Podcast di Lilli Cor
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Panda, una specie a rischio

I panda sono tra gli animali più amati al mondo. Originari della Cina, sono famosi per essere mansueti, pigri e particolarmente innocui a meno che, ovviamente, non si sentano in pericolo. La pressoché totale assenza di predatori all’interno del loro habitat naturale ha permesso loro di vivere e colonizzare intere aree senza particolari problemi. Nel corso dell’evoluzione l’assenza di animali pericolosi per la loro sopravvivenza ha fatto sì che, oltre a sviluppare un carattere docile, acquisissero un sistema riproduttivo e di gestazione dei neonati particolarmente lento: lo svezzamento si completa in nove mesi, ma i piccoli restano con la madre fino ai 18 mesi. Oltre a delle tempistiche particolarmente lunghe per il mondo animale, i panda possono procreare nel corso della loro esistenza non più di due cuccioli.

Fatte queste premesse, oggi purtroppo si è costretti ad evidenziare il pericolo di estinzione per questi animali, a causa sia del basso numero di neonati che possono avere, ma anche e soprattutto dei cambiamenti climatici e dell’uomo.

(R)Innovarsi per salvarsi

La capacità di sapersi adattare al mondo esterno, di trovare soluzioni e risposte ai problemi che si pongono davanti, non è prerogativa esclusiva del mondo animale: le aziende, ad esempio, devono fronteggiare problematiche simili all’interno del libero mercato. Ciò accade quando sono alla ricerca di idee innovative, quando vogliono imporsi come leader del settore in cui operano o quando semplicemente ambiscono ad una crescita del business. In ogni circostanza, l’elemento imprescindibile resta la propensione all’innovazione, alla ricerca e allo sviluppo.

A maggior ragione nella fase storica che stiamo attraversando, per essere competitivi diventa fondamentale disporre di progetti particolarmente intraprendenti. Guardando al passato gli esempi di successo non mancano: a seguito della crisi finanziaria del 2008 nacquero aziende come WhatsApp, Uber, Airbnb…

L’umanità sta giocano a dadi con l’ambiente. Immette nell’atmosfera gas e prodotti chimici che attaccano l’ozono, causando cambiamenti su larga scala ed eliminando l’habitat naturale di molte specie. Come se non bastasse, crea nuove specie transgeniche in laboratorio e accumula armi nucleari sufficienti per distruggere l’intera civiltà (Nordhaus)

I premi Nobel per l’economia del 2018

Gli economisti statunitensi William D. Nordhaus e Paul M. Romer hanno ricevuto dall’accademia reale delle Scienze di Svezia, a Stoccolma, il Nobel per l’Economia nel 2018 per aver integrato cambiamenti climatici ed innovazioni tecnologiche all’interno delle analisi macroeconomiche a lungo termine. Il decennale lavoro dei due studiosi, unito agli interventi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e alle sue Conferenze delle Parti (COP), ha permesso di superare l’idea che la protezione dell’ambiente fosse un asset troppo costoso e quindi superfluo da perseguire.

William Nordhaus, docente presso l’Università di Yale, è stato tra i primi negli anni ‘70 a formulare teorie e modelli integrati per quantificare gli impatti dei cambiamenti climatici sull’economia. Alla base delle sue teorie vi è l’assunto che la natura non si debba considerare esclusivamente come un mero elemento di costrizione dell’uomo, ma come un “elemento” che subisce gli effetti diretti dell’attività economica umana, fino a provocare i cambiamenti climatici di origine antropica. I suoi schemi, in cui mette in mostra come l’andamento globale muti al variare del clima, sono stati ripresi e rimodulati per lo schema globale della Carbon tax.

Paul Romer, docente presso la NYU Stern School of Business di New York, ha sempre sostenuto che la conoscenza, la ricerca e lo sviluppo fossero la sola “molla” in grado di garantire il successo delle imprese e la crescita economica nel lungo periodo. Le ricerche e gli studi macroeconomici effettuati in precedenza avevano evidenziato come l’innovazione tecnologica rappresentasse il cuore pulsante dell’economia. Tuttavia, quello che non riuscivano a dimostrare, era il percorso inverso: ovvero come decisioni economiche e di mercato potessero determinare la nascita di nuove tecnologie.

Con i suoi modelli Romer è riuscito a superare la “Teoria della crescita endogena” di Solow, teorizzata nel 1987, dimostrando come i mercati non regolamentati potessero sì produrre cambiamenti tecnologici, ma tendessero a sottostimare ricerca e sviluppo e i nuovi beni da essi creati.

“L’intuizione ci dice che ci sono due tipi di ottimismo molto diversi: l’ottimismo compiacente è la sensazione di un bambino in attesa di regali; l’ottimismo condizionale è invece quello di un bambino che sta pensando di costruire una casa sull’albero. Se trovo un po’ di legna e persuado altri bambini a lavorare, insieme possiamo costruire qualcosa di veramente bello”. (Romer)

La Teoria del Panda: non fate come me

Ci sono due due possibili approcci per affrontare le sfide e i pericoli, in particolare quelli legati al cambiamento climatico: o precludersi ogni possibilità di sopravvivenza data la scarsa attitudine all’adattamento o essere in grado di trovare soluzioni nuove.

Non sempre il cambiamento equivale al successo. Molto spesso nel cambiare qualcosa si commettono errori: alcuni traggono insegnamenti dai propri errori, altri invece maturano un sentimento di sconfitta tanto forte da precludere qualsiasi altro tentativo. La storia però è piena di “celebri fallimenti”, basti pensare agli inventori dei Post-it o del viagra: essi rappresentano due tra i più classici esempi di errori legati alla ricerca e allo sviluppo di nuovi articoli ma che, dopo un primo iniziale sconforto legato alla disillusione delle aspettative, sono stati fonte di successo e di lustro per le rispettive società.

Il rapporto tra crescita economica a lungo termine, innovazione e cambiamenti climatici è molto più innovativo di quanto si possa pensare: combinare la ricerca scientifica e tecnologica ai vantaggi economici e alla lotta al surriscaldamento globale sarà la principale sfida che imprese e Stati dovranno perseguire in questo decennio. Le riflessioni su temi apparentemente molto lontani tra loro, ma che oggi sono divenuti drammaticamente prossimi, ci costringono ad accettare l’idea che il genere umano debba dotarsi di nuovi strumenti e regole se non vuole correre il rischio di estinguersi. Esattamente come i panda.


A cura di Filippo Fibbia

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Filippo Fibbia

Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
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Filippo Fibbia

Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
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