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sabato 25 Settembre 2021
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La subcultura rossa in Toscana: vent’anni di evoluzione

Cosa dobbiamo aspettarci in futuro dalle elezioni amministrative? Quali tematiche prevarranno nel dibattito politico locale? Ma soprattutto: gli strumenti della partecipazione alla res publica conosciuti oggi, saranno ancora validi? Questi e molti altri interrogativi scaturiscono scrutando con attenzione lo scenario politico, sempre più fluido, e le dinamiche elettorali ad esso connesse. L’oggetto in questione sono le logiche sottostanti alla politica locale, costituita dai rapporti coltivati e cristallizzati all’interno di un preciso territorio, le quali hanno trovato nella cultura politica toscana la loro massima espressione. Nonostante ciò, è ormai evidente che la storia, spesso mitizzata, di una Toscana politicamente statica, immobile nel tempo, aggrappata ai suoi antichi precetti, sia discordante rispetto alla realtà dei fatti. Anche la subcultura rossa, con le sue città, ha ormai subito un forte mutamento politico e culturale, dovuto da un lato agli sviluppi legati ai processi di industrializzazione e di modernizzazione, dall’altro all’impatto del rinnovato scenario politico nazionale sul contesto locale.

 

I tre fattori della Toscana rosso-sbiadita

Sono tre i principali avvenimenti politici che ci aiutano ad intravedere i rinnovati valori politici diffusi nella – ormai sbiadita – zona rossa.

Primo fra tutti: le politiche del 2001 vinte da Silvio Berlusconi. Un voto che, oltre alla novità a tutto tondo che essa rappresentò, per la prima volta spalancò le porte dell’invalicabile Toscana. La ventata di cambiamento che il Cavaliere portò fu percepita in tutto il paese, anche nella roccaforte del PC, dove le logiche politiche incastonate subirono una forte scossa.

Solo sette anni dopo, nel 2008, fu la volta di Beppe Grillo, figura che più di tutte incarnò il malcontento diffuso nel paese. L’ex comico rifiutava le strutture di partito, rifiutava l’establishment, insomma, accusava tutto quello che la storica organizzazione partitica del PCI poteva rappresentare. Nonostante ciò, la Toscana non rimase immune davanti al fascino un po’ popolare, un po’ arrogante di Grillo, e già dalle elezioni locali del 2009, le città ancora rosse furono sommerse dalle liste civiche del Movimento. Se è vero che, tendenzialmente l’elettorato toscano ha sempre faticato a riconoscersi nei valori del grillismo, è anche vero che buona parte dei delusi della politica videro nel Movimento lo strumento in grado di traghettare la sinistra italiana fuori dalla crisi identitaria in cui era piombata.

Ultimo, ma non per importanza, il fenomeno Matteo Renzi, leader del PD nazionale dal 2013, nato proprio a Firenze, cuore della fortezza della sinistra. È vero: la figura di Renzi si formò tra le schiere del PD, ma fin da subito, il fiorentino chiarì il suo concetto di leadership politica assai lontano da quello della tradizionale sinistra italiana: erano i tempi della rottamazione di tutto ciò che rappresentava il passato; logiche, strutture e personaggi della sinistra incluse. Insomma, divenne lampante la distanza di pensiero tra la politica di Renzi (e dei suoi elettori) e tutto ciò che era stato prima. Ancora una volta, la Toscana aveva aderito ad un appello che invocava il bisogno di rinnovamento politico e biasimava la cultura politica rossa, proprio quella su cui fu fondato l’intero sistema normativo ed etico del territorio.

L’evoluzione della lista civica: uno strumento parzialmente conosciuto

Appurata l’esistenza di un concreto cambiamento in atto, anche là dove i mutamenti appaiono ostruiti, è interessante osservarne l’andamento e il loro eventuale indirizzamento. Una crescita ambivalente, composta da uno sviluppo marcatamente industriale e individualistico, ma anche dalla custodia, a volte gelosa, di un ricco sistema di valori socio-politici anticamente, e quindi profondamente, radicati. È in questa doppia trama tra tradizione e rinnovamento, che si colloca il grande successo della lista civica, strumento che ha rivelato la capacità di combinare il forte attaccamento nei confronti di un territorio impregnato di memoria politica, al diffuso desiderio di raggiungere un rinnovamento del contesto territoriale. Il riferimento che ci aiuta a comprendere questa doppia natura della lista civica è “Questa è Empoli”, nata associazione politico-culturale e diventata lista nel 2014, in occasione delle amministrative empolesi. La caratteristica peculiare di questa nuova offerta politica, nonché il suo principale punto di forza negli anni, è stata affidarsi ad un civismo puro, cioè, svincolato dall’approccio unicamente funzionale, tipico di alcune liste civiche precedentemente nate (come quelle a sostegno del giovane Renzi nel 2013). Gli stessi partecipanti di “Questa è Empoli”, inizialmente candidati quasi per scommessa, sono figure che, ognuna a modo suo, sono state in grado di riflettere un particolare elemento di continuità con la tradizione civica del territorio empolese. Proprio per questo, la selezione dei 24 associati è stata attentamente studiata, soprattutto alle amministrative del 2019, anno che ha segnato il trionfo della questione territoriale in chiave estremamente nazionalistica – più che patriottica – all’interno del dibattito politico. Dunque, raccogliendo un successo inaspettato nel 2014 (8,79%) e raddoppiando quasi i voti nel 2019 (14%), la lista “Questa è Empoli” si è confermata uno strumento indispensabile per coniugare quell’antico istinto alla custodia dei precetti etico-normativi del territorio locale, alla naturale urgenza di una trasformazione politica, culturale e sociale.

La lista civica dominerà il futuro dibattito politico o è solo la risposta temporanea dettata dall’estrema instabilità della politica nazionale? Dare una risposta netta è difficile, nonché rischioso. Ad aiutarci a dare un parere sono i dati, che dimostrano con evidenza un utilizzo della lista civica quasi esponenziale negli ultimi anni, soprattutto a partire dal 2019, anno che possiamo ormai chiamare “della lista civica”. Se l’uso della lista civica sia solo una bolla transitoria è più difficile da capire, certo è che la direzione verso cui il sistema politico italiano è proteso è tutt’altro che di irrigidimento, favorendo in tal senso l’ascesa di soluzioni politiche dalla natura sempre più liquida.


Sofia Siemoni

TomorrowNewshttps://www.tomorrownews.it
TomorrowNews nasce come “TomorrowTurin” nel 2016, a Torino, dall’idea di Elisa, Pier e Stefano. Col tempo, il blog è cresciuto ed ha espanso i propri confini tanto fisici quanto tematici, passando ad occuparsi non più soltanto di politica internazionale ma di vari altri temi.

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