La convivenza tra l’uomo e la fauna selvatica non è facile. Soprattutto nel caso dei grandi predatori, perseguitati ormai da tempo immemore. Il progetto di reintroduzione dell’orso in Trentino ambiva a costruire una nuova armonia con queste creature. A distanza di vent’anni il numero degli orsi è aumentato, e con esso la difficoltà di coesistere con questi animali. A generare malcontento sociale sono soprattutto le aggressioni all’uomo, molto più che i danni alla zootecnia. Ma oggi un semplice strumento potrebbe favorire una svolta positiva. E permettere alla gente di non sentirsi più minacciata dall’orso. Questo strumento, naturalmente, è proprio lo spray anti orso.

Il fatto del giorno

Nella serata del 22 giugno 2020 due uomini, Fabio Misseroni e il figlio Christian, vengono aggrediti da un orso in Trentino sul monte Peller, nei pressi di Cles. Il tutto accade rapidamente. L’orso sbuca dai cespugli e si scaglia contro il giovane ferendolo alle gambe. Il padre reagisce, colpisce l’orso e lo scaccia. Nel frattempo viene morso ad una gamba e riporta la frattura della tibia. Alla fine, i due vengono condotti in ospedale, ma sarebbe potuta andare molto peggio.

Non è la prima volta che gli orsi aggrediscono qualcuno in Trentino. Negli ultimi dieci anni si contano ben 5 aggressioni documentate. Talvolta hanno avuto gravi conseguenze. Per esempio, l’ex-imbianchino Wladimir Molinari, aggredito a Cadine nel 2015, ha pagato un caro prezzo riportando danni permanenti al braccio.

Eventi come questi non si registrano solo in Italia. Tra il 2000 e il 2015 si sono verificate in tutta Europa ben 291 aggressioni di orsi all’uomo;  inclusi 18 attacchi mortali. Pochi? Tanti?

Dal punto di vista numerico potrebbero sembrare pochi, rispetto ad una popolazione ursina che conta ormai 17.000 esemplari. Ma sono decisamente troppi per chi sul territorio con l’orso ci convive – trovandoselo talvolta anche dentro casa.

È fondamentale che chi vuole andare per boschi possa farlo sentendosi protetto. Chi percepisce l’orso come un mortale pericolo non sopporterà mai che si aggiri libero nei dintorni. È qui che lo spray anti orso può fare la differenza.

spray anti orso

Uno strumento semplice, ma efficace

In pratica lo spray anti orso è a base dello stesso principio attivo dello spray al peperoncino. A fare la differenza sono la capacità – decisamente maggiore – e la gittata. Quest’ultima varia a seconda del modello, ma può arrivare a 10 metri di distanza. Ciò consente di tenere sempre a debita distanza l’animale, obiettivo impossibile per  il comune spray anti aggressione.

In America lo spray anti orso si usa regolarmente. Anche il portale ufficiale del National Park Service ne consiglia l’utilizzo in caso di pericolo.

I dati parlano chiaro. Uno studio è stato condotto sulle aggressione di orso avvenute in Alaska tra il 1985 e il 2006. I risultati mostrano che l’uso dello spray anti orso stoppa immediatamente il comportamento minaccioso del plantigrado nel 92% dei casi. Inoltre previene qualunque tipo di ferita nel 98%. Tutti i feriti esaminati nello studio lo sono stati in modo non grave, al punto di non richiedere in genere alcun ricovero in ospedale.

Sulle Alpi, dove il numero delle aggressioni è basso, è verosimile che un utilizzo diffuso di tale spray consentirebbe di risolvere il problema – senza dimenticarsi delle altre buone pratiche da seguire nel territorio di questi animali.

Al momento, in Italia lo spray anti orso è ancora illegale. Ma in molti in Trentino vorrebbero poterlo usare. E vista la rapida crescita della popolazione ursina è bene che ciò succeda il prima possibile.

Non ci sono vere alternative

Nel frattempo alcuni propongono altre soluzioni. Maurizio Fugatti, il nuovo presidente della Provincia Autonoma, suggerisce di ridurre il numero degli orsi per far cessare le aggressioni. Visto il tasso di crescita della popolazione, questo implicherebbe abbattere o catturare decine di orsi nei prossimi anni. Difficile che glielo lascino fare.

L’orso bruno infatti è incluso nella lista delle specie di interesse comunitario secondo la Direttiva Habitat 92/43/CEE. Ciò significa che l’Italia è legalmente obbligata a proteggerlo. Qualunque progetto di arbitraria “riduzione” demografica sarebbe facilmente impugnabile.

