia nei suoi tweet, la nuova linea “riformista” e soprattutto i rapporti tra Arabia Saudita e Stati Uniti. MBS lo considerava una minaccia perché attraverso le sue opinioni critiche stimolava dubbi pericolosi, soprattutto oltre oceano, che minavano alla sua immagine meticolosamente costruita pagando ingenti somme per ottenere una pubblicità positiva sia nei giornali sia nelle televisioni statunitensi.

Il suo omicidio per Tawakkol Karman, premio nobel per la pace e attivista per le battaglie del femminismo islamico in Yemen dal 2005, è un messaggio chiaro e preciso indirizzato a tutti coloro che vogliono opporsi al regime. Lei stessa afferma “Non puoi opporti al regime perché non puoi mi essere al sicuro e Bin Salman può raggiungerti ovunque, ucciderti e farti a pezzi senza essere punito”.

L’affaire Khashoggi ha portato a galla una serie di questioni causando anche una possibile crisi internazionale intrecciata tra Ankara e Ryiad e tra Washington e Ryiad. Erdogan potrebbe rompere i rapporti con i sauditi, già tesi da alcuni anni a questa parte, mettendo in difficoltà le relazioni tra USA e Arabia Saudita. Per quanto riguarda gli Stati Uniti il caso sarebbe ancora più complesso, perché Trump ha costruito con i sauditi un’alleanza su cui ha basato tutta la propria politica regionale. Il presidente americano dichiara di volere la verità, ma non intende interrompere i proficui rapporti commerciali con i Sauditi. Se Trump non sembra prendere una posizione chiara ed efficace molti esponenti del mondo del business di alto profilo – Banca Mondiale, VIRGIN e i rappresentanti di più di 40 aziende – si sono ritirati dalla conferenza economica “Future Investement Iniziative” prevista per il 23 ottobre.

Quello che è accaduto a Kahshoggi è una violazione di ogni principio di rispetto dei diritti dell’uomo. Qualsiasi stato democratico dovrebbe prendere le distanze dal principe saudita Mohamed Bin Salman.


A cura di Chiara Campanaro

 

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Chiara Campanaro

Chiara Campanaro

Sono nata e cresciuta nell'affascinante città sabauda. Il desiderio di conoscere il più possibile e di migliorare le mie potenzialità mi ha portata a diplomarmi al liceo classico dove ho avuto l'opportunità di avvicinarmi al mondo del giornalismo, della radiofonia, della televisione e del marketing pubblicitario. Successivamente ho deciso di proseguire i miei studi dedicandomi alla politica e al suo aspetto più internazionale. Infatti, Attualmente, sono una laureanda in scienze internazionali presso l'Università degli studi di Torino. La mia passione per le relazioni internazionali mi ha permesso di diventare anche una redattrice per Bridging China dove mi occupo prevalentemente di relazioni internazionali e business tra Cina ed Italia. Sono una persona eclettica, entusiasta della vita ma forse un po' riservata. Scrivere mi aiuta ad inquadrare la realtà che mi circonda e a trovare un ordine in questo caos dell'era multimediale.
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