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sabato 25 Settembre 2021
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Le elezioni in Iran: come funzionano

Il 18 giugno 2021 si terranno in Iran le tredicesime elezioni presidenziali della storia della Repubblica islamica dell’Iran.
Ma il Presidente non è l’unico organo eletto direttamente dal popolo iraniano. Scopriamo insieme chi e che cosa eleggono gli iraniani e come funzionano le elezioni in Iran.

La Repubblica Islamica dell’Iran

Dal 1979, anno della Rivoluzione islamica capeggiata dal religioso sciita Ruhollah Khomeini che pose fine alla monarchia dello Scià, l’Iran è una Repubblica Islamica. Uno stato ibrido. Che non è una dittatura dove primeggia l’uomo solo al comando, come l’Arabia Saudita o la Siria, perché si ha una pluralità di istituzioni. Che non è una fragile democrazia di facciata come l’Iraq, poiché le istituzioni iraniane si presentano certamente ben più solide. Ma che non è neppure una Repubblica occidentale, in quanto la Repubblica islamica dell’Iran è certamente poco democratica e ancor meno liberale.

Ebbene sì, l’Iran è un paese poco democratico in cui si svolgono periodicamente le elezioni. A testimonianza del fatto che l’esercizio del voto non è di per sè condizione sufficiente a garantire la democraticità di un sistema.
Ma come funzionano le elezioni in Iran? E quali organi eleggono gli iraniani?

La Guida Suprema dell’Iran

Prima di addentrarci nella descrizione degli organi eletti direttamente dal popolo iraniano, partiamo dalla figura che si trova all’apice della piramide istituzionale della Repubblica Islamica: la Guida Suprema dell’Iran, nonché “Rahbar-e Enghelab”, ovvero Capo della Rivoluzione. In questi 42 anni di vita della Repubblica Islamica questa carica è stata assunta soltanto da due persone: il padre della patria Khomeini fino alla sua morte nel 1989 e, da allora, Alì Khamenei, l’attuale Guida Suprema. La carica di Guida Suprema si presenta di fatto come carica a vita e puó essere assunta soltanto da un alto membro del clero sciita.

La figura della Guida Suprema iraniana è assimilabile a quella di un capo di stato in una democrazia occidentale. Un capo di stato che, tuttavia, detiene notevoli poteri che vanno ben al di là di funzioni cerimoniali e di garanzia costituzionale. Tra queste, la nomina delle più alte cariche della Magistratura (laica e religiosa), nonché il controllo della radio e televisione di stato, delle forze di polizia, di quelle armate e delle milizie islamiche chiamate “guardiani della rivoluzione”, note anche come pasdaran.

Anche la Guida Suprema viene eletta dal popolo iraniano, seppur indirettamente. A decretarla è infatti un organo chiamato Assemblea degli Esperti, eletto direttamente dal popolo iraniano.

I tre organi elettivi

Secondo la Costituzione della Repubblica Islamica, gli iraniani eleggono direttamente il Presidente della Repubblica, che è Capo del governo, i membri del Parlamento – chiamato in farsi Majles – e i componenti della già citata Assemblea degli Esperti. Quest’ultima si rinnova ogni 8 anni, mentre il Presidente e il Parlamento sono eletti per 4 anni ma non contemporaneamente.

Il Majles: l’Assemblea legislativa

Il Parlamento iraniano è monocamerale e si compone di 290 membri. Un numero decisamente basso se si considera che il Paese conta poco meno di 83 milioni di abitanti!

L’articolo 64 della Costituzione tutela le numerose minoranze religiose del Paese e prevede che gli Zoroastriani e gli Ebrei eleggano rispettivamente un rappresentante, i Cristiani Assiri e i Cristiani Caldei eleggano un solo rappresentante comune e i Cristiani Armeni eleggano un rappresentante per il Nord ed uno per il Sud.

Quello che molti non sanno è che in Iran non esistono partiti politici strutturati di centro, destra o sinistra. Esistono degli schieramenti, delle correnti di pensiero che possono essere così suddivise: conservatori, moderati e riformisti. Se tra i primi troviamo anche gli ultraconservatori, all’alveo dei riformisti appartengono anche i cosiddetti progressisti, pronti a mettere in discussione gran parte dell’assetto della Repubblica Islamica.

Il Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran

Quello che in Iran viene chiamato Presidente della Repubblica è in realtà assimilabile alla figura di Primo ministro che troviamo nelle democrazie occidentali.

Il Presidente è il capo dell’esecutivo ed è lui a nominare i suoi ministri; benché poi, secondo la Costituzione, ciascuno di questi debba ricevere l’approvazione del Parlamento con un voto di fiducia singolo per ciascun ministro.
Il Presidente della Repubblica, che gode di un mandato popolare diretto, è l’unico membro del governo a non dover sottostare ad un voto di fiducia parlamentare.

La Costituzione dell’Iran prevede che possa ricoprire la carica di Presidente della Repubblica un uomo iraniano, di origini iraniane e di fede islamica, sia esso un religioso – come l’attuale presidente Hassan Rouhani – o un laico – come il predecessore Mahmud Ahmadinejad. Sempre secondo la Costituzione, inoltre, una persona non può ricoprire la carica di Presidente per più di due mandati consecutivi; esattamente come avviene negli Stati Uniti d’America.

Le elezioni in Iran del prossimo 18 giugno 2021 porteranno all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica nonché, quindi, del nuovo governo.

L’Assemblea degli Esperti

Ogni 8 anni il popolo iraniano è infine chiamato ad eleggere gli 88 religiosi sciiti che compongono l’Assemblea degli Esperti.

Unico compito dell’Assemblea degli Esperti è quello di revocare, nei casi previsti dalla Costituzione, od eleggere, in caso di morte o dimissioni, la Guida Suprema dell’Iran.

Il quinto “incomodo”

Nel panorama istituzionale iraniano vi è poi un quinto organo estremamente importante, dal quale dipendono le elezioni di tutti e tre gli organi appena descritti. Il suo nome è “Consiglio dei Guardiani della Costituzione” ed è composto da 12 membri così suddivisi: 6 teologi nominati dalla Guida Suprema e 6 giuristi nominati dal potere giudiziario (dipendente anch’esso dalla Guida Suprema) e approvati dal Parlamento.

Il Consiglio dei Guardiani è l’organo che vaglia, approva o rigetta tutte le candidature alla carica di Presidente della Repubblica, al Parlamento e all’Assemblea degli Esperti.

Non solo. La sua principale funzione è quella di vegliare sulla compatibilità delle leggi approvate dal Parlamento con la Costituzione e con l’Islam. Del primo aspetto si occupa il Consiglio collegialmente, mentre la valutazione della compatibilità delle leggi con l’Islam è appannaggio esclusivo dei 6 membri religiosi.

Tuttavia, qualora il Consiglio dei Guardiani deliberi un’incompatibilità di una legge del Parlamento con l’Islam o con la Costituzione, esso non può procedere in autonomia all’annullamento della legge stessa. Ecco che entra in gioco un sesto organo.

Il “deus ex machina”: il Consiglio per il Discernimento

Il Consiglio per il Discernimento è un’assemblea amministrativa composta da un numero variabile di membri nominati dalla Guida Suprema per un incarico (rinnovabile) di 6 anni.

Il Consiglio per il Discernimento si riunisce ogni volta che il Consiglio dei Guardiani pone il veto su un disegno di legge approvato dal Parlamento e quest’ultimo non accetta di modificarlo. Tuttavia, quando è chiamato a mediare tra il Parlamento e il Consiglio dei Guardiani, il Consiglio per il Discernimento include in sé anche i 6 religiosi del Consiglio dei Guardiani, rendendo spesso del tutto scontato l’esito del suo dirimere.

Il Consiglio per il Discernimento è ad oggi di fatto un organo consultivo in materia legislativa di cui si avvale la Guida Suprema. Per tale ragione, vi è chi ritiene che negli ultimi anni questo sia divenuto il più importante organo politico dopo la Guida Suprema. 


Samuele Nannoni

Samuele Nannoni
Sono nato nel 1993 a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Fino all'avvento del covid, ho lavorato del campo dell'organizzazione eventi. Qui su TomorrowNews mi occupo soprattutto di politica, democrazia e interviste. Dal 2018 sono il coordinatore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica per la composizione di organi collegiali deliberativi. Dal 2020 sono anche tesoriere dell'associazione PoliticiPerCaso (www.politicipercaso.it), che mira a introdurre le Assemblee dei Cittadini estratti a sorte in Italia con una legge di iniziativa popolare.

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