Anche l’idea di riportarli in Slovenia è poco fattibile. La popolazione locale li percepirebbe come orsi “problematici” scaricati sulle spalle slovene dai vicini italiani che volevano liberarsene. È improbabile che si proceda per questa strada che pare più una provocazione che una proposta.

Ma c’è dell’altro. La prima aggressione di orso registrata in Italia avvenne a Pinzolo nel 2014. A quel tempo in tutto il Trentino c’erano appena 40-50 orsi, cioè la metà di quanti ce ne sono oggi. Neanche dimezzando la popolazione dunque possiamo eliminare il rischio di aggressioni. Non è la strada giusta, non darebbe i risultati sperati, non metterebbe davvero in sicurezza le persone. Fornire ai trentini lo spray anti orso, educarli a come e quando usarlo, li salverebbe da molti più attacchi, senza la necessità di “ridurre” una specie in pericolo.

Lo spray anti orso ha dei limiti. Non blocca completamente il 100% degli attacchi – niente può farlo, neppure un fucile – e averlo con sé non vuol dire poter ignorare le linee guida da seguire quando l’orso si avvicina. Ma, come abbiamo visto, non ci sono vere alternative.

Uomini e orsi

I fatti ci dicono che questo spray può ridurre drasticamente il rischio farsi male quando si incontra un orso. Varrebbe la pena che lo Stato lo legalizzasse. Varrebbe la pena provare a usarlo. Per permettere a chi ama i boschi di poterne godere senza il timore di essere assalito. La paura genera odio, e l’odio spinge ad azioni drastiche.

Il punto è che uccidere gli orsi è facile. Certo, la reintroduzione è stata un successo. A vent’anni dal rilascio dei primi dieci esemplari si contano già 80-90 orsi in Trentino. Ma senza il supporto sociale della popolazione questo successo non durerà.

Piaccia o non piaccia, l’uomo controlla il territorio. E dunque, nessun progetto di conservazione può dirsi efficace se non pone l’uomo al centro.

Proteggere chi condivide con l’orso gli stessi boschi e gli stessi pascoli è il modo migliore di tutelare questo animale. Chi si sente protetto e al sicuro, non ha motivo di aver paura e dunque di odiare. Forse è proprio lo spray anti orso il miglior amico dell’orso stesso. Lo può salvare da un odio dal quale altrimenti non possiamo proteggerlo.


A cura di Luca Frasconi

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Luca Frasconi

Luca Frasconi

Sono nato a Firenze, nel quartiere di Novoli, dove c'era la vecchia fabbrica della FIAT. Sono cresciuto negli anni '90, l'era del progresso, quella in cui temevamo più il Millennium Bug del Global Warming. Da bambino ho sempre sognato di viaggiare, di scoprire, di vedere con i miei occhi quei paesaggi, quegli animali, quella Natura incontaminata di cui l’indimenticabile Giorgio Celli ci parlava alla televisione. Ben presto però, scoprii che quel Mondo, che tanto amavo, era minacciato dall'Uomo; come mai prima di allora. Ma non mi persi d'animo. Volevo dare il mio contributo. Per questo ho studiato Scienze Naturali a Firenze e poi Ecobiologia alla Sapienza di Roma. In questi anni, viaggiando, ho iniziato a vedere con i miei occhi quei luoghi esotici che per tanto tempo avevo conosciuto solo attraverso i documentari. Oggi sono ancora più motivato a proteggere la Natura e penso che diffondere informazioni corrette sia uno dei migliori modi per farlo.
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Luca Frasconi

Sono nato a Firenze, nel quartiere di Novoli, dove c'era la vecchia fabbrica della FIAT. Sono cresciuto negli anni '90, l'era del progresso, quella in cui temevamo più il Millennium Bug del Global Warming. Da bambino ho sempre sognato di viaggiare, di scoprire, di vedere con i miei occhi quei paesaggi, quegli animali, quella Natura incontaminata di cui l’indimenticabile Giorgio Celli ci parlava alla televisione. Ben presto però, scoprii che quel Mondo, che tanto amavo, era minacciato dall'Uomo; come mai prima di allora. Ma non mi persi d'animo. Volevo dare il mio contributo. Per questo ho studiato Scienze Naturali a Firenze e poi Ecobiologia alla Sapienza di Roma. In questi anni, viaggiando, ho iniziato a vedere con i miei occhi quei luoghi esotici che per tanto tempo avevo conosciuto solo attraverso i documentari. Oggi sono ancora più motivato a proteggere la Natura e penso che diffondere informazioni corrette sia uno dei migliori modi per farlo.
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