Nei giorni scorsi gran parte delle Grecia è stata investita da un’ondata di maltempo. Le precipitazioni sulle isole dell’Egeo non hanno risparmiato niente e nessuno: auto spazzate via da fiumi in piena, alberi sradicati dalla forze della corrente, case inagibili. La stessa Atene ha dovuto fare i conti con l’incessante grandine che l’ha colpita duramente la settimana scorsa.

Ancora più critica è la situazione nelle isole, dove migliaia di rifugiati vivono stipati in centri di accoglienza ed in tende da campeggio estive del tutto inadeguate a fronteggiare forti venti e piogge.

Photo: Efi Latsoudi, Giorgos Moutafis
Photo: Efi Latsoudi, Giorgos Moutafis

A lanciare l’allarme sono gli attivisti e le organizzazioni umanitarie. Pedro Amaro Santos, da nove mesi in Grecia per uno SVE (Servizio di Volontariato Europeo) ci descrive le scene apocalittiche a cui il paese sta andando incontro.

Trovo ironico che una delle mete estive più ambite dai turisti venga dimenticata in una situazione del genereTutti sono pronti a postare foto di spiagge bianche ma a nessuno sembra importare quello che sta accadendo. La Grecia è il paese in cui tutta l’Europa trascorre vacanze paradisiache per 9 mesi dell’anno, ma durante i mesi invernali nessuno se ne cura.                           

Lo scorso inverno a causa del freddo molte persone che cercavano la salvezza attraversando il confine sono morte. Nei campi le condizioni sono deplorevoli e del tutto inadeguate, come ad esempio nel campo di Lesbo, Moria, che di norma dovrebbe contenere 2000 persone, al momento ne ospita più di 6000. Il governo così facendo priva i rifugiati della loro dignità.         

Io ed altre volontari abbiamo iniziato una raccolta fondi per beni di prima necessità come calzini, maglie pesanti, pannoloni. Spero che tutti coloro che fino ad oggi hanno fatto finta di niente si decidano a dare una mano, anche un piccolo contributo è importante.”

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), da gennaio a metà ottobre sono giunte in Grecia 21.867 persone, in particolare siriani, iracheni e afghani. Questi dati sembrano dimostrare come l’Egeo non sia ancora pronto per essere un’alternativa all’abbattimento delle partenze dalla Libia, dove prevalgono migranti provenienti dalla Nigeria, Guinea, e Bangladesh. Tra maggio e settembre gli arrivi in Grecia sono stati circa il 26,61% in più rispetto all’anno scorso.

Nel frattempo il problema del freddo resta e continua ad essere sottovalutato, non bisogna dimenticare che meno di un anno fa un quantitativo di neve fuori dal comune, venti gelidi e condizioni estreme hanno colpito le isole per più giorni. Diverse persone sono morte per asfissia ed ipotermia.

In questi giorni il problema si sta riproponendo e nessuno può prevedere se l’inverno in arrivo sarà più mite. Il rischio di nuove vittime è reale, così come l’urgenza e la necessità di intervenire per tempo.

A cura di Eugenia Nargi

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