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sabato 23 Ottobre 2021
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Leadership forte = no sesso debole

L’elezione di António Guterres e la discriminazione di genere.

Di Elisa Todesco

2016. Fra la guerra in Siria, la crisi migratoria che sta minando le basi stesse dell’Unione Europea (sarebbe ipocrita negare l’importanza rivestita dall’immigrazione nel determinare l’esito del referendum sulla Brexit), il conflitto sempre più serrato fra Hillary Clinton e Donald J. Trump, si riaffaccia sul panorama mondiale la guerra fredda, combattuta, fra gli altri luoghi, dagli scranni del Consiglio di Sicurezza (CdS) dell’ONU.

Perno di questo conflitto latente, l’elezione del nuovo Segretario Generale (SG) delle Nazioni Unite, António Guterres, ex primo ministro del Portogallo e Alto Rappresentate per i Rifugiati dal 2005 al 2015. Se la scelta di una leadership forte per tempi di crisi potrebbe apparire oculata e ha riscontrato i consensi unanimi sia all’interno delle stesse Nazioni Unite, sia all’esterno, ha sollevato comunque alcune critiche e malumori. Ma per quale ragione?

Ovviamente, non è un problema legato alla sua persona (per un approfondimento sul nuovo Segretario Generale si consiglia questo articolo), ma molte sono state le aspettative disattese. Sono state disattese soprattutto le aspettative di quei paesi, di quegli attivisti convinti che, dopo 70 anni dalla nascita dell’Organizzazione e 8 diversi Segretari Generali, sia occidentali, sia originari di paesi in via di sviluppo, fosse finalmente giunto il momento di dare un messaggio forte al mondo sull’uguaglianza tramite l’elezione di una donna.

Le candidate, anche eccellenti, non mancavano: fra le 7 candidate, sostenute dalla “Campaign to elect a woman UN Secretary-General”, la bulgara Irina Bokova, direttore generale UNESCO; la neozelandese Helen Clark, Amministratore UNDP; o, sempre dalla Bulgaria, Kristalina Georgieva, Vice-Presidente della Commissione dell’UE per il Budget e le risorse umane, e molti altri nomi, provenienti, spesso, dagli ex territori dell’URSS, candidate per la quale la Russia di Putin, che in CdS detiene il diritto di veto, si era già espressa favorevole. Ma cosa ha determinato l’elezione di un altro uomo, seppur perfetto per il ruolo? Le ragioni sono molteplici.

Un primo fattore chiave deve essere cercato nello scontro mai sopito fra Russia e USA: le candidate favorite dalla Russia avrebbero ricevuto il veto statunitense, e viceversa.

Inoltre, fra i paesi che si erano dichiarati favorevoli all’elezione di una donna è mancata l’unitarietà e la forza di lobbying che, invece, anni fa venne dimostrata dai paesi dell’Unione Africana quando perorarono l’elezione di Kofi Annan.

Infine, come messo in luce da Ms. Shazia Z. Rafi, Rappresentante UN per l’Associazione di tutte le donne pakistane, “Misogyny is baked into the system“: un’organizzazione che ha incardinato fra i suoi principi fondanti la non-discriminazione e la parità di genere non solo si dimostra incapace di eleggere, nonostante le pressioni, il primo SG donna, ma si assiste che solamente il 6% dei votanti fosse di genere femminile; il che vuol dire, solo 3 votanti su 45 (ognuno dei 15 paesi presenti in CdS ha 3 votanti).

Non resta che aspettare e sperare che il nuovo uomo forte a capo dell’ONU sia così clemente da rendere realmente effettivo il principio di equità di genere e di empowerment di cui l’organizzazione si mostra sostenitore così fiero.

TomorrowNewshttps://www.tomorrownews.it
TomorrowNews nasce come “TomorrowTurin” nel 2016, a Torino, dall’idea di Elisa, Pier e Stefano. Col tempo, il blog è cresciuto ed ha espanso i propri confini tanto fisici quanto tematici, passando ad occuparsi non più soltanto di politica internazionale ma di vari altri temi.

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