Esce in questi giorni in Francia La Morsure, fumetto scritto e disegnato da uno dei sopravvissuti alla tragedia del Bataclan il 13 novembre di 3 anni fa.

Più che il racconto di ciò che è accaduto quella notte, la morsure è la storia di ciò che viene dopo. Come tornare alla vita di tutti i giorni dopo un simile orrore? Fred Dewilde lo fa attraverso il fumetto intitolato appunto la morsure: “il morso”, o meglio, “la morsa”. Paura, resilienza e rifiuto dell’odio e delle derive xenofobe sono i temi centrali del lavoro di chi ha vissuto e subito sulla propria pelle la brutalità di un atto terroristico.

On est tous l’étranger de quelqu’un.

“L’odio è fortemente collegato con la paura dell’altro. Una dimostrazione di ciò è che io stesso cerco di lottare contro quest’odio dell’altro, perché l’altro siamo noi. Siamo tutti l’estraneo per qualcuno”. La tolleranza e il rispetto dell’altro sono cose che si possono imparare.

Ai microfoni di France24 l’autore-sopravvissuto lamenta la strumentalizzazione dell’odio da parte della classe politica francese, che a suo avviso ha cercato di trasformare il sentimento civico post-attentati in sentimento nazionalista. Fred Dewilde denuncia inoltre la condizione di “danni collaterali”, effetti indesiderati di un gioco di potere tra governo francese e Daesh, delle vittime degli attentati in Francia: “non è possibile che il nostro governo continui a vendere armi a stati (come l’Arabia Saudita) che finanziano il terrorismo”.

Certains étaient morts, d’autres comme moi, juste sans vie.

Il termine morsure esprime anche la voglia di fuggire la realtà. L’autore confessa che vi sono ancora  dei momenti in cui dubita che l’attentato abbia veramente avuto luogo. Peraltro Fred non riporta nessun danno fisico e quindi nessun ricordo fisico dell’avvenimento. Solo ferite psichiche. Ferite comprensibili: durante l’attentato ha finto per diverse ore di essere morto, disteso in una pozza di sangue, al fine di restare vicino ad una giovane sconosciuta impossibilitata a scappare. “Alcuni erano morti, altri come me, giusto senza vita” dichiara l’autore.

La morsure però è anche la voglia di affrontare questo trauma, il tentativo di esorcizzarlo raccontandolo attraverso una forma letteraria, quella della bande dessinée (fumetto in Italia), che gode di grande rispetto e popolarità in Francia. È in questo modo che Fred Dewilde affronta la sua paura e fa dono al pubblico di una parte molto intima di sé e di un’esperienza forte, allo stesso tempo particolare e universale, sicuramente umana: il superamento di un evento traumatico.


A cura di: Pierdomenico Bortune

Versione integrale dell’articolo in francese: https://www.france24.com/fr/20181004-morsure-bd-fred-dewilde-attentat-bataclan-13-novembre-trauma

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"Il racconto è presente in tutti i tempi, in tutti i luoghi, in tutte le società; il racconto comincia con la storia stessa dell'umanità; non esiste, non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconti." R. Barthes 
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