11.8 C
Roma
sabato 31 Ottobre 2020
- Advertisement -

La Giamaica ai Mondiali di Francia ’98: quando baristi e portieri d’albergo hanno fatto la storia

Storie irripetibili, favole sensazionali e piccolissime realtà che si siedono al tavolo dei grandi, provando a gustare “piatti” mai assaggiati prima. L’avventura della Giamaica ai mondiali francesi del 1998 è stata breve ed è quasi passata inosservata, ma resterà sempre impressa nel cuore di tutti i nostalgici.

Risultati immagini per giamaica francia 98

Storia ed esordi

Tutto cominciò il 31 marzo del 1996 a Paramaribo: Suriname VS Jamaica 0- 1. Tutto finirà il 26 giugno del 1998 a Lione, Giappone VS Jamaica 1-2 con doppietta di un certo Theodore Whitmore.

Ma percorriamo questa storia a piccoli passi, partendo dal fatto che in giamaica il calcio non è lo sport nazionale. Lo sport di riferimento infatti è il cricket, di cui i giamaicani sono molto fieri.

Nelle 15 edizioni del mondiale precedenti a quello di Francia ’98 la nazionale Giamaicana non partecipò alle qualificazioni per ben 10 volte. Nel 1994 diventa presidente della Federazione giamaicana di calcio il “Capitano” Horace Garfield Burrell. Burrel ha una lunga carriera militare alle spalle, è stato capitano delle forze armate giamaicane e proprio durante questo periodo si prende a cuore le sorti della squadra di calcio dell’esercito. In soli 3 anni conduce la compagine delle forze armate a vincere nel 1985 il primo e unico campionato della sua storia. Negli stessi anni conoscerà Jack Warner, futuro presidente della Concacaf, il quale lo inviterà a diventare membro esecutivo della CFU (Caribbean Football Union). Terminata la carriera militare si tuffa nella ristorazione, aprendo la catena “Capitan’s Bakery”. Il calcio rimane comunque parte importante della sua vita, tanto che persiste la collaborazione con la federcalcio giamaicana, spianandosi la strada verso l’elezione come presidente.

Burrell coltiva un sogno ed è convinto che questo possa diventare realtà. Il suo obbiettivo era quello di portare i REGGAE BOYS (cosi erano chiamati i giocatori di quella storica nazionale) ai mondiali francesi del 1998. Ovviamente la nazionale doveva comunque rinforzarsi, dal momento che affrontare una competizione mondiale senza atleti che avessero un minimo di esperienza sarebbe stato come combattere una guerra senza armi.

In primis si doveva cercare un commissario tecnico e Burrell ne desiderava uno degno di portare in alto il nome del paese. Dopo aver specificato al ministro di allora Patterson che la partecipazione al mondiale transalpino della Giamaica avrebbe migliorato la qualità di vita della nazione e avrebbe rappresentato una via di fuga e un bene per il suo popolo, si comincia la ricerca di un timoniere. Serviva un nome che potesse passare alla storia, dove andare a cercarlo?

Burrell punta in alto e si proietta alla ricerca di un CT brasiliano, dal momento che il Brasile, in quegli anni, esprimeva il miglior calcio al mondo. Sei sono i nomi che gli vengono proposti, la scelta ricadrà su quello che più l’ha colpito per la meticolosità del suo calcio. Il nome è René Rodrigues Simões. Baffi folti e occhiali spessi, Renè sembra quasi una buffa maschera di carnevale.

Immagine correlata

La nuova Giamaica

Come prima cosa chiede di poter vedere le strutture e controllare che tutto fosse a norma. Ma ovviamente quello che trova sono delle strutture pessime, che quasi lo costringono a tirarsi indietro.

Simões si ricrede solo dopo aver visto un match del campionato locale, quando scorge delle potenzialità nei calciatori e pertanto si convince ad accettare la missione. Il CT  organizza un gran numero di amichevoli (in 4 anni saranno circa 120 le partite dei Reggae Boyz). Resta però una questione da risolvere, tutt’altro che banale: quella dei giocatori a disposizione. Serviva esperienza e qualità.

Per la prima sfida Burrell si affida ad alcuni atleti che già militavano nel campionato inglese (Deon Burton attaccante del Derby County, Paul Hall punta del Portsmouth e Fitzroy Simpson ala sinistra sempre del Portsmouth) e che di esperienza ne avevano maturata a sufficienza. Per la qualità bisognava correre il rischio, ma dove cercarlo? Considerato che l’isola era da anni una meta turistica mondiale, Burrell pensa bene ai resort e ai grandi alberghi.

Ecco che spunta il nome di Theodore Withmore, che lavorava come barman in un hotel. Stessa sorte per l’esterno sinistro Sinclair, il quale aveva trovato impiego come “Hotel porter”, portiere d’albergo. Inizia dunque a prendere forma la nazionale che scriverà una delle più belle pagine del calcio mondiale. Tuttavia, manca ancora un tassello: Robert Earle. Earle è uno dei cardini del Wimbledon in Premier, uno che la nazionale inglese l’ha sfiorata in più occasioni e non si lascia convincere cosi facilmente. Burrell decide quindi di invitare il giocatore e la famiglia in terra giamaicana. Robbie torna alle origini e non impiega molto a convincersi che quella era la sua nazionale. L’armata dei Raggae Boyz è pronta.

Simões e la federazione giamaicana si attivano e propongono alle varie multinazionali (come Burger King, Shell e Citybank) di “adottare un campione”. L’iniziativa ha successo e alla federazione entrano anche i soldi necessari per pagare, almeno in parte, le trasferte internazionali.

Le qualificazioni

ll debutto è previsto il 7 settembre 1997 in casa contro il Canada. Burton impiega 55 minuti a scrivere il proprio nome tra i marcatori, piegando così i canadesi. Sette giorni dopo lo stesso Burton si ripete (grazie a un regalo generoso del portiere avversario) sempre a Kingston ma contro la Costa Rica. Punteggio pieno dopo le prime due gare, prima della difficoltosa trasferta negli Usa. Il 5 Ottobre si vola a Washinghton.

Eric Wynalda porta in vantaggio gli americani. A pareggiare i conti ci pensa, un minuto dopo, il bomber Deon Burton. Il tabellone finale recita 1-1.  Discorso qualificazione che, a questo punto, potrebbe essere archiviato vincendo il 9 novembre a San Salvador. La partita tuttavia terminerà in parità, con i festeggiamenti che saranno rinviati alla gara successiva con il Messico. A Simões per l’impresa serve un pareggio casalingo contro un Messico già qualificato o, in alternativa, sperare che i salvadoregni non riescano a battere in trasferta gli Stati Uniti.

Il 16 novembre del 1997 l’Indipendence Park di Kingston è un muro giallo-verde. Il Messico non punge quasi mai. La Giamaica sfiora più volte la rete, evitata soltanto dai miracoli del portiere Oswaldo Sanchez.

Nell’altra gara gli americani conducono per 3 reti a 2 contro El Salvador, poi improvvisamente all’82’ il serbo-americano Predrag “Preki” Radosavljević sigla la quarta marcatura per gli States regalando la certezza matematica della qualificazione ai giamaicani. L’Indipendence Park di Kingston esplode gridando “USA! USA!”.  Al triplice fischio c’è chi piange, chi ride e chi prega, chi ringrazia e chi ancora con occhi increduli stenta a realizzare quanto accaduto: la Giamaica, per la prima volta nella storia, è qualificata ai mondiali di calcio.

Il premier Patterson dichiara festa nazionale per il giorno seguente e la sera stessa l’impianto di casa diventa sede di un concerto improvvisato da calciatori e cantanti. Si brinda e si balla sulle note di One Love, un celebre pezzo inciso da un altro grande artista che ha scritto la storia del Raggae Jamaicano e poi mondiale: tale Robert Nesta, a tutti noto come Bob Marley.

Si vola in Francia

Il 14 giugno 1998, allo Stade Félix-Bollaert di Lens, i Reggae Boyz cominciano la loro avventura. Da Kingston a Montego bay, passando per tutte le “Colonie” in giro per il pianeta, tutti i giamaicani attendono impazientemente il fischio d’inizio. La Giamaica è stata inserita nel gruppo H con Argentina, Giappone e Croazia.

La gara d’esordio è con i croati e terminerà con un 3-1 in favore di quest’ultimi. Sette giorni dopo, al Parco dei principi di Parigi, la piccola Giamaica si trova davanti un colosso del calcio internazionale come l’Argentina. Simões passa al 4-4-2. L’Albiceleste passa in vantaggio al minuto 33, con uno “scavetto” del “Burrito” Ortega. La Giamaica non si rende mai pericolosa ma regge botta, avviandosi a chiudere il primo tempo con un solo gol di svantaggio. Nel recupero però Darryl “Pow-Pow” Powell entra in maniera folle su Ortega, riceve il secondo giallo e termina così il suo mondiale. La nazionale di Passarella nel secondo tempo dilaga: Ortega fa doppietta al 55′ con la fotocopia del primo gol, mentre al 72′ esimo sale in cattedra Gabriel Batistuta che, con due destri precisi e un calcio di rigore, fissa il il risultato sul 5-0. Partita a senso unico e giamaicani costretti a rifar le valige. Resta però l’ultima partita del girone: inutile per la classifica ma decisiva per l’onore.

Alle ore 16 del 26 giugno del 1998 allo Stade Gerland di Lione va in scena la la “Finalina” del girone H. Il Giappone arriva a questa sfida dopo due onorevolissime sconfitte per 1 a 0 contro Argentina e Croazia. L’eroe di giornata diventa proprio “il barista” Theodore Withmore. E’ lui  infatti a siglare la doppietta che consente alla Giamaica di conquistare i suoi primi tre punti nella storia in una competizione mondiale. I Raegge boyz dunque superano per 2-1 il Giappone ed è immediatamente festa grande.

Immagine correlata

Si torna a casa a mani vuote ma con il cuore pieno di sorrisi e soddisfazioni. I giocatori di quella nazionale saranno accolti da orde di tifosi festanti all’arrivo in aeroporto a Kingston. Peccato per quel sogno che sfumò così presto, ma forse non c’era da rammaricarsi. Il sogno tanto desiderato si era già avverato quel 16 Novembre del 1997, quando un’isoletta nel cuore dei Caraibi ha scritto una delle più belle pagine della storia dei mondiali.


A cura di Andrea Capolli

 

Andrea Capolli
Andrea Capolli
Ho studiato lingue, letterature straniere e studi interculturali all’Università di Firenze. Sono eterno amante della cultura ispano latina, partendo naturalmente dalla lingua spagnola per arrivare al baile latino americano. Lo sport e la scrittura sono sempre state altre due mie grandi passioni. Scrivo ormai da qualche annetto e gestisco un blog personale chiamato ”Coriandoli nostalgici”. Nel tempo libero amo follemente viaggiare: ”Preferisco un passaporto pieno di timbri che una casa piena di cose”.

Il Senegal al Mondiale del 2002, una nazionale che fece le storia

Il Senegal al Mondiale del 2002 è stato l’emblema di un calcio fondato sull'umiltà di chi ancora crede in questo sport come puro divertimento....

Byron Moreno, una vita segnata dal calcio e dal narcotraffico

  Tutti ce lo ricordiamo. Purtroppo però fu tutt’altro che un'esperienza da ricordare per molti tifosi azzurri e in primis per la nazionale dell’allora C.T...

Calcio di strada, un viaggio tra mito, nostalgia e realtà

Le nuove tecnologie e l’allontanamento dal calcio di strada hanno portato il movimento italiano, su tutti, ad una mancanza di talento assoluto. E i...

Il Senegal al Mondiale del 2002, una nazionale che fece le storia

Il Senegal al Mondiale del 2002 è stato l’emblema di un calcio fondato sull'umiltà di chi ancora crede in questo sport come puro divertimento....

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisement -
- Advertisement -

Articoli Correlati

Coriandoli Nostalgici. Un blog per rivivere il calcio che non c’è più.

Coriandoli Nostalgici è un blog ma soprattutto un luogo dell'anima. Chi oggi ha dai 25 anni in su, custodisce in sé il ricordo di...
- Advertisement